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Lilith And The Sinnersaints | A Kind of Blues

Etichetta: Alpha South
Tracce: 11 – Durata: 42:24
Voto: 8/10

Anche per il secondo capitolo firmato Lilith And The Sinnersaints, la band dell’ex voce dei Not Moving, gioca a parafrasare un classico della musica nera. Se il precedente The Black Lady And The Sinner Saints si ispirava al celebre The Black Saint and The Sinner Lady di Charles Mingus, questo nuovo mutua il titolo dal capolavoro di Miles Davis, Kind of Blue, al quale basta aggiungere una A all’inizio ed una S alla fine per renderlo il perfetto riassunto di ciò che contiene. A Kind of Blues, in effetti, è un titolo che raggruppa lo spirito intrinseco dell’album, offrendo una via del tutto nostrana al verbo più radicale della musica nera.
Lilith, donna di terra e di radici, ha scelto di esprimersi con un linguaggio squisitamente autoctono, cogliendo dalle espressioni più intense del blues quelle sfaccettature capaci di renderlo istantaneamente lo specchio di uno scenario affascinante e verace in grado di stare a metà tra il cosmico e il rurale.
La sua voce concede solo i registri bassi e i musicisti che scrivono e suonano per lei si adattano ad un’atmosfera globalmente intima, cripticamente sexy, nella quale adagiarsi con l’anima, lasciando fuori carne e cervello.
L’album si apre con tre splendidi brani scritti per la band da alcune tra le più interessanti figure dell’attuale panorama indie italiano. Lo faccio per te è di Nicola Faimali, un nome che forse non dirà molto ai più distratti ma che non è sfuggito a chi sa riconoscere un eccellente gusto nella scrittura. Ad accorgesi di lui, prima di Lilith, è stato Dente che lo ha voluto a tutti i costi come chitarrista. Il suo brano apre stupendamente l’album, indicando la direzione che il lavoro prenderà, tra melodia italiana e le più amare ballad jazz.
Sulla stessa linea si posizionano anche Jimmy il portento composta per i Sinnersaints da Pier Adduce dei Guignol e Mr. Know it all, frutto di un lavoro a quattro mani tra Ferruccio Quercetti dei Cut e Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut che ritroviamo autori anche un altro bellissimo brano del disco (My babe look like a stranger) che assume toni scanzonati, tra citazioni Motown e accenni al lounge-pop di Dusty Springfield.
Il resto del disco è formato da cover e autocitazioni, tutte perfette tessere del mosaico quasi-blues messo in scena dai piacentini:
La Notte, super classico sixties di Adamo (che i Sinnersaints avevano già divulgato su un singolo lo scorso anno), si spoglia delle sue caratteristiche orchestrali e si aggrappa alla sua struttura drammatica rinascendo come nuovo classico dark.
Ghetto, un evergreen degli Statuto (anno 1987!) che Lilith reinterpreta in maniera splendida, amplificando la natura drammatica del testo che parla di emarginazione e povertà. Rimane l’essenza acustica di un brano melodicamente ineccepibile, che una voce profonda e tabagista rende definitiva.
Baron Samedi, Lazy, Wake up and go e E’ qui sono invece pezzi legati al passato di Lilith (la prima rievoca addirittura l’origine dei Not Moving), già incisi su precedenti album che in questa occasione si concedono il lusso di essere riarrangiati secondo il gusto dei rinnovati Sinnersaints.
A chiudere il giro, una perfetta Love in Vain di Robert Johnson caposaldo dei concerti di Lilith fin dagli anni 90, mai registrato prima d’ora.
Un disco delizioso da una donna speciale che non mancherà di scaldare l’ultimo scampolo d’inverno, preparandoci con l’atmosfera migliore alla primavera che sboccerà suadente come le note sensuali e roventi di questi piccoli classici.

Già acquistabile in download al prezzo simbolico di 2€ via bitebay.
Dal 2 aprile anche in versione CD.

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4 Risposte

  1. SUPERT THANX !!

  2. non ti dico cosa mi sembra quella cosa bianca che cola dalla bocca.

  3. vinz: Sei il solito maniaco. NULLA cola dalla bocca. quello è un rasoio. :-)

  4. si lo so, ma guarda la foto in versione piccola, e dimmi te!
    pure l’espressione del viso contribuisce.

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