Quando ho visto le immagini di Antony sono stato subito portato agli anni 80. Pensavo: omioddio, ecco un altro frutto del tremendo eighties revival. Mi venivano alla mente Klaus Nomi, Boy George e Pete Burns. Forse il primo più degli altri due, forse per l’attitudine più intellettualoide di Klaus rispetto a Gorge e Pete che devo aver riconosciuto in Antony prima ancora di sentire l’album.
Stavolta, però, sono stato tratto in inganno e gli anni 80 non c’entrano proprio nulla. Sebbene questo disco sia a suo modo retrò, gli eighties, una volta tanto, sono lasciati in pace.
Di lui sapevo poco se non che è il proprietario della voce impostata che duetta con Rufus Wainwright in Old whores diet su Want Two. Nient’altro. 
Giuntomi per le mani questo curioso e affascinante I’m a bird now, ho fatto incetta di informazioni per scoprire che:
Antony arriva da Londra ma ha cominciato a muovere i primi passi artistici in California; dalla California s’è trasferito a New York dove ha iniziato, giovanissimo, a scrivere canzoni; Si veste spesso in modo sgargiante e curioso e si definisce serenamente transessuale; Antony è un cantante particolarissimo, con una timbrica che ricorda, con le dovute differenze, sia Nina Simone sia Marc Almond ed ha un gusto particolarmente accentuato per l’arte della sottrazione.
Ed in effetti, le canzoni di I’m a bird now non eccedono mai in orchestrazioni o arrangiamenti ridondanti e ci sorprendono, casomai, più per la scarnificazione degli arrangiamenti e la sofferta teatralità dell’interpretazione. Così com’era l’approccio di Nina Simone ma non di Marc Almond, appunto.
Questo dovrebbe essere sufficiente a capire che non si tratta, come qualcuno ha voluto farci pensare, del nuovo Rufus Wainwrght. Rufus cè, loriginale, ma è solo lo splendido interprete di un pezzo dell’album (What can I do?, un minuto e quaranta a dir poco sublimi) venuto a ricambiare il favore di Old Whores diet e niente più. Ed anzi, a volerla dire tutta, possiamo aggiungere che chi cerca Rufus in Antony rimarrà deluso. Antony è, in qualche modo più rock pur senza le caratteristiche tipiche del rock. Ed in effetti The Johnsons, la band che lo accompagna, è una formazione sicuramente poco incline al rock: viola, violoncello, violino, pianoforte, basso e batteria.
Le cose che piacciono a Antony sono facilmente riscontrabili tra i solchi dellalbum: i Velvet Underground, Barry Manilow, Billie Holiday e Otis Redding che (leggo su RUMORE in una patetica dichiarazione), qualora ancora fosse vivo, Antony vorrebbe per marito. E proprio l’umore di Otis Redding fa capolino nella sublime soul ballad Fistful of Love (con una breve apparizione di Lou Reed) che sembra uscita da una session coi BarKeys del 1966.
In altri pezzi ci sono collaboratori illustri come Devendra Banhart (Spiralling) e Boy Gorge che ho riascoltato con grande tenerezza. Da quella pallida reunion dei Culture Club del 99 era stato difficile risentirlo cantare e con Antony intona una delicata ballata intitolata You are my sister.
Quindi ecco il disco più cool del momento. Quello che tutti dovreste avere per non venire tagliati fuori nelle prossime conversazioni nei salotti più snob della città.
Insomma questo album che a tratti appare lezioso e a tratti certamente naif ha un grande pregio: più lo senti e più non più farne a meno, più le canzoni suonano e più ci si accorge della loro purezza ed onestà, più riferimenti ci vengono in mente tante più smentite sono dietro l’angolo. Come a sostenere che Antony ha in serbo per noi molti altri bellissimi dischi e forse non è il caso di lasciarcene scappare nessuno. Nemmeno questo.

Per darvi un’idea: QUI un bellissimo video-flash per “The Lake”, bel pezzo del precedente EP, ingiustamente escluso dall’album.
Ah: Per inciso, Antony and The Johnsons sono al secondo album. Il primo, eponimo, di qualche tempo fa, a detta dello stesso Antony è talmente ingenuo da poter considerare I’m a bird Now come opera prima.