Inglesi fino al midollo e beat nel profondo dell’anima, Kaiser Chiefs pubblicano oggi il seguito del fortunato debutto (tre milioni di copie vendute!) di due anni fa.
Yours Truly, Angry Mobè un album che coraggiosamente prova a prendere le distanze dal precedente, insinuandosi in un percorso notevolmente più leggero senza che questo ne sminuisca il valore.
Il singolo Ruby, già in circolazione da qualche settimana, ha quel vago sapore di Dexys Midnight Runner che ha letteralmente fatto impazzire i britannici (sui quali la band di Kevin Rowland ha sempre avuto una particolare influenza) ed anche qui da noi, soprattutto nella blogsfera, il pezzo ha affascinato molti appassionati.
La soave leggerezza delle composizioni dei KC è, come dicevo all’inizio, puro estratto di Brit Pop, dove tutti i nomi più autorevoli del genere vengono alla mente. The Kinks e The Who (pionieri di una scena Mod molto amata da Ricky Wilson), ma anche più banalmente The Beatles, che risultano evidenti fin dalla copertina, talmente beatlesiana da far venire alla mente i Fab4 senza citare direttamente nessuna delle loro celebri grafiche. E pare che la cosa sia reciproca: Paul McCartney in persona avrebbe dichiarato: Se fossi un giovane musicista probabilmente farei parte dei Kaiser Chiefs. E poi anche The Smiths, della musica dei quali ci sono solo alcune eco lontane, ma che vengono alla mente nel vedere accreditato alla produzione quello Stephen Street (produttore di alcuni dei migliori dischi di Morrissey & Marr) che circa 25 anni fa cambiò radicalmente il mondo della musica leggera. Quindi un gusto britannico a 360 gradi che prende in esame, ampliandolo e attualizzandolo, tutto l’umore jingle-jangle tipico del Beat.
Le canzoni sono graziose; tutte scritte come se dovessero vivere individualmente e, di conseguenza, tutte possibili candidate ad uscite su singolo. Angry Mob ha un andamento piuttosto semplice fino al gancio formidabile del crescendo piazzato in coda. Boxing Champ, cantata da Nick Hodgson il batterista, strizza l’occhio al trip hop anni 90; Heat Dies Down ha un riff e un ritornello di sublime eleganza al servizio di un’orecchiabilità da fare invidia ai migliori Oasis, mentre Damon Albarn darebbe miliardi per scrivere ancora qualcosa di squisitamente pop come Retirement.
Il tono generale dell’album è leggero senza per questo rinunciare alla profondità ed all’impegno tipici di certa musica giovanile del passato. La band, concretamente in crescita, ci mostra che lo spauracchio del temuto secondo album può essere sconfitto con la semplice genuinità e con il talento. Sebbene s’intravedano qui e là gli aloni di Employment(Caroline Says), durante l’intero sviluppo del disco a venire fuori è soprattutto l’evidente bisogno di lasciare un’impronta personale nell’universo della musica leggera (non solo) inglese.
Quando uscì il loro primo disco, era impossibile leggerne recensioni senza dichiarazioni del gruppo riguardo il faticoso percorso fatto per ottenere il successo. Dopo quasi dieci anni di gavetta, costellati da continui rifiuti, riuscirono a pubblicare qualche singolo ed un album che li ha messi in luce come una tra le migliori formazioni degli ultimi tempi.
Con l’uscita di Your Truly, Angry Mob, ora, nessuno riuscirà più a dubitare di un talento che, finalmente, li consegnerà alla storia.
6/10

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