Etichetta: Sub Pop
Tracce: 11 – Durata: 60:20
Voto: 8/10
Bloom è un disco che, fin dal titolo, esprime i grandi passi in avanti mossi dai Beach House verso il (dream) pop raffinato che probabilmente stavano cercando di esprimere fin dagli esordi. Certo, i riferimenti sono moltissimi ma mi piace pensare che il pubblico al quale si rivolgono non riesca a riconoscerli a causa della giovane età. Per i più vecchiarelli, butterò lì un paio di nomi ma senza pretendere che troviate in questo disco dei precisi riferimenti: penso ovviamente a Cocteau Twins e Dead Can Dance ma anche Tuxedomoon, Durutti Column e Pink Industry. Roba anni 80, sì, sebbene stavolta non si sia vezzo né mera ispirazione. Si tratta, e si sente, più che altro di un egual sentire che accomuna Victoria Legrand e Alex Scally alla corrente sognante dello shoegaze nichilista di quei… trent’anni fa. Epperò, come dicevo, sono sensazioni evocative solo per chi sta già comodamente negli “anta” che lasceranno indifferenti (e magari incuriositi) i destinatari di queste dieci (più una ghost track) bellissime melodie.
Buona parte del potere di Bloom risiede nella sua apparente semplicità, capace di comunicare emozioni senza rinunciare ad uno spessore sia narrativo che musicale. I temi delle liriche sono particolarmente indirizzati al disagio giovanile e alle preoccupazioni per il futuro ma la musica si pone come contraltare adulto, in grado di soddisfare anche quegli ascoltatori che solitamente faticano a immedesimarsi in tematiche tanto tormentate.
In alcuni momenti vengono in mente i più recenti Blonde Redhead ma la voce di Victoria è sicuramente meno insidiosa di quella di Kazu Makino e capace di sfumature più numerose. Certo, talvolta verrebbe la voglia di un po’ meno svenevolezza, ma forse in canzoni di questo genere la cifra deve essere questa. Alex, poi, fornisce una perfetta sincronia musicale per controbilanciare: i suoi brillanti riff e le soluzioni ritmiche, esili e precise, punteggiano le linee vocali con eleganza e profondità.
Date una possibilità a questo disco: se avete bisogno di qualcosa di estremamente dolce e melodico ma ancora dannatamente indie/nerd, potrebbe diventare uno dei vostri preferiti.
Archiviato in : Dischi 2012 Messo il tag: | 8/10, Beach House, Bloom, recensioni


























































Ho i due cd precedenti, mia moglie è fan di indie-pop, twee, shoegaze, Sarah Records, ecc. e devo dire che “Teen Dream” era piaciuto molto anche a me.
Compreremo senz’altro anche questo.
tra i tanti estimatori dei BH, (e tra essi mi ci metto pure io), Teen Dream è la loro vetta inavvicinabile, per me invece è quest’ultimo il loro lavoro più bello, molto più vario e meno monocorde del precedente. Se ti è piaciuto, un’uscita recente un po’ più teatrale o melò è il lavoro degli Exitmusic, anche la voce ho trovato simile.
addiritura i Tuxedomoon come riferimenti?
prego rileggere con attenzione la frase: “butterò lì un paio di nomi ma senza pretendere che troviate in questo disco dei precisi riferimenti”.
Questo finisce nella top ten di fine anno..
recensito pure io e piace molto anche a me. Davvero un potenziale top ten