Etichetta: La Tempesta
Tracce: 16 – Durata: 74:15
Voto: 7/10
In epoche passate, quando i dischi venivano pubblicati (solo) in vinile, qualche dirigente discografico avrebbe convinto Il Teatro degli Orrori a limare un po’, a togliere qualche pezzo per evitare di dover fare un doppio album, garantendosi la possibilità di riuscire a vendere qualche copia in più e scongiurando, sia pure involontariamente, sovraddosaggi pericolosi.
L’incipit non vi spaventi, il nuovo disco del Teatro è buono… Solo che, dopo un album perfetto come A Sangue Freddo, sembra impossibile non rintracciare neanche una lieve defaillance e, cercando qualche difettuccio, l’unico plausibile rimane la sua sovrabbondanza. Certo, qualche pezzo si poteva tagliare ma oggi i tempi sono cambiati: l’uscita in CD garantisce la possibilità di avere un prezzo di vendita standard e la versione in doppio LP, pubblicata in vinile in edizione limitata della attivissima Tannen Records è una goduria irrinunciabile per palati fini.
Il mondo nuovo, mutuando il titolo da Aldous Huxley, si presenta come un concept sull’immigrazione, sull’universo delle persone che decidono cambiare paese per cercare quello che è difficile trovare nel proprio.
Il titolo originariamente sarebbe dovuto essere Storia di un immigrato, facendo riferimento alla Storia di un impiegato di DeAndrè, e presenta sedici ritratti di altrettanti personaggi o luoghi, nati dalla fantasia di Pierpaolo Capovilla, sicuramente tra i più preziosi autori della nostra canzone. Musicalmente l’album conferma le qualità del Teatro che, oltre a spingere sui consueti tasti (indie)rock con riferimenti all’underground americano degli anni 90, aggiunge una gustosa apertura all’elettronica moderna, affidata per l’occasione agli Aucan, e si concede una divagazione mainstream con l’ospitata intelligente e ben calibrata di Caparezza (Cuore d’oceano) equilibrata, qualche traccia più avanti, da una cover (in italiano) di un classico degli Shellac di Steve Albini marchiato 1993 (Doris).
Il lavoro grosso, diciamo quello a cui la band tiene probabilmente di più, è quello concettuale, dei testi, dei racconti e l’ottimo risultato ottenuto sul fronte dell’ascolto, denota una perfetta simbiosi tra la parte lirica e quella più ludicamente rock’n'roll. C’è molta carne al fuoco (ribadisco, forse troppa) ma Il mondo nuovo è capace di restituire davvero molto.
Nasce come disco pensato e cresce come disco che ci farà pensare.
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mah, a me sembrano i “nuovi” baustelle.
costuiti, imbellettati, pronti per fare il botto mediatico per gli pseudo indi modaioli.
senza che i loro suoni abbiano niente di nuovo da dire, peraltro.
per me, pollice verso.
massimo
“nuovi baustelle” per me è in questo momento il miglior complimento si possa fare a un gruppo italiano. Detto questo, il Teatro non c’entra nulla con la band toscana quanto a sound e background musicale, anche se per qaunto differenti Capovilla e Bianconi hanno in comune le grandi capacità di scrivere canzoni indelebili.
Penso che il Teatro sia in ambito rock uno dei migliori gruppi italiani, molto meglio dei Verdena…..
è mai possibile che ogni volta un gruppo indie italiano riesce o prova a riuscire a vivere della propria musica viene etichettato come “venduto”?!? è peccato avere un (minimo) di successo?
Ricordo a tutti che i più grandi di sempre del rock italiano (Afterhours) sono stati (giustamente) a San Remo…
Gordon
i video al tempo della crisi…
Lo ascolterò ma il primo singolo ricorda THE BITTER END dei Placebo o sbaglio? In settimana me lo procuro e torno..
scusa, anonimo delle 13 e 54, non mi pare di aver detto che le somiglianze per me sono a livello di sonorità o di background. semplicemente, li trovo entrambi gruppi costruiti, i toscani anzi molto di più, entrambi poco spontanei, entrambi immersi nella commercialità e nei suoi canoni (interviste fatte apposta, fotografie, look etc., tutto ad evidente scopo mediatico). molti gruppi hanno un’identità tutta loro, di cui fanno parte anche il look ed il modo di interagire, ma si vede quando tutto questo è genuino o quanto è creato per darsi in pasto al mainstream e alle mode indi. per te sarà un grande complimento, per me invece i bauistelle sono enormemente mediocri, nel panorama italiano esistono, per nostra grande fortuna, decine di gruppi infinitamente migliori di loro (se me li paragoni ai verdena andiamo bene…. perchè non tirare fuori anche i modà e xfactor, allora?).
gordon, non parlo certo nel numero dei dischi. i giardini di mirò, per dire ma potrei nominarne tantissimi altri, hanno toccato vertici ben maggiori, ma nessuno al mondo si è mai sognato di dire di loro che sono venduti. il teatro non mi dispiace del tutto, ma vedo ogni uscita che fanno strumentale, artificiale e modaiola. il concetto è completamente diverso. massimo
Durata 74’15″?
Grazie, no.
Ho inziato ad ascoltare qualcosa…mi sembra interessante.
@Anonimo delle 17:18 (Massimo): Ritenendo “Wow” dei Verdena il miglior album del 2011 probabilmente le ns. visioni sono inconciliabili.
A parte che da quello che ho sentito “Il nuovo mondo” non mi sembra proprio commerciale o mainstream.
Ma scusa, su che basi poni il tuo giudizio di gruppo studiato e non genuino? Si tratta del loro lavoro, va bene l’arte e menate varie, ma in sono lì per vendere la loro musica, i loro album (e non mi dire che i giardini di mirò non sarebbero contenti di vendere album a tonnellate!).
Per me sia Baustelle che Il Teatro sono due ottimi gruppi, chiunque può essere mediocre rispetto ad un altro artista ancor più grande o ritenuto tale. Come dire era più mediocre Raffaello o Tiziano? Era più mediocre Warhol o Basquiat?
Allora mettiamo in discussione anche Bowie che è passato da album che hanno visto il futuro ad album totalmente commerciali. Mettiamo in discussione anche lui?
E, perdonami, tirar fuori X Factor e Modà come termini di paragone verso Baustelle e Verdena mi sembra davvero ingeneroso. Però opinione rispettabile…
Sai perchè non danno dei venduti ai giardini di mirò? Perchè non sono ancora andati a Sanremo…guarda i Marlene Kuntz, tutti ad osannarli, adesso che vanno a Sanremo…venduti!
Ok, io non sono d’accordo con questa loro scelta ma va bene così, questo non cambia quello che hanno fatto in passato e magari hanno un bel pezzo che hanno deciso di promuovere in questo modo.
Davvero il concetto di venduti mi è sempre sembrato l’atteggiamento più snob che possa esistere. Poi, torno a ripeterti, sono stato io il primo a dire che né Afterhours Nè Marlene Kuntz avessero bisogno di Sanremo. Però non capisco perchè prima osannati e poi venduti. Mah…
Ciao
Massimo, anche se si capisce ciò che sostieni, fa un po’ sorridere l’idea che le interviste possano anche non essere “fatte apposta” e che le fotografie e il look possano non avere “evidente scopi mediatici”…. Nel momento in cui suoni fuori dalla tua sala prove e pubblichi un disco, DEVI avere scopi mediatici, poi si può apprezzare o meno lo stile con cui lo si fa.
C’è modo e modo di vendersi: per andare a Sanremo, bisogna vendersi molto.
E’ una scelta lecita, come è lecito dire che è una scelta che qualcuno non condivide.
scusate se probabilmente mi ripeterò, ma il mio obiettivo è di precisare meglio ciò che evidentemente ho detto in modo poco chiaro.
parlo qui di due gruppi, baustelle in prima fila e teatro dopo, che per me non dicono nulla di nuovo e che basano, a mio giudizio, gran parte del loro ruolo nella musica italiana sull’apparenza più che sul “prodotto” che mettono sul mercato. scusatemi ma non riesco proprio a capire come si possa rispondere a questo dicendo che tutti i gruppi sono contenti di vendere. mi pare un concetto abbastanza lapalissiano, ma la differenza la fa il modo in cui si cerca di raggiungere l’obiettivo. una cosa è voler vendere facendo la propria musica e cercando di diffonderla in modo coerente con la propria identità, un altro è entrare nei meccanismi del mercato e adeguarsi alle mode e agli schemi (manager e produttori li conoscono molto molto bene) per vendere. la prima modalità rispetta la genuinità e l’essenza di un gruppo, la seconda è artificio puro, creazione ad hoc di tutto (dall’abbigliamento del gruppo, alle fotografie in posa: non dimenticherò mai un servizio fotografico fatto dai baubau su XL di repubblica, tutti sporchi di sangue, messi in pose plastiche in fotografie patinate e ritoccate, con vari cambi d’abito etc., voglio vedere se trovate un servizio del genere fatto da gruppi italiani come i giardini, per dire, etc. etc.).
il teatro non è ai livelli dei baustelle, ma ci si avvicina per molti versi (non come sonorità, per carità, siamo comunque su altri livelli). certi video, però, e certe uscite mediatiche li avvicinano parecchio.
questo non c’entra niente con sanremo o con l’essersi venduti, anche se non conosco al momento gruppi (afterhours e marlene lo dimostrano) che siano andati a sanremo quando ancora avevano qualcosa da dire. di solito questo tipo di scelta corrisponde sempre ad una qualità vertiginosamente scesa e sono, a conti fatti, un modo per riuscire a vendere ad un pubblico diverso da cui ormai si rendono conto di essere stati abbandonati. spero di essere stato più chiaro di prima. ps: @Andrea, non sono d’accordo con la tua convinzione rispetto agli scopi mediatici: credo che un gruppo possa assolutamente fare musica con lo scopo di diffonderla a chi desidera ascoltarla, senza per questo avere l’obiettivo di diventare fenomeno di massa, visto che per essere di massa (quantomeno in questo paese) vuol dire per forza fare musica di scarsa qualità. conosco molti gruppi che per scelta restano del tutto fuori dai meccanismi mainstream (ad esempio i larsen) che sono conosciutissimi all’estero e aprezzatissimi, suonando con artisti che i baustelle non possono neanche guardare in fotografia, ma che scelgono di rifiutare tutti i meccanismi mediatici incoerenti con il proprio modo di essere e con la musica che scelgono di fare. vendono sicuramente meno in Italia, ma fanno musica fuori dalla sala prove senza per questo diventare fenomeni modaioli. massimo
@massimo apprezzo la tua strenua difesa al mondo indie più radicale ma il tuo rimane un atteggiamento manicheista, il teatro degli orrori e i Baustelle nono sono debuttanti che si sono presentati ai provini di X-Factor, ne una finta band costrutia da un manager come i Modà, ma sono gruppi indie che hanno fatto una lunga e dura gavetta (i primi a nome one dimensional man) e ora cominciano a coglierne i (pochi) frutti. E’ un male? no finche’ fanno, come fanno, dischi bellissimi. il problema di altri gruppi indie come larsen o giardini, che sono buone band ma che in fondo hanno “azzeccato” ben pochi pezzi davvero belli e poco alla volta sono finiti nell’oblio (e in in fin dei conti anche loro non hanno detto niente di nuovo visto che il post rock è vecchio di 10 anni e i Sonic Youth esistono da 30). Poi chiramente vale anche il contrario, gruppi che hanno sfornato capolavori senza che nessuno se ne accorgesse. Faccio un nome solo YUPPIE FLU.
Quel che conta è, mi repeto, scrivere belle canzoni che rimangono. e quando assistiamo a un gruppo indie che riesce a emergere con le proprie forze bisogna gioire invece che sparare sul mucchio (vedi la favola della volpe e l’uva…….)
p.s. I Bau non hanno oartecipato nè a San Remo nè a X-factor
con stima
Gordon
no davvero, hai sul serio scritto che i giardini di mirò ed i larsen hanno azzeccato ben pochi pezzi belli???????????????????
guarda, forse dovresti guardare quello che hanno fatto e che soprattutto fanno oggi i larsen, gli artisti (parliamo di gente che non verrà neanche mai vista da meno di 500 metri dai baustelle) e che sono considerati all’estero il top della musica di qualità proveniente dall’Italia. se scrivi cose come queste mi fai proprio capire di non sapere assolutamente niente di questi gruppi, forse li hai giusto sentiti nominare. un loro pezzo qualsiasi, il peggiore, è considerato dalla critica 1000 volte migliore della più considerata hit dei baubau. stessa cosa per il niente di nuovo… ma hai ascoltato qualche disco di questi gruppi??? sono pura sperimentazione puro suono innovativo, possono essere considerati “difficili” e non piacere, ma di sicuro nessuno potrà mai dire che i larsen non dicono niente di nuovo, davvero hai proprio detto una totale assurdità! anche i nominati youppie flu, che certamente sono migliori dei due gruppi di cui parliamo, hanno fatto giusto un grab bell’ep e pochissimo altro di rilevante. ripeto che il tuo discorso è assurdo perchè sembra ignorare il mio. almeno, se mi leggi, rispondi a quello che ho scritto io, no? io non sparo sul mucchio solo perchè una band ha avuto successo (guarda che i giardini e i larsen vendono in totale 10 volte il teatro) ma parlo di tutto il contorno che si cucino addosso, con look, servizi e stereotipi che cavalcano alla grande per vendere e che hanno ben poco a che fare con la qualità della musica. dai un’occhiata alle foto, ai video, alle interviste che rilasciano gli uni e gli altri, poi vediamo chi è costruito per il mainstream e chi invece ha un’identità sua, coerente e fuori dai criteri del mercato. il discorso su sanremo non era riferito a te ma a chi l’ha nominato prima. anche quello che mi sa che ti è sfuggito di leggere bene. mi sa che prima di parlare di tutto questo, dovresti ascoltare e conoscere tutta una parte di musica italiana di qualità infinitamente superiore a questa, di cui i larsen sono giusto un esempio eh, e poi magari potrai capire cosa intendevo e decidere se condividerlo o meno. se per te il parametro e fare bei pezzi che restino, magari orecchiabili e di grosso impatto sulle masse, siamo d’accordo. se parliamo di qualità vera della musica, allora anche solo citare i baustelle come massimo esempio della musica italiana, scusa ma mi fa venire i brividi. massimo
Io mi arrendo….ha ragione Massimo.
Sarà che non conosco i larsen e nemmeno gli YUPPIE FLU. Mentre conosco i giardini di mirò..sarà perchè li ho visti su XL? 

Come sempre si parla del sesso degli angeli: per ex. per me sperimentazione non significa innovazione.
Mi chiamo fuori perchè allora qualsiasi gruppo per me può essere commerciale/venduto/etc. e la musica aulica è solo quella classica il resto e pop/rock/indie fatto solo per vendere.
Io però guardo tutto di un gruppo anche l’estetica…perchè non riesco a scindere nemmeno i Velvet Undergroud da Warhol e quindi dal discorso di Massimo mi chiamo fuori. Probabilmente sono troppo commerciale!
Per me un artista può essere tecnicamente bravo, avere idee innovative e tutto ciò che vuoi ma se non ha anche una propria estetica (fatta anche per vendere!) allora preferisco andare al conservatorio ad ascoltarmi un bel concerto di pianoforte ed archi.
Cmq ritengo che nella musica non ci sia più nulla da inventare ma solo riciclare in maniera più o meno creativa.
Però io dubito che i larsen rifiuterebbero un servizio su XL o Rolling Stone solo per dire “noi siamo coerenti” altrimenti non avrebbero cominciato a far ascoltare la musica al pubblico ma l’avrebbero tenuta nelle mura della loro sala prove facendo musica per se stessi.
hanno dato dei venduti anche a i clash quando firmarono per la columbia, poi hanno inventato praticamente il punk (insieme ai sex pistols) hanno fatto conoscere la musica reggae e dub ai bianchi e hanno fatto london calling, a detta della maggior parte della critica, il miglior disco rock del XX secolo…
boh….
Massimo, impossibile scalfire il muro di superlativi e brividi con i quali difendi il tuo mondo musicale e disprezzi quello altrui… però un po’ di senso delle proporzioni provo a ristabilirlo. Per esempio, c’è differenza tra “media” e “mass media”: anche Fard-rock è un medium (con qualche centinaio di lettori), Rumore è un medium (con 5mila copie al mese…), il Mucchio rischia di chiudere dopo 35 anni se non trova 2mila nuovi abbonati in un mese… E’ questo il mondo indie di cui Marlene, Afterhours, Baustelle e Teatro ti sembrano squallide e finte star… E anche quando sfiorano per qualche minuto i “media di massa” (a Sanremo o Radio Deejay), si agitano solo gli appartenenti al piccolo mondo e per tutti gli altri passano quasi completamente inosservati…. ed è in quel “quasi” che sta il senso di quelle partecipazioni: provare ad alzare un po’ il tiro ed intercettare un pubblico che non segue gli artisti “infinitamente superiori”.
Andrea, mi rendo conto che continuare a rispondere possa voler dire polemizzare, ma qui davvero mi pare che non leggiate quello che scrivo. non ho disprezzato il mondo musicale altrui, a meno che avere un parere non positivo su qualcuno significhi questo. io ho risposto a qualcuno che mi ha messo parole in bocca che non mi sono mai sognato di dire spiegato e ribandendo la mia idea su questo gruppo e, ancora di più, sui baustelle visto che il discorso è finito su di loro.
poi, se mi si risponde che i gruppi da me citati vendono poco a causa di pochi pezzi belli e che vorrebbero eccome vendere quanto i toscani se potessero, dicendo una doppia corbelleria (visto che vendono ben di più e sono apprezzati all’estero e considerati qualitativamente su un altro pianeta rispetto ai baustelle e al teatro – giusto per chiarire le idee a chi ha dimostrato di non avere idea di chi siano, mi basta dire che i larsen hanno fatto due dischi con xiu xiu, michael gira, nurse with wound, david tibet, william basinski e altre artisti che, insomma, i baustelle possono giusto ascoltare su vinile), se permettete rispondo eccome.
anche il discorso sul fatto che per non avere logiche di mercato non devi uscire dal tuo studio di registrazione a me sembra pazzesco. ci sono gruppi che, semplicemente, fanno musica e scelgono con coerenza di restare genuini, di evitare tutti quei meccanismi strumentali ad essere diffusi al grande pubblico, scegliendo un’etichetta indipendente, rifiutando servizi fotografici e video costuiti appositamente per essere “accattivanti”, non vestendosi con look creati per diventare “personaggi” e tanto altro, restando semplicemente loro stessi e facendo la musica che vogliono fare.
posso permettermi di dire, quindi, che non è vero ciò che affermi sulla necessità di entrare nei meccanismi del mercato? anche perchè, a conti fatti, non mi sembra che i larsen non riescano ad avere i risultati, sono semplicemente risultati dovuti esclusivamente alla musica che fanno e non al look che hanno scelto o al curatore di immagine che hanno e che li fa diventare attraenti agli speudo indi che sono ormai una fonte di reddito sicuro per ogni gruppeto che si mette la cravatta ed imita qualche storica band (tanto per fare un ultimo esempio, basta guarda gli osannati S.C.U.M., ennesima versione cool giovanile dei poveri joy division, imitati malamente con motivetti facili facili e look studiato a tavolino. come sempre, vendono milioni di dischi a persone che non hanno neanche idea del fatto che sono la 500entesima copia di un gruppo di cui hanno giusto sentito il nome da qualcuno qualche volta.). un tempo erano i thak that, gruppo studiato dai produttori (scelto il nome, il look, le canzoni e trovati 5 sbarbatelli a cui appiccicare tutto), oggi ci sono riusciti anche con quella fascia di mercato che si sente figa a non ascoltare la pausini e a nominare gruppi non conosciuti da tutti. è, anche questo, puro mercato. nessuno dice che non facciate bene a considerare i baustelle il massimo gruppo italiano, come l’anonimo di cui sopra, o a paragonarli ai verdena come unico esempio di qualità, però poi non rispondete a chi vi dice che sono personaggi costruiti per vendere che anche chi non lo è vorrebbe esserlo e che è invidioso perchè non riesce a vendere gli stessi dischi dei toscani.
per afterhours e marlene il discorso è diverso, ho semplicemente detto che questi gruppi sono andati a sanremo quando ormai facevano musica mediocre (mi sembra che questo non sia io a dirlo ma che lo dicano i fans storici ed i fatti) e che abbiano utilizzato sanremo per essere conosciuti da un’altra fetta di mercato che poi, infatti, ha cominciato a comprare i loro dischi (seppure non in grande quantità), abbandonati dai precedenti fans. hanno semplicemente cambiato ascoltatori. per cui, in questo, non vedo un tentativo di “vendersi”. mi pare che la cosa sia avvenuta al contrario: prima si sono resi conto di non essere più in grado di fare musica che dicesse qualcosa e di aver perso gli ascoltatori che li seguivano e a quel punto hanno scelto di andare a sanremo provando a vedere se almeno con il grande pubblico gli riusciva ancora vendere dischi. la cosa, a quanto pare, gli è andata benino.
massimo
@Massimo: Vabbè io di tutti gli artisti che citi (xiu xiu, michael gira, nurse with wound, david tibet, william basinski) conosco solo gli Xiu Xiu e Basinski che sicuramente rientra nel campo “arte” ma che che ha scopiazzato mica male Brian Eno. Evidentemente, secondo il tuo discorso, quest’ultimo si è “venduto” il che, per me, è anche un pò vero ma non ne svaluta la sua grandezza.
A proposito…io adoro gli S.C.U.M. Davvero, siamo inconciliabili!
Massimo, qualche domanda telegrafica:
- il tuo album preferito degli Afterhours
- il tuo album preferito dei Marlene
- l’album da avere assolutamente dei Larsen
Thanks
Dag, davvero, ti consiglio di ascoltare bene basinski e di approfondire la sua storia ed in particolare the disintegration loops prima di dire che ha scopiazzato da chicchessia. una cosa è far parte dello stesso “genere” che si attribuisce ai musicisti, un’altra è dire che si copia. gli s.c.u.m. si che sono una copia dei joy division, a livelli davvero esagerati (prima che ian si rivolti nella toma, ovvio che come copia non intendo che il livello sia lo stesso). gli altri nomi, accetta il mio consiglio, ascoltali. vedrai che i larsen non hanno davvero niente da invidiare ai baustelle e che hanno all’attivo delle collaborazioni davvero gigantesche.
Andrea, afterhours: hai paura del buio, marlene: catartica (ma non sono mai impazzito per questi due gruppi) e per quanto riguarda i larsen davvero non c’è nulla che per me sia prescindibile se li ami: magari comincia da rever e play, poi vai oltre…. splendide anche le collaborazioni con xiu xiu (la band formata insieme si chiama XXL ed hanno fatto due dischi insieme). poi magari non ti piacciono eh, però di sicuro non ti verrà da dire nè che non hanno niente da dire nè che lo dicono in modo semplice… poi non è detto che la loro sperimentazione ed i loro suoni debbano piacere a tutti….
massimo
riguardo a basinski, giusto perchè è uno che ha scopiazzato da eno, metto qui un paio di link (ma è possibile trovarne decine di altri che ne parlano allo stesso modo):
http://pitchfork.com/reviews/albums/577-the-disintegration-loops-i-iv/
http://pitchfork.com/reviews/albums/576-the-river/
http://www.ondarock.it/altrisuoni/williambasinski.htm
http://www.ondarock.it/recensioni/2006_basinski.htm
http://www.ondarock.it/recensioni/2009_basinski.htm
insomma, dai, si osannano baustelle e s.c.u.m. e si dice che un artista come basinski è uno che copia… (e che i larsen vorrebbero essere come i baustelle ma non ci riescono e che hanno fatto solo “qualche pezzo un po’ bello”). io capisco che ognuno ha i suoi gusti, ma almeno penso che prima di esprimere certe “verità” si debbano conoscere gli artisti di cui si parla…
giusto perchè magari non vi va di leggere i link che ho messo, riporto una frase che parla proprio della scopiazzatura: “Terry Riley e Brian Eno sono punti di riferimento che non devono trarre in inganno: il tocco di Basinski è distinto e personale, e la sua Watermusic è tutt’altro che un semplice omaggio a questi maestri.”
ma se leggete su internet, decine di siti parlano proprio di questo: ovvero del fatto che Basinski non copia affatto, che la sua musica è unica e personale, sperimentale ed innovativa, assolutamente originale. naturalmente, come per praticamente tutti i grandi artisti, i riferimenti esistono sempre, ma sono punti di partenza e non certo copia carbone (contrariamente a quanto si dice unanimanete degli s.c.u.m., ad esempio). massimo
Io conosco bene gli artisti di cui parlo! è chiaro che quelli che amo li conosco meglio (come i pluricitati Baustelle) e che quelli che mi piacciono meno (come i Giardini di Mirò) non li “approfondisco” (anche se li ho visti ben due volte dal vivo….). E’ una semplice questione di gusti. Poi credo non ci siano gruppi più distanti tra loro come Baustelle e Larsen che appartengono a due mondi musicali totalmente diversi. Semplicemente, per quanto riguarda , lascio in primo piano la loro musica e l’emozione che mi suscita senza farmi influenzare passivamente dalla critica nè intaccare da pericolosi pregiudizi sul look, immagine, furbizia, ecc,. che in fin dei conti ritengo menate inutili; cosi come non riesco a credere che un gruppo sia piu figo di un altro o faccia una musica migliore perchè non cura la propria immagine o perchè abbia meno (ammesso sia vero) velleità commerciali in quanto, la mia attenzione, mi ripeto, è tutta sulla musica. E anche sulle parole devo dire, infatti per me Bianconi scrive delle liriche eccezionali!
D’accordissimo su Hai paura del buio come miglior disco degli After,
mentre per quanto riguarda i Marlene Il Vile è assolutamente superiore a Catartica, ma anche qui è la solita questione di gusti….
Gordon
Un disco lungo, noioso, verboso, monotono, dimenticabile. 70 minuti così monolitici non si possono reggere: tanta carne al fuoco e qualche brandello è anche un po’ guasto.
@ Massimo Volevo solo precisare che io non ho osannato i Baustelle e gli SCUM a scapito di Basinski. Ho anch’io le orecchie per sentire che gli SCUM sono la copia sputata del Joy Division. Dicendo che Basinski copia Eno era per far capire che ognuno ha i suoi modelli di riferimento, semplicemente i vari gruppi citati cercano di vendere tenedo conto anche del marketing mentre a Basinski delle logiche di mercato non gliene può fregar de meno. Mi pare che la questione questo è meglio di quell’altro l’hai fatta tu dicendo Basinski i Baustelle lo possono sentire solo in vinile ed è già tanto. Ed io ti ho sottolineato che, pur non conoscendo in maniera approfondita Basinski, anche lui ha dei modelli di riferimento ben precisi. Che poi da lì sia partito per tangenti musicali è un altro discorso. A questo punto io ritengo che Baustelle rielaborino in maniera personale ed anche creativa certe atmosfere musicali e non proprio degli anni ’70. Tutto qui….
sottoscrivo tutto quanto detto da Dag
Gordon