A tre anni dal celebratissimo Il suicidio dei Samurai, il nuovo disco dei Verdena, Requiem, ci riconsegna una delle più interessanti formazioni del Rock europeo, forte di una grande maturità e di una consapevolezza degna dei più grandi nomi del momento. Figli (in)diretti di quel filone post grunge che ha negli Afterhours e nei Marlene Kuntz i massimi esponenti italiani del genere, i Verdena hanno conquistato a piccoli passi decisi, la posizione di band di culto, sfruttando una coerenza e una capacità davvero invidiabili.
Toni cupi, brani di ampio respiro e lunga durata (Il Gulliver e Sotto prescrizione del dottor Huxley superano i dieci minuti) e una lirica molto matura(ta) sono le principali caratteristiche di Requiem. A venire fuori più spesso sono certe atmosfere psichedeliche e bluesy tipiche degli anni 70 che denotano una certa passione dei tre bergamaschi per certo progressive d’antan sapientemente coniugato all’aggressività del hard rock e del punk. Lo stesso che succedeva nella musica della scena di Seattle degli anni 90 della quale molto spesso, tra le tracce del disco (Don Calisto, Isacco Nucleare), viene facile individuare il richiamo di Soundgarden e Screaming Trees. Ma è soprattutto nei brani più pacati ed acustici come Trovami un modo semplice per uscirne, con quel tremolo veemente sulla chitarra o come Angie (nessun riferimento con l’omonimo hit dei Rolling Stones) dove maggiormente si può trovare il più deciso segno di svolta. Difatti, in linea generale, Requiem suona molto diverso dai precedenti lavori dei Verdena.
Sebbene il singolo uscito in anticipo (Muori Delay) non ne evidenziasse totalmente la virata, contribuendo caso mai a fare da testimone tra una fase e l’altra della carriera della band, questo album è quello della definitiva consacrazione e il brano del singolo è servito soltanto a ricordarci di quale pasta fossero fatti questi ragazzi.
Un disco per il quale è facile immaginare che i Verdena abbiano avuto modo di esprimersi senza restrizioni di alcun tipo. Come se la produzione avesse dato loro carta bianca per realizzare un album di densa pastosità che in alcuni passaggi ricorda le voluminose divagazioni dei Mars Volta con un linguaggio di respiro tanto mediterraneo quanto internazionale. Pochi giri di parole, molta carne al fuoco e la capacita invidiabile di arrivare immediatamente al punto. Come se l’urgenza di esprimere un concetto fosse inevitabile e carica come un fucile. Come se a suonare fossero gli strumenti da soli e il cuore dei musicisti fungesse semplicemente da regista, lasciando che tutto scorresse, nel cuore e nell’anima, con sangue, sudore e lacrime, senza cali adolescenziali e senza vetuste inclinazioni di genere e con la creazione di uno dei migliori brani di questo inizio secolo, Canos, un autentico capolavoro.
Requiem è rock ma è nuovo. Potente, sincero, animale e divino. È qualcosa che rimarrà a lungo, con tanto ardore e vortici sonori che fanno immaginare un aspetto live davvero travolgente. Come a dire che l’appuntamento coi Verdena in concerto, in questo senso, diventa imprescindibile.
8/10


Ecco le prossime date del tour:

 21 Aprile Genova / Logo Loco
24 Aprile Codevilla (PV) / Thunder road
25 Aprile Donoratico (LI) / Parco Delle Sughere
27 Aprile Palermo / Bier Garten
28 Aprile Scordia (CT) / Krossover