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The Smashing Pumpkins | Oceania

Etichetta: EMI
Tracce: 13 – Durata: 62:30
Voto: 6/10

Una cosa bisogna dirla subito: Rispetto al precedente Zeitgeist, Oceania riporta a livelli di dignità il marchio The Smashing Pumpkins che, sebbene conservi un valore riconducibile ai margini dell’epopea storica dei primi tre album, ha almeno qualche possibilità di farsi ascoltare un paio di volte nell’arco dell’estate. 
Tutto ridonda come è lecito aspettarsi da Billy Corgan, gonfiando all’eccesso ogni singola nota e riportando tutto agli storici eccessi di Siamese Dream e Mellon Collie.
Se cercate quello, qui c’è e mette in luce quanto Corgan vada ripetendo da anni e cioè che il marchio di fabbrica della sua creatura è totalmente di sua responsabilità, finendo col riportarlo a galla con la stessa modalità di vent’anni fa (la band, inutile ricordarlo, è completamente rinnovata).

Ecco, questo è il punto: quanto ci interessa ascoltare un disco che sarebbe potuto diventare un capolavoro se fosse uscito nel 1993 ma che oggi non fa che sembrare il debole simulacro di un’epoca sorpassata?
Non è un disco brutto, anzi, contiene quello che forse avremmo voluto dai Pumpkins negli anni in cui la loro stella cominciò a spegnersi fino a inabissarsi nel più goffo ed impertinente dei declini. Ci sono le tipiche ballatone con l’orchestra (quelle che hanno ispirato generazioni di band acclamate ultimamente come Arcade Fire) e ci sono le chitarre acide che ci facevano eccitare quando la band cercava con sapienza di emanciparsi dal verbo sterile del grunge. Epperò c’è solo questo e adesso è davvero troppo tardi. Il rischio è quello di convincere solo chi è rimasto attaccato al mito di una band che ha finito col rendere la sua stessa peculiarità il suo maggior limite.
Lo stesso, alcuni brani del disco, complessi ma di esile impianto, connotano Oceania in maniera quasi simpatica arrivando a rendere piacevole perfino l’interminabile title track (9 minuti di neo-progressive sontuoso e demodè). Quello che manca è un barlume di sostanza, abbandonandosi a stili e forme già ampiamente espressi in passato e riesumati, quasi come forma di sfida, da un personaggio che sembra volerci dire: “se volevate questo, eccolo”.
E, in effetti, a volersi accontentare di questo, il materiale è discreto. Ma forse siamo anche stufi di doverci accontentare. Sullo scaffale dei capolavori, qualche titolo firmato da The Smashing Pumpkins ce lo avete di sicuro e potete evitare di metterci anche Oceania.
Tenetelo in macchina. Per qualche viaggetto al mare vi terrà compagnia.

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4 Risposte

  1. Questa mattina in macchina ho ascoltato il nuovo “Anastasis” dei Dead Can Dance. Posso prendere questa recensione, sostituire Smashing Pumpkins con Dead Can Dance e pubblicarla da me? :)

  2. allelimo. fa quello che ti pare :)

  3. Mi sembra di ritornare 14enne quando lo ascolto. E non riesco a capire se sia un bene o un male :) . Joyello, sbaglio o ti eri trasferito a Bologna? Scusa se mi faccio un po’ di affari tuoi, ma ci sono anche io da poco (o meglio da tanto ma rinchiuso un po’ fra lavoro e sentimenti). Non so se faccio bene a chiedere, conosci qualche localino carino dove ascoltare buona musica?

  4. Sono a BO dall’inizio dell’anno. Localini in particolare non ne conosco ancora ma la cittâ offre molto.

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