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Passion Pit | Gossamer

Etichetta: Columbia
Tracce: 13 – Durata: 51:51
Voto: 7/10

Al secondo numero in discografia, Passion Pit si assicurano un ingresso in grande stile nel mondo dell’indie-pop di classe di estrazione newyorkese con Gossamerun disco che, al pari di Contra dei Vampire Weekend, si impone per un alleggerimento del suono verso un mondo di cassa in quattro e predisposizione al dancefloor, senza per forza snaturare la cifra del marchio. Il leader della band, Michael Angelakos ha recentemente reso pubblico (via Pitchfork) di essere affetto da disturbo bipolare e di aver aggravato la sua situazione in seguito al consenso spropositato ottenuto dal primo disco della band (Manners,  2009). Assieme a questa rivelazione, ha dichiarando che la sua malattia è la chiave per interpretare la musica del nuovo disco. Se si tratti di una trovata pubblicitaria non ci è dato sapere (ma sarebbe un tantino irrispettosa), di certo la cancellazione della data promozionale più importante per la presentazione del disco, giustificata da un bisogno di controllare maggiormente la propria salute mentale, farebbe pensare che i problemi non siano pura invenzione.
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Anna Calvi @ Bolognetti Rocks – Bologna 26/7/2012

Nella bella cornice del Bolognetti Rocks, al quadriportico di Vicolo Bolognetti a Bologna, ha fatto tappa giovedì scorso il tour estivo di Anna Calvi. Alle 21:30 il cortile era già gremito di gente e guardandomi in giro mi sono accorto di quanto trasversale sia il pubblico della rocker britannica. Gente di tutte le età (diciamo tra i 18 e i 50) socializzavano aspettando l’inizio dello show, avvenuto alle 22:15 sulle note di Rider to The Sea seguita, esattamente come sull’album, da No More Words
Sul palco Anna con la camicia rossa d’ordinanza, pendent con il rossetto abbondante e i capelli raccolti, tiene a tracolla la sua inseparabile Telecaster e in fianco i fidati Daniel Maiden-Wood (batteria) e Mally Harpez (percussioni, harmonium e occasionalmente la chitarra). 
Lo spettacolo s’è rivelato piacevole anche se forse non avrebbe guastato un maggiore spirito rock, quello che permette ai musicisti di lasciarsi andare a momenti di improvvisazione, con conseguente coinvolgimento del pubblico, e che invece è mancato in favore di esecuzioni più che pedisseque, ricalcando pari pari quelle effettuate in sede di registrazione del disco.
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Vinicio Capossela | Rebetiko Gymnastas

Etichetta: La Cupa
Tracce: 14 – Durata: 61:31
Voto: 7/10

Disco di transizione per Vinicio Capossela che trasferisce il suo mondo in terra ellenica proprio nel momento in cui la Grecia vive uno dei momenti più economicamente drammatici della sua storia. Ci sono quattro canzoni inedite (per lo più cover) e dieci rifacimenti di brani tratti dal suo ormai ventennale repertorio.
Il titolo, Rebetiko Gymnastas, fa riferimento ad un genere musicale (il Rebetiko, appunto) tipico di Salonicco, nato negli anni 30 per divulgare la tradizione musicale di un paese culturalmente importantissimo come la Grecia.
Strettamente legato alla terra a cui è dedicato, l’album è stato registrato in analogico negli storici Sierra Studios di Atene in compagnia di un gruppo di musicisti locali, con l’aggiunta di alcuni collaboratori storici del Nostro (tra i quali anche Marc Ribot e Mauro Pagani). Nomi poco noti dalle nostre parti ma autentiche autorità in terra ellenica: Ntinos Chatziiordanou alla fisarmonica, Socratis Ganiaris alle percussioni, Vassilis Massalas alla baglamas, Manolis Pappos al bouzuki e Kaiti Ntali, straordinaia voce alla quale viene offerta una versione di Misirlou (famosa nella versione surf di Dick Dale ma nata proprio come canzone simbolo del Rebetiko).
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Moog Travel Mug

Data l’assonanza tra le parole Moog e Mug sono stati molti, negli anni, a cercare di ottenere l’autorizzazione per produrre tazze da caffè che omaggiassero il più famoso sintetizzatore analogico, ovviamente senza riuscirci (e producendo cose tarocche di inequivocabile orrore).
Ora dalla casa madre pare abbiano deciso di mettere fine a queste scempiaggini producendo la prima vera tazza col brand ufficiale. Si chiama Moog Travel Mug, è in ceramica nera e può essere vostra con soli 19.99 dollari.
Il vostro caffè non sarà più lo stesso e potrete sfoggiare la vostra nerdaggine musicale con una eleganza tramortente.
Trovate tutto nel sito ufficiale di Moog.
QUI.

R.I.P. Sherman Hemsley


E’ morto George Jefferson. Con lui, oltre a farmi tante risate, ho imparato ad amare il Rhythm & Blues.
La canzone della sigla, scritta da Ja’net Dubois (cantante ed attrice già famosa grazie alla serie Good Times) e da Jeff Barry, si intitola Movin’ on up.

Il cruciverba di Pop Topoi

Le vacanze si avvicinano e in vacanza il cruciverba è di rigore.
Sul blog Pop Topoi ce n’è uno dedicato a tutti noi appassionati di musica e canzonette. Visto che molti staranno partendo per il mare, fateci un giro e stampatelo. Sarà divertente risolverlo sotto l’ombrellone.
Lo trovate QUI.

DIIV | Oshin

Etichetta: Captured Tracks
Tracce: 13 – Durata: 40:18
Voto: 6/10

Non saltino alle conclusioni i sostenitori di questo album per il voto striminzito; in realtà Oshin è un bel dischetto, di quelli che scorrono senza apportare nervosismi o noia ma che avrebbe portato a casa un punticino in più se i DIIV (inizialmente un progetto solista di Zachary Cole Smith dei Beach Fossils ma oggi una band a tutti gli effetti) avessero cercato, pur utilizzando questa strategia, di osare un po’ di più.
Una strategia, dunque, bella evidente fin dal secondo brano in scaletta, che prova ad abbinare gli intrecci strumentali della dark-wave commerciale di The Cure, con il folk-beat anni 60 di The Byrds. Avete capito: gran strimpellate di chitarra, melensaggini addizionate di flanger, tappeti di tastiere invadenti e sezione ritmica relegata a mera necessità, con il potenziometro del mixer sempre una tacca sotto.
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Giant Giant Sand | Tucson

Etichetta: Fire Records
Tracce: 19 – Durata: 69:54
Voto: 8/10

Howe Gelb torna a casa e chiama proprio Tucson il nuovo album del suo gruppo storico che, in questa occasione, raddoppia il gigantismo della sabbia diventando Giant Giant Sand. E l’atmosfera è subito familiare, con quel folk in aria di Messico, California e Arizona, polveroso e malinconico, pieno di tutto quello che vi aspettate da un disco con un titolo così: slide guitar, fiati e mariachi persi in paesaggi di sabbia e cactus.
D’accordo, forse Gelb non ha fatto il passo più coraggioso della sua storia, preferendo rintanarsi nella comodità della sua migliore arma, ma Tucson è un disco strepitoso, di quelli che piacerebbero tanto anche ai suoi vecchi compagni di viaggio, Convertino e Burns, che qui in mezzo starebbero davvero a proprio agio.
Le diciannove canzoni del disco si propongono come ballate da cowboy triste, cantate sul plateatico di un saloon diroccato mentre il barista serve margarita ghiacciati per placare l’arsura di un pomeriggio a 40 gradi.
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Fard-Rock Classic: All The Young Dudes

Artista: Mott The Hoople
Etichetta: CBS
Anno: 1972

Il quinto album dei Mott The Hoople nasce grazie all’interessamento di un fan d’eccezione come David Bowie autore del loro più grande successo commerciale, All The Young Dudes, che in seguito avrebbe dato il titolo all’intero LP.
La leggenda narra che Bowie, dopo aver saputo dal bassista Peter Watts dell’intenzione di sciogliere la band a causa dello scarso successo commerciale, avesse offerto ai Mott una sua canzone, Suffragette City, senza che questo servisse a far cambiare loro idea.
Convinto che una canzone inedita li avrebbe fatti capitolare, decise di scrivere un pezzo appositamente per loro e lo fece in pochi minuti, seduto a gambe incrociate sul pavimento di un albergo in Regent Street a Londra, di fronte al cantante della band, Ian Hunter.
Se sia leggenda o realtà non lo sapremo mai. Di fatto All The Young Dudes venne pubblicata come singolo a 45 giri e servì a mantenere assieme la band oltre che a portarla per la prima volta nelle vette delle classifiche di vendita.
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100 riff di chitarra. Una storia del Rock

Certo, dovendo limitarsi a “solo” cento riff, era necessario operare una scelta… Ma per me ne mancano di fondamentali. Conoscendovi, sono certo che ne mancano anche per voi! Scatenatevi coi titoli. Io ne dico solo due: Sweet Jane (The Velvet Underground) e Rebel Rebel (David Bowie).

Sharon Jones & The Dap-Kings @ San Lorenzo Estate (Roma) – 13 Luglio 2012

Il concerto di Sharon Jones & The Dap Kings inizia puntuale, alle 22:15, come da cartellone, subito dopo l’esibizione del bravo Luca Sapio e della sua band.
Salgono sul palco The Dap-Kings in elegante tenuta giacca e cravatta per tutti (ad eccezione delle coriste, The Dapettes, in completo nero) e ci accolgono con un’intro strumentale. Immediatamente siamo catapultati nel 1965, quando il Rhythm & Blues viveva tra due anime distinte, quella northern, di Detroit e quella southern di Memphis. La band di Gabriel Roth (aka Bosco Mann) è specializzata nel far rivivere entrambe le scuole  con precisione pedissequa. I loro studi di Brooklyn (Dap-Tones Studios) sono diventati un punto di riferimento per chiunque intenda far rivivere la old-skool della black music registrando alla vecchia maniera, con strumentazione d’epoca e con tecniche identiche a quelle usate negli anni 60. Per Roth, essere filologico è una missione. Amy Winehouse li ha scelti per registrare alcune tracce del suo capolavoro (Back to Black), quelle più strettamente sixiets. Lo stesso ha fatto Booket T.Jones quando l’anno scorso ha voluto registrare un disco che fosse paragonabile a quelli del suo periodo d’oro. Insomma, se non avevamo dubbi sulla qualità dei loro album adesso i Dap-Kings ci hanno dimostrato di essere in grado di riproporre quel suono anche in concerto.
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Calexico | Para (Anteprima Algiers)


Il loro nuovo album  si intitola Algiers ed esce il prossimo 10 settembre. Due mesi più tardi, il 13 e 14 novembre, i Calexico suoneranno in Italia a Milano (Alcatraz) e Bologna (Estragon). Biglietti su Ticketone.
Quello del video qui sopra è il primo pezzo messo in circolazione e… se il buon giorno si vede dal mattino, ci aspetta un grande album.
http://www.casadecalexico.com/ 

Twin Shadow | Confess

Etichetta: 4AD
Tracce: 11 – Durata: 41:22
Voto: 7/10

Se avevate dato per archiviata la nostalgia degli anni 80, riaprite pure il file e lasciatevi inondare dagli schizzi che farà il vostro cuore dopo che vi sarete tuffati nel nuovo album di Twin Shadow (al secolo George Lewis Jr.).
Dopo l’esordio di due anni fa (Forget), ora è la volta di Confess il quale, con la medesima formula, propone un’opera di gradevole repechage, talmente convincente da suscitare parole di lode da parte della critica di mezzo mondo e capace di conquistare il pubblico, anche quello più esigente. 

Lo sanno bene alla 4AD, fiero baluardo della più raffinata pop music degli 80′s (CocteauTwins, Dead Can Dance…) ma artefice anche dello sdoganamento tra il popolo dell’indie rock della House Music di Chicago, con un pietra miliare come Pump up The Volume dei Colourbox (rilasciato sotto le mentite spoglie di M/A/R/R/S) che pubblica il disco con una punta di orgoglio.
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The Smashing Pumpkins | Oceania

Etichetta: EMI
Tracce: 13 – Durata: 62:30
Voto: 6/10

Una cosa bisogna dirla subito: Rispetto al precedente Zeitgeist, Oceania riporta a livelli di dignità il marchio The Smashing Pumpkins che, sebbene conservi un valore riconducibile ai margini dell’epopea storica dei primi tre album, ha almeno qualche possibilità di farsi ascoltare un paio di volte nell’arco dell’estate. 
Tutto ridonda come è lecito aspettarsi da Billy Corgan, gonfiando all’eccesso ogni singola nota e riportando tutto agli storici eccessi di Siamese Dream e Mellon Collie.
Se cercate quello, qui c’è e mette in luce quanto Corgan vada ripetendo da anni e cioè che il marchio di fabbrica della sua creatura è totalmente di sua responsabilità, finendo col riportarlo a galla con la stessa modalità di vent’anni fa (la band, inutile ricordarlo, è completamente rinnovata).

Ecco, questo è il punto: quanto ci interessa ascoltare un disco che sarebbe potuto diventare un capolavoro se fosse uscito nel 1993 ma che oggi non fa che sembrare il debole simulacro di un’epoca sorpassata?
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R.I.P. Lol Coxhill

Lowen “Lol” Coxhill, uno dei maggiori esponenti della free improvisation internazionale è mancato due giorni fa dopo un periodo di malattia.
Durante la sua carriera discografica, iniziata nel 1970, ha prodotto più di 60 album, suonando musica propria e cimentandosi con il suo sassofono in un repertorio davvero sterminato: dalle sperimentazioni di Edgard Varese fino al punk inglese (celebre la sua collaborazione con The Damned) passando per il jazz sperimentale di Kevin Ayers, il prog rock dei Caravan e Mike Oldfield e le proficue collaborazioni con Henry Cow e Fred Frith.
Aveva 79 anni. 

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