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Andrew Bird | Break it Yourself

Etichetta: Bella Union 
Tracce: 14 – Durata: 60:23

Voto: 8/10

Se per ottenere riconoscimenti e gloria nel mondo della musica pop fosse sufficiente distinguersi, Andrew Bird sarebbe in una botte di ferro. La sua musica, pur rispettando canoni e connotati facilmente assimilabili e delicatamente affascinanti, è qualcosa di magicamente unico. Eppure è ancora oggi un arista di nicchia, uno di quelli conosciuti ancora da troppo pochi, nonostante la sua produzione sia di gradevole fruibilità
Il suo nuovo album, Break it Yourself, si apre con suoni di Koto che pian piano accolgono chitarre acustiche, banjo, spazzole su rullante, un basso lontano ma efficace e, buon’ultima, la sua voce. Una voce che non è deflagrante e nemmeno troppo peculiare ma che raggiunge lo strato emotivo per l’indolenza e la morbidezza dei toni. Bird non è Antony, per capirci, ma quando canta riesce a raggiungere anima e cuore allo stesso modo del collega Hegarty.
L’album, che arriva a quattro anni di distanza dal precedente (Noble Beast), è un perfetto concentrato delle sue capacità, in grado di mandare in brodo di giuggiole chi già lo conosce ma talmente affascinante da smuovere un po’ di curiosità in quelli per cui il suo nome rappresenta ancora un’autentica novità.
E’ un lavoro omogeneo e policromatico al contempo. La traccia #3 (Danse Carribe), per dirne una, è un bizzarro e riuscitissimo manifesto di intenzioni world-music che, partendo dall’Africa (in stile Paul Simon) arriva in Irlanda come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Ma c’è anche molto altro, a partire dalle incursioni sixties del singolo Eyeoneye fino alle dichiarazioni d’appartenenza per le direzioni musicali della sua Chicago espresse in Give It Away, pezzo folk che inzuppa le corde della chitarra nel post rock dei concittadini Soul Caughin.
Ma senza addentrarsi in altre analisi troppo specifiche, vale la pena puntare sulla caratteristica generale più evidente di Break it Yourself che sembra essere la raggiunta maturità artistica di Bird a dimostrazione della sua crescita compositiva ed artistica che confluisce in un album che saprà conquistare per la sua compostezza disarmante, fatta di accordi minori, bon-bon squisiti senza negarsi qualche vivace baldanzosità.

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Una Risposta

  1. Troppa, troppissima roba da ascoltare…devo far scalare ad Andrew qualche posizione nell’iPod…;)

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