Etichetta: In The Red
Tracce: 11 – Durata: 39:22
Voto: 8/10
Se non avete mai sentito nominare Ty Segall, sappiate che non è affatto un novellino: ha esordito collaborando coi Sic Alps ed ha prodotto già cinque album a suo nome e adesso che ne pubblica uno sotto la ditta Ty Segall Band, sembra essere giunto anche per lui il momento di riscuotere tanti anni di gavetta. Il disco, Slaughterhouse, sta facendo impazzire la critica di mezzo mondo e il suo nome è sulla bocca di tutti gli indie-nerd del pianeta.
Da dire c’è che il clamore non è del tutto immotivato perché, nonostante il linguaggio utilizzato, la band si impegna per trovare nuove declinazioni al garage rock. In un florilegio di ispirazioni, dall’epopea psichedelica del flower-power al punk primordiale di marca Nuggets, fino alle inevitabili derive fuzz di revivalisti come Fuzztones e Barracuda, Slaughterhouse si sviluppa su un territorio acido e sguaiato, impregnato di strepiti, urla e dissonanze per la gioia del canale distorto dell’ampli rigorosamente Fender.
Con occhi (ed orecchie) fissi sulle lezioni di MC5 e Stooges, con bombe al fulmicotone adagiate sulla rinascita del punk inglese di fine 70′s, Ty Segall Band mette in scena una squillante e divertente opera rock che riesce a convincere soprattutto per un brillante dono della sintesi. Le canzoni riescono ad esprimere in pochi minuti una contagiosa aggressività, con un piede sempre pronto sul pedale del divertimento. Fa eccezione il numero conclusivo (Fuzz War) che impiega circa dieci minuti a riscrivere le regole della psichedelia ossessiva del garage più oscuro.
Un disco forte e coinvolgente che merita di esplodere nelle casse dello stereo con la manopola del volume impostata obbligatoriamente sul massimo.
Archiviato in : Dischi 2012 Messo il tag: | 8/10, recensioni, Slaughterhouse, Ty Segall Band






































































Grande conferma dopo “Goodbye Bread”.