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Calexico live @ Estragon (Bologna) | 14.11.2012

Calexico sono un’istituzione, con un’attività che ha superato i 15 anni ed una maturazione artistica che non ha avuto mai un momento di cedimento. Vedere un loro concerto, oggi, è sorprendente perché la “grande famiglia”, come l’ha chiamata Joey Burns mercoledì dal palco dell’Estragon, riesce a trasmettere un senso di superba complicità.
Sebbene sia lui, Burns, a stare in centro del palco a tirare le fila dello spettacolo, l’atteggiamento è tutto fuorché quello di un leader. La stessa cosa si può dire di John Convertino che addirittura rimane trincerato dietro ai suoi tamburi, quelli di un kit di batteria sistemato al lato del palco, quasi in disparte, salvo poi punteggiare con precisione esemplare ogni momento del concerto. Tutti gli altri sono perfettamente in parte, con una line up parzialmente rinnovata che vede alla chitarra Jairo “depedro” Zavala, al basso Ryan Alfred e alle tastiere (e occasionalmente all’ukulele) Sergio Mendoza. Confermati, nel ruolo di polistrumentisti, i formidabili Jacob Valenzuela e Martin Wenk che per tutta la serata saltano dal vibrafono alle tastiere, dalla chitarra alle percussioni, dalla fisarmonica ai cori sempre, entrambi, con la tromba in mano pronta per soffiate mariachi e contrappunti coloratissimi.
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Calexico | Algiers

Etichetta: CitySlang
Tracce: 12 – Durata: 46:34
Voto: 10/10

Ero preoccupato perché i Calexico sono in giro da parecchio tempo e un gruppo con una storia così lunga, fatta oltretutto di sette dischi ufficiali affiancati da una decina di pubblicazioni sotterranee (live e extra tracks reperibili solo ai concerti), corre il rischio, prima o poi, di esaurire la vena creativa. Fortunatamente i singoli usciti in anticipo sull’album avevano già chiarito che per Convertino e Burns quel momento è ancora piuttosto lontano a venire. La cosa straordinaria è stata scoprire che Algiers fa addirittura di più, presentandosi come uno dei loro lavori migliori, con solo una maggiore concessione alla leggerezza che, lo sapete, da queste parti è sempre ben accolta se accompagnata dalla qualità.
Algiers è un disco splendido, morbidamente commovente nelle sue trame tex-mex e superbamente avvolgente nelle sue prelibate sequenze armoniche. 
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Calexico | Para (Anteprima Algiers)


Il loro nuovo album  si intitola Algiers ed esce il prossimo 10 settembre. Due mesi più tardi, il 13 e 14 novembre, i Calexico suoneranno in Italia a Milano (Alcatraz) e Bologna (Estragon). Biglietti su Ticketone.
Quello del video qui sopra è il primo pezzo messo in circolazione e… se il buon giorno si vede dal mattino, ci aspetta un grande album.

http://www.casadecalexico.com/
 

Calexico | Selection From Road Atlas (1998 – 2011)

Etichetta: City Slang
Tracce: 16 – Durata: 52:33
Voto: 7/10

Selections From Road Atlas (1998 – 2011), come si evince dal titolo è una raccolta ottenuta spulciando i brani contenuti in Raod Atlas, cofanetto uscito lo scorso anno che contiene tutte le pubblicazioni laterali dei Calexico.
Per chi non lo sapesse, la band di Tucson, oltre alla regolare discografia, contempla anche un nutrito numero di uscite discografiche indipendenti preparate esclusivamente per i fans. Sono dischi (in origine CD) che escono in concomitanza con ogni tour e che vengono venduti solo ai concerti (e in tempi recenti anche attraverso il sito ufficiale). Come dicevo, lo scorso anno la City Slang (l’etichetta che si occupa delle uscite ufficiali dei Calexico) ha chiesto ed ottenuto di ripubblicare l’intera raccolta di album in uno speciale cofanetto che, su richiesta stessa di Burns e Convertino, mantiene la sua aura di esclusività e prestigio, uscendo solamente in vinile, con gli otto famosi tour-album per la prima volta in versione LP.
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Calexico – Circo

Etichetta: CasaDeCalexico
Tracce: 28 – Durata: 44:32
Voto: 8/10

Circo non è precisamente il nuovo disco dei Calexico ma la colonna sonora originale che Convertino e Burns hanno composto per uno struggente documentario su una famiglia di circensi che cerca in ogni modo di tenere in vita il Gran Circo Mexico nonostante gravi problemi economici.
Il film percorre assieme al Circo una serie di affascinanti e desolate strade del Messico più rurale e, a sottolineare i paesaggi e le scorribande del tendone, c’è la musica perfetta dei Calexico.
Il disco si presenta in maniera piuttosto classica per gli standard del gruppo ed è costituito da ben 28 tracce strumentali, alcune molto brevi, dal sapore suggestivo e malinconico, così come probabilmente sono le immagini a cui sono state abbinate.
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Depedro – Nubes De Papel

Etichetta: Nat Geo Music
Tracce: 13 – Durata: 49:28
Voto: 7/10

Il secondo disco solista di Jairo Zavala (cantante della rock band madrilena Vacazul) sotto le mentite spoglie di Depedro, giunge a confermare gli intenti del primo capitolo.
Anche questo, come l’altro, è stato prodotto da Joey Burns dei Calexico che partecipa alle session di registrazione con qualche apparizione anche del collega Convertino.
Una collaborazione, quella con la band di Tucson, che rappresenta per Depedro un autentico punto di svolta in una carriera che, da prettamente spagnola, acquista un inevitabile respiro internazionale.
Depedro, che ha lavorato anche con Amparanoia e Andrew Bird, ama confrontarsi con altri mondi musicali dai quali assorbe gusto ed esperienza, confezionando dischi piacevoli e rilassanti, perfetti per chi ama le calienti atmosfere latine ma consigliati anche a chi non resiste alla salsa piccante preferita dai mariachi del Mexico. (more…)

Amparo Sánchez – Tucson-Habana

Etichetta: Pias
Tracce: 14 – Durata: 56:56
Voto:
8/10

Dopo aver passato dodici anni alla guida del gruppo Amparanoia, la cantante Andalusa Amparo Sánchez ha deciso di cominciare una carriera solista con un pezzo da 90, un disco elegante e sopraffino, di eccellente gusto e qualità.
La spinta è giunta dopo la collaborazione con Calexico (il formidabile duetto con Jacob Valenzuela per Inspiración su Carried to Dust) che l’ha resa definitivamente un’artista internazionale.
Se in Spagna godeva già di un rispettabile successo di pubblico e critica, quella collaborazione è riuscita a regalarle parecchie soddisfazioni anche all’estero tant’è che proprio durante una promozione televisiva coi Calexico, in Canada, Amparo ha rotto gli indugi ed ha consegnato a Burns e Convertino un demo con alcune canzoni. (more…)

Calexico @ Estragon (BO) – 23/01/09

Dal momento che a supporto dello show dei Calexico c’era Depedro, pupillo europeo (spagnolo per la precisione) di Burns e Convertino che si è esibito per circa mezz’ora accompagnato dai Calexico stessi, il concerto di venerdì sera all’Estragon di Bologna è durato ben più di due ore.
Un repertorio ormai vastissimo permette alla band di Tucson di produrre spettacoli molto ben congegnati che, nello specifico, ha risentito un po’ dell’assenza di classici come The Ballad of Cable Hogue o Crystal Fontier.
Ciò nonostante, data la qualità dell’ultimo album, eseguito massicciamente, il concerto è stato uno dei migliori visti negli ultimi anni.
I due proprietari dell’azienda sono ormai un’autentica macchina da palco, con Convertino dietro ai tamburi sempre preciso ed elegante, e Burns in prima fila che canta con una qualità sopraffina e con la stessa disinvoltura con la quale si sbizzarrisce nell’utilizzo di chitarre elettriche ed acustiche.
Il resto della band è di prim’ordine col gradito ritorno (dopo la breve assenza del periodo Garden Ruin) di Jacob Valenzuela, trombettista/polistrumentista che connota le canzoni dei Calexico con quell’inconfondibile sapore di chili e tequila, e Martin Wenk che non s’è risparmiato nell’utilizzo degli strumenti più vari e disparati (tromba, armonica, fisarmonica, sintetizzatore, chitarra, vibrafono, corno, voce e fischio) fino al fidato Paul Niehaus alle chitarre (Pedal Steel inclusa, ovviamente).
Una precisione esecutiva impeccabile che non ha mancato di affascinare un pubblico (piuttosto adulto) attento e partecipe, evidentemente in balia di quella che Burns stesso dal palco definisce, “musica senza confini” dimenticandosi, forse, di aver racchiuso nel nome stesso della band proprio quel confine tra California e Mexico che spesso ha caratterizza la loro musica.
Ed infatti noi europei siamo probabilmente affascinati dai richiami dell’Arizona e dagli echi esotici che quella musica provoca nei nostri animi latini non essendo poi così lontana da quella prodotta nel sud del vecchio continente.
Ed ecco che, infatti, a farci battere più forte il cuore (ma anche le mani a tempo) sono stati i brani più connotati in quel senso: Inspiracion con quel riff tipicamente mariachi e con Valenzuela che si incarica di entrambe le parti vocali del duetto, El Gatillo / Trigger, che ha travolto letteralmente il pubblico della sala, fino a Minas de Cobre e all’immancabile Guero Canelo.
Appositamente indurite, alcune belle tracce del penultimo album (All Systems Red e Roka su tutte) hanno saputo alzare il tiro, con effusioni al limite del punk rock, quando il concerto aveva bisogno di una scossa elettrica.

Ma le gemme della serata sono state un’inaspettata In the Reins (incisa nell’omonimo EP in collaborazione con Iron & Wine) e la stupenda cover di Alone Again Or dei Love che Arthur Lee deve aver scritto proprio pensando ai Calexico, sebbene i Calexico non fossero ancora nati.
Dopo lo spettacolo Depedro e Joey Burns sono scesi dal palco e sono andati a vendere
magliette e dischi (e calendari, stupendi!) soffermandosi a chiacchierare con il pubblico e firmando anche qualche autografo, con molta semplicità ed umiltà.

Non è una cosa che si vede facilmente. E quando si vede fa sempre piacere.

Calexico – Carried to Dust

Carried to DustEtichetta: City Slang
Voto: 10/10

Si tranquillizzino tutti quelli rimasti delusi dal cambio di rotta che i Calexico tentarono nella collaborazione con Iron & Wine e, soprattutto, nel bistrattato Garden Ruin dell’anno scorso.
Carried to Dust riporta tutto a Tucson, in Arizona, accompagnando il viaggio di ritorno con chitarre slide, canti dei mariachi e trombe infuocate ossidate dalla sabbia del deserto.
Tutti tranquilli perché Burns & Convertino hanno solo fatto qualche esperienza in giro per poi andare a Canossa nella maniera più sorprendente che ci sia.
Il nuovo album rimette assieme una famiglia affiatata e in grande spolvero. Con Nick Luca in consolle, c’è Paul Niehaus alla slide-guitar, Volker Zander al basso e ci sono pure i grandi Jacob Valenzuela e Martin Wenk.
Se ciò non bastasse, per la copertina è stato richiamato il buon vecchio Victor Gastelum. (more…)

Calexico – Garden Ruin

Garden Ruin (Dig)Se volete le trombe dei mariachi o le slide guitars impolverate dalle sabbie dell’arizona e se vi preparate allascolto di Garden Ruin con una coppa di margarita tra le dita, sappiate che il nuovo disco dei Calexico per voi potrebbe rappresentare una delusione.
Siamo di fronte all’opera più pop della band di Tucson, nata dopo moltissimi anni al servizio della musica più libera ed emotiva del panorama indie-rock e che si presenta come una raccolta di bellissime canzoni pronte per essere consumate nei nostri giracidì per molti e molti mesi.
Garden Ruin sembra la piccola grande rivincita di Burns e Convertino, l’autentica svolta per una band che, se aveva un limite, era quello di essere troppo legata alle sonorità Tex-Mex.
Con tutto che il sottoscritto adora QUEI Calexico, è innegabile che questo nuovo capitolo rappresenti un salto di qualità sorprendente ed eccitante.
Il cambiamento era dietro l’angolo e il disco di quest’inverno con Iron & Wine può essere considerato il veicolo di transizione per questo nuovo piccolo gioiello.
Già dalla copertina si evince l’aria di novità: il classico logo dei Calexico è sparito sostiuito da una font pennellata che campeggia su un dipinto che poco ha a che vedere con larte elettronica dei lavori precedenti.
La musica si fa più semplice e c’è grande spazio per le armonie vocali.  La scelta, precisa e coraggiosa, è stata proprio quella di accantonare (o quasi) le tipiche atosfere messicane per dare sfogo ad un suono più cosmopolita col puro e semplice gusto per la ballata rock. Mancano, per darvi il metro dell’opera, le celebri  composizioni strumentali dei Calexico e il numero delle tracce (11) è incredibilmente basso rispetto alla consuetudine della loro discografia.
Con ciò detto, bisogna aggiungere che questa nuova attitudine pop non ha per nulla snaturato i Calexico; quella che ascoltiamo in questo album è proprio la band che  conosciamo, con la voce inconfondibile di Joey Burns e le svisate strumentali del grande John Convertino. Qui e là, è ovvio, le slides e i sombreros fanno di nuovo capolino e appaiono le squisite spruzzate Tex-Mex cui siamo abituati (Cruel), ma non rappresentano (comera invece in passato) l’ossatura intrinseca della musica del gruppo. Ci sono echi beatlesiani (Bisbee Blue e Lucky Dime potrebbero far parte del doppio Bianco), cè un rimodernato folk-beat e ci sono, a completare l’opera,  alcune tipiche ballads da pelle d’oca (su tutte la strepitosa All system red in coda all’album).
Panic Open Strings è un pezzo di rara bellezza; Devendra Banhart darebbe un braccio per riuscire a scrivere una canzone come questa. Siamo ai bordi del country-rock anni 70 con retrogusto di Paul Simon ma con una freschezza di idee irraggiungibile da qualsiasi pisciasotto neo-acoustic.
E che dire di Cruel, il brano che ha aticipato l’album in versione singolo? Un gioiello stracolmo di dolcezza e poesia da ascoltare in continuo repeat per decine di volte.
Poco altro da aggiungere: Garden Ruin è un disco epocale, un sicuro mezzo per conquistare un maggior numero di appassionati senza sminuire nemmeno di un millimetro la grandezza di questa band unica.
Garden Ruin esce in versione CD, CD+DVD (con due extra tracks e un video del making of) e nel bellissimo formato LP Gatefold Sleeve.
I Calexico stanno per arrivare in italia per due date del tour assieme a Iron & Wine
10 maggio al New Age di Roncade (TV), 11 maggio al Rolling Stone di Milano

Iron & Wine / Calexico – In The Reins

Come vi avevo già raccontato qualche tempo fa, l’incontro tra Sam  Beam (Iron & Wine) e il duo Burns/Convertino (Calexico) era nell’aria da molto tempo. L’idea di un progetto comune si era già fatta sentire nel 2001 all’epoca in cui la band di Tucson aveva voluto Beam per aprire i concerti del tour americano. Poi, a causa di impegni vari (se li conoscete sapete benissimo che Burns e Convertino non se ne stanno di certo mai con le mani in mano) la cosa è stata rimandata fino a quest’estate quando i Calexico, prima di mettersi al lavoro sul nuovo tour-album*, si sono incontrati con I&W per la realizzazione di questo piccolo gioiellino.
In epoca di super produzioni, di dischi che durano un’ora e mezza, di pubblicazioni semestrali e progetti interminabili,  Iron&Wine ci appare come uno che non esagera. In the reins, così come il suo predecessore (The Woman King), è un semplice EP con 7 canzoni pari a 28 minuti.
Inutile dire che ogni singolo minuto è assolutamente piacevole, fatto di un folk mai invadente che,  grazie all’apporto del gruppo di Tucson, tocca territori Tex-Mex (con anche la partecipazione Salvador Duran per un intervento vocale su He Lays in the rains) ma anche piacevolmente C&W, con il solito corredo di slide guitars, trombe squillanti e meste ballate da cowboys.
E’ piuttosto sorprendente ascoltare la sinergia tra queste due realtà dell’underground americano, sufficientemente diverse tra loro pur senza essere diametralmente opposte. Il lavoro che ne risulta è di rara bellezza e riesce a toccare il cuore anche di chi non s’è mai interessato di questa musica o non abbia un particolare affetto per il folklore americano.
La capacità di tradurre in un ipotetico esperanto musicale un linguaggio che potrebbe risultare incomprensibile a chi non ha familiarità con speroni o sombreros, per questo insieme di musicisti è un compito facile come bere un bicchier d’acqua e il risultato è gradevole come un margarita.
Da avere assolutamente!

* A fianco delle pubblicazioni ufficiali, è consuetudine dei Calexico di pubblicare i cosiddetti Tour-Album, dei veri e propri album della band fatti con la libertà dell’autoproduzione e contenenti materiale inedito e, qualche volta, dal vivo. Il nuovo, appena uscito, si chiama “The Book and The Canal”, dura circa 49 minuti e contiene 17 canzoni tra provini e live sessions. L’album è distribuito unicamente ai concerti che il gruppo sta realizzando proprio con Iron & Wine a supporto di In The Reins con la speranza di un loro imminente arrivo in Italia

Iron & Wine / Calexico

E’ ormai certo che “In the reins“, il follow-up del bel “Woman King” di Iron & Wine, sarà nei negozi a metà settembre. 
L’album (poco più di un EP, a dire il vero) promette bene e, tra le cose ghiotte che lo riguardano, c’è nientemeno che la presenza dei Calexico. I primi contatti di Sam Bean con il dinamico-duo di Tucson risalgono a tre anni fa quando li avrebbe voluti come backing band per il suo debutto. Purtroppo gli impegni di Burns e Convertino, all’epoca impegnati nella realizzazione di Feast of Wire, non permisero che ciò accadesse e la cosa è stata rimandata fino ad oggi.
“He Lays In Reins”, il brano di apertura è già un piccolo must del digital download e QUI potete scaricarlo anche voi.
Poi, però, quando esce il disco, lo si compra (o scarica) legalmente eh?!

Casa de Calexico

Se amate i Calexico sapete quanto sono ‘buoni’ con noi fans.
Se non ci siete mai stati, fate un giro nella loro . Potete trovarci un sacco di ghiottonerie e anche alcuni mp3 con pezzi inediti o remiscelati.
Non è da tutti.
Inoltre in un’altra pagina potete trovare due strepitosi concerti (uno del 2000 in Danimarca e l’altro del 2003 in Svezia) incisi magnificamente e scaricabili col beneplacito di Joey e John in persona.
In particolare quello del 2003 (doppio CD) è strepitoso. Con la Band in stato di grazia e una registrazione da disco ufficiale. Che volete di più?

Alone Again Or

Lo confesso, vergognandomene un po: Ho ascoltato forever changes dei Love solo qualche mese fa.
La prima cosa che mi ha colpito è stata la bellezza incommensurabile di Alone again or, il brano di apertura. Una composizione di Brian McClean sapientemente migliorata dai controcanti dal grande Arthur Lee. Una cosa che ho dovuto constatare istantaneamente, mentre sentivo quel pezzo è stata la grande influenza che un gruppo come i Love devono aver avuto su Joey Burns e John Convertino che, prima coi Giant Sand e oggi coi Calexico, hanno ripercorso spesso medesime strade musicali. La cosa bizzarra è che se certe sonorità tex-mex appaiono congeniali se provengono da un gruppo dell’Arizona come i Calexico, assumono caratteristiche di tributo quando a proporcele è un gruppo californiano come quello di Lee.
Insomma, per farla breve, la prima cosa che ho detto sentendo Alone again or è stata proprio: Sembra un pezzo dei Calexico!

Ed ecco allora amplificarsi la mia sorpresa quando qualche mese fa i Calexico hanno registrato e pubblicato una loro versione di questa canzone.
Comè? Bellissima e pedissequamente ricalcata dall’originale. A voi il giudizio e i confronti. Io le amo entrambe.
:-)

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