Etichetta: Columbia
Tracce: 10 – Durata: 41:44
Voto: 8/10
Saranno anche idee di seconda mano, come vuole il titolo del nuovo album di Leonard Cohen ma in Old Ideas ci sono canzoni che fanno respirare, sebbene in forma minore, l’aria elegante e prestigiosa cui il cantautore canadese ci aveva abituato in tempi remoti.
L’estro che temevamo dissipato per sempre, dopo le ultime diradate prove discografiche (Ten New Songs, 2001 e Dear Heather, 2004) sembra ridestato nella consegna di un album con dieci canzoni degne del nome del suo autore.
Leonard si gode il piacere di proporsi senza strutture alterate né strategie di mercato. Lui che ad un certo punto scelse perfino un produttore come Phil Spector, pur di togliersi di dosso l’aura di austero cantore acustico che gli era stata affibbiata, oggi propone un album di infinita raffinatezza, che non commette errori grossolani come l’utilizzo di ingenua elettronica, così come successe ai tempi di I’m Your Man, e ci consola proponendo un valzerino (Amen) molto simile alla title track di quell’album del 1987, ma proposto con una strumentazione sicuramente più elegante e supportato da una vocalità crespa, vicina a quella di Tom Waits, che si adagia alla perfezione all’atmosfera del brano.
In generale è un album solenne, diretto ad un’audience matura perché maturo è il suo autore che non ha bisogno di dimostrare niente e che può prendersi libertà espressive senza preoccuparsi di far arrivare il linguaggio ai giovani, troppo distanti dal suo mondo e dai quali può affrancarsi con anche una punta di supponenza.
Strumentazione esile (chitarra acustica, contrabbasso, batteria, qualche organo e un’armonica) fanno di Old Ideas il disco ideale e l’unico che ci si potesse aspettare da chi ha scritto alcune delle più emozionanti pagine della musica leggera mondiale. C’è dentro tutta la sua vita, ci sono le sue passioni, i suoi amori e le sue idiosincrasie. Nei corsi e nei ricorsi della storia sembra che Cohen abbia scelto di godersi un po’ di sé stesso e abbia deciso di affrontare il disco mettendosi al servizio totale della sua natura di autore. Mentre in Italia si parla di pensioni, di ritardi nelle naturali procedure di ritiro dal lavoro, questo signore di 77 anni si è rimesso in gioco offrendo qualcosa che, anziché somigliare a un testamento, ha l’aspetto sano e rigenerante della più florida creatività.
La copertina è orrenda, sì. E se con un contenuto così piacevole si chiude un occhio volentieri su una grafica un po’ scadente, stavolta è il caso di chiuderli entrambi. Sicuramente gioverà anche all’ascolto.
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Primo capolavoro del 2012. Un grande album, intenso, profondo, minimale. Grande Leonard (che non ho mai ascoltato più di tanto).
Ps: bello anche il nuovo Mark Lanegan, pessimo (sigh…) quello di Ringo.
Io trovo pessimo, ahimè, anche il nuovo Lanegan. Grandissimo disco, invece, questo di Leonard.
Leonard grandissimo ma Lanegan molto bello, perchè pessimo ?
@ Tony: ho qui giusto due-tre righe dedicate al Lanegano, se ho tempo le posto sul blog
Quando mai abbiamo visto una copertina decente nei dischi di Cohen? Il Cantautore però non si discute.