Etichetta: Rune Grammofon
Tracce: 6 + 7 – Durata: 41:23 + 42:31
Voto: 6/10
Il quindicesimo album dell’ultraventennale carriera firmata Motorpsycho, è un doppio album, nato dalla collaborazione con Staale Storløkken (Supersilent, Humcrush, Elephant9…), che conferma la passione prog-rock già manifestata dai norvegesi nel corso delle ultime prove in studio.
Questa volta anche il tema fiabesco/fantasy sembra cadere a pennello e l’album propone brani di ampio respiro e lunga durata che, come nei capolavori del genere, si sviluppano su orchestrazioni imponenti ed assoli da gara virtuosistica.
Nata su commissione per celebrare il cinquantesimo anniversario del Molde International Jazzfestival, l’opera The Death Defying Unicorn, è diventata un album grazie anche alla collaborazione di Kåre Chr. Vestrheim (al banco di regia già nella recente discografia della band) che ne ha estrapolato le caratteristiche più rock, puntando dritto alla scuola progressive britannica degli anni 70.
Facile riconoscere l’ispirazione dei King Crimson (quelli più orchestrali di Island, per intenderci) in un pezzo come Into The Gyre o l’omaggio sottile all’intellettualismo ritmico dei Van Der Graaf Generator su Through the Veil, ma rimane indiscutibile che il lavoro di Bent æther e Snah Ryan rimanga personalissimo anche quando si divertono (?) a omaggiare stili e direzioni così apparentemente distanti dalla loro natura.
Questo nuovo doppio album, che prevede la presenza della Trondheim Jazz Orchestra e del violinista Ola Kvernberg, conferma uno dei più interessanti progetti musicali del dopo punk, capace di sperimentare e di rinnovarsi anche quando si appropria di scuole talmente connotate da sembrare inattaccabili. Gli innesti dei fiati e le gorgoglianti elaborazioni armoniche prendono senza dubbio ispirazione dalla scuola rock-sinfonica degli anni 70 ma le modalità modernissime, impensabili nelle registrazioni di 40 anni fa, gli conferiscono una freschezza di tutto rispetto.
Non è un disco perfetto. L’enorme mole di lavoro, le durate oversized di certe tracce e l’origine teatrale del contesto lo rendono in alcuni passaggi un po’ ostico.
Diciamo che i fan della band troveranno il modo di apprezzarne ogni singola nota, tutti gli altri, certamente, lo troveranno denso di eccessi. Nessuno, comunque, potrà mai negarne la qualità.
Archiviato in : Dischi 2012 Messo il tag: | 6/10, Motorpsycho, recensioni, Ståle Storløkken, The Death Defying Unicorn






































































Ne nego la qualità. Inascoltabile…
non ho ascoltato l’album, ma li ho visti al bronson che l’hanno fatto dal vivo tutto di fila!!!!
uno spettacolo grandioso, pieno di riff alla sabbath bloody sabbath.