Caro Carlo,
Permettimi innanzi tutto di dirti che sono un tuo sostenitore.
È in virtù di questo che mi sono permesso di scrivere questa lettera oltre che di adottare un tono confidenziale che, mi auguro, non ti offenderà. Per riferirmi a te non ho usato la parola fan per due ragioni: principalmente cerco di usare meno parole straniere possibili e, in secondo luogo, la riconosco come più adatta ad un altro genere d’ammiratore. Io mi definisco tuo sostenitore. Mi piace come svolgi il tuo lavoro e ti sostengo anche quando ti attaccano a causa di qualche scivolone o marchetta che, penso, si possano perdonare a te così come si perdonavano a Vittorio DeSica o ad Ugo Tognazzi.
Ma. Non sono qui per parlare del tuo lavoro. Finirei per mettermi dalla parte del torto e fare esattamente quello che hai fatto tu per meritarti questa lettera aperta. Io di cinema sono un fruitore ma nulla di più.
Quindi. Ho letto le tue dichiarazioni riguardo alla musica pop di oggi e sono rimasto sconcertato. Lo sconcerto dipende dal fatto che non è la prima volta che leggo scempiaggini simili attribuite a te.
Scempiaggini, sì. Se il giornalista ha riportato tutta la verità, è ora che qualcuno, sebbene un illustre sconosciuto come il sottoscritto, ti comunichi che hai pronunciato una tale serie di sciocchezze davvero difficile da assoggettare ad una persona di cultura come te.
Ciò che più mi fa tristezza è che tu le abbia pronunciate come se ti sentissi un’autorità nel campo, quando sei solo un semplice appassionato. Che tu lo sia ti fa onore e, davvero, si capisce quanto sia sincera la tua passione ma, credi, l’impressione che danno le tue dichiarazioni riporta soltanto la tua insufficiente informazione riguardo la musica pop, non dico di oggi ma, dell’ultimo decennio.
Io, ci mancherebbe altro, di questo non te ne faccio una colpa. Come potrei? Hai sicuramente una vita molto piena e forse non hai tutto il tempo da buttare che ho io. Quello per cui ti rimprovero è la sicumera nel professarti esperto in un campo del quale, perdonami, evidentemente non hai grandi conoscenze. Hai i tuoi gusti, le tue passioni, che sono sacrosante senza però, non dirmi che non lo sai, corrispondere alla realtà.
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Sono sicuro, poi, che si tratti di un errore di stampa quel “cento persone” riferito ai presunti ammiratori dei Radiohead. Non posso pensare che tu davvero non abbia coscienza della loro reale fama. E’ vero, forse sono meno popolari dei Red Hot Chili Peppers, ma non sono proprio elitari. Inoltre, non hai pensato che dopo 15 anni di carriera per i Radiohead e 22 per i Peppers, la definizione di gruppo giovane cominci ad andar loro un po’ stretta?
Comunque. Questi due sono gli unici nomi che pronuncerò in questa mia lettera. Sarebbe troppo facile far pompa delle mie presunte conoscenze per dimostrare qualcosa che le tue dichiarazioni fanno benissimo da sole.
Vorrei solo che, per una volta, provassi a riflettere sul fatto che tenersi stretti i propri ricordi è una cosa buona e rispettabile solo fino a quando non vengono elevati a culto o, peggio, a sapienza. I musicisti del passato sono stati importanti per tutti (o quasi) quelli di oggi. A loro volta erano importanti per loro tutti quelli venuti prima e così via.
Prova, se ti va, a dimostrarmi che non ho torto nell’immaginarti persona aperta: prova, dicevo, ad ascoltare un po di pop-rock attuale. Quello buono c’è oggi come c’era ai tempi nostri. Solo che a te, si capisce, nessuno l’ha mai fatto ascoltare. Mi offro di provarci io, se non trovi nessun altro, consigliandoti per cominciare quelli che piacciono a me.
Con affetto
Joyello.


P.S. L’argomento meriterebbe una discussione a parte, ma temo finirei per essere prolisso. Ragion per cui mi limito a scrivere solo un Post Scriptum sulla questione riguardante la musica scaricata dalla Rete. Cercherò, senza garantire di riuscirci, d’essere brevissimo:
Anche nei confronti di quest’argomento la tua visione m’è sembrata un po’ superficiale. D’accordo: oggi non si sentono più gli ELLEPÌ come si faceva negli anni 70 ma questo, oltre a scatenare un po’ di nostalgia in noi tra i 40 e i 50, cosa c’entra con la qualità della proposta? Una volta c’erano i dischi in vinile, poi sono arrivati i CD ed oggi c’è il lettore mp3. La qualità di quello che contengono dovrebbe esulare dall’involucro. No? Gli anni passano e, per fortuna, le cose cambiano, si evolvono; senza per questo precludere altre opportunità: se preferisci il CD o lLP, qual è il problema? Vengono fabbricati ancora oggi come allora. Il punto è che a comprarli restiamo solo io e te che, se mi permetti, siamo un po’ passatelli

Io credo che l’Internet dia molte più opportunità di sentire cose interessanti di quante fosse possibile sentire negli anni passati. Questo è quanto. Punto e basta. Il fatto che l’industria musicale non abbia ancora capito come riuscire a sopravvivere ad una situazione già chiara e definita come questa, la dice lunga sulla poca attendibilità che quelli come noi, che amano le canzonette e gli assoli di chitarra, sono ormai disposti a concedergli.
Se da un lato la gran facilità di pubblicare musica in Rete corre il rischio di confondere le idee di chi vuole semplicemente fruirne, dall’altro c’è un primo passo verso la fine del divismo imperante che, francamente, io auspico come imminente.
Cito e parafraso, per chiudere, le parole di un collega blogger che ben si adattano alla situazione. O, quantomeno, al tentativo di provare a partire dal punto fermo che oggi la maggior parte della musica viene scarica in maniera illegale dall’Internet:
Immagino, senza molta fantasia, che in un futuro piuttosto prossimo la musica difficilmente sarà ancora comperata. Una delle forme di guadagno più dirette per i musicisti rimarranno i concerti. Una specie di ritorno alle origini, ai tempi in cui in cui l’artista era prevalentemente la sua esibizione e non la sua registrazione.

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