Etichetta: 4AD
Tracce: 12 – Durata: 56:21
Voto: 7/10
Nonostante sia uno dei personaggi più attivi dell’indie rock americano (Twilight Singers, Queens of The Stone Age, Soulsavers, Screaming Trees, Isobel Campbell…), con la sua personale Band, Mark Lanegan non pubblicava un disco dal lontano Bubblegum del 2004. Questo, come spesso accade per i musicisti di culto, è un motivo sufficiente a rendere Blues Funeral uno dei dischi più attesi della stagione oltre che, come altrettanto spesso accade, generare reazioni in qualche modo di delusione. Avviso subito che non è il mio caso, poiché a me il disco piace parecchio. Credo che Lanegan abbia trovato la maniera migliore per esprimere le sue passioni musicali effettuando un viaggio onirico e credibile partendo dal blues di Muddy Waters (cui è dedicata l’intensa Bleeding Muddy Waters) fino al pop virato electro delle nuove leve (Ode to Sad Disco e l’ottima Harborview Hospital) passando per inevitabili incursioni nel country & western (Deep Black Vanishing Train) e nel rock massiccio di marca Josh Homme, presente alle session (Riot in my House).
Oltre a Homme, collaborano anche Greg Dulli, Alain Johannes e Jack Irons complici di un album di gradevole aspetto e di deliziosa fattura, in grado di collegare ogni momento armonico alla stupenda voce di Lanegan. Una voce che non possiede doti di particolare potenza ma che ha il dono della comunicabilità, della passione e dell’amore per la musica.
Blues Funeral, come recita il titolo, è l’album che seppellisce l’antico con una celebrazione. Chiudere i conti con il blues tessendo le sue lodi e addensandolo di sonorità moderne (tastiere, loop e batterie elettroniche). Amare le proprie origini, ma sapere di dover camminare avanti, senza rimpianti, senza rimorsi e senza paura del futuro.
Un bel disco, sicuramente non il capolavoro che rivoluziona la storia della musica giovanile, ma potrei scommettere sul fatto che non fosse quella l’intenzione di Mark.
Archiviato in : Dischi 2012 Messo il tag: | 7/10, Blues Funeral, Mark Lanegan Band, recensioni






































































Oh là. Finalmente un commento positivo dopo tante sfanculate.
Niente di rivoluzionario ma un modo moderno di vedere il blues. Ben fatto.
ps: dai un ascolto a “Something about april” di Adrian Younge: Otis Redding+Joe tex+Portished+Morricone.
Tony, ce l’ho lì, sulla scrivania…
Finito direttamente nel cestino dopo due ascolti, per fortuna non l’ho comprato…
allelimo, sei un disastro.
Non memorabile, però una delle cose migliori di questo gelido inizio d’anno.
Poi Jo attendo i tuoi giudizi sui due nuovi (?) zzzzz anzi album dei Beatles rimasti…
Mah, a me il disastro sembrava il disco di Mark Lanegan
Il disco di Adrian Younge è stupendo, concordo con Tony!!!