Let it Die, esordio discografico di Leslie Feist del 2004 aveva fatto molte promesse.
The Reminder è qui per mantenerle. La folkeuse canadese, classe 1976, che si è fatta notare tra le fila dei Broken Social Scene, ha deciso di fare sul serio alla voce carriera solista. The Reminder è un album molto pensato e ben scritto. Un lavoro sul quale si è investito molto partendo da un entourage d’eccezione (da Gonzales a Jamie Lidell passando per i Kings of Convenience e gli amici dei BSS), che ha dato fuoco alla miccia che oggi fa esplodere questa piccola bomba.
Una bomba, sì, perché contiene brani di grande levatura e autentici istant classic ma anche, ahimè, piccola  poiché, nonostante canzoni di rara bellezza e altrettanta immediatezza come l’opening track So Sorry, l’album sembra non voler mai prendere sul serio l’ipotesi del mainstream.
Non che ci sia niente di male, intendiamoci. Semplicemente dispiace un po’: non sarebbe male vedere su MTV il video di My Moon My Man almeno tante volte quanto vediamo quello di Nelly Furtado!
Tra i solchi del disco scorre un gusto piacevolmente fresco per la canzone leggera. Feist ha le credenziali per piacere davvero ad un pubblico molto ampio e qualche caduta di tono dell’opera sembra posizionata ad arte per disorientare e frenare gli impulsi…
Ma non vorrei portarvi fuori strada. Oggi sono qui per parlare bene di The Reminder. Ciò che vi chiedo è di ascoltarlo senza preconcetti. Stiano lontani, ad esempio, tutti quelli ingannati da certi critici ciarlatani che hanno scomodato Jane Birkin o a Carla Bruni: la delusione potrebbe essere cocente. Qui non ci sono vocine svenevoli o sussurranti tremolii uterini. Se proprio vogliamo trovare qualcuno a cui avvicinare Feist (ma, intendiamoci, lo faccio solo per mettermi nel mucchio dei ciarlatani di cui sopra), io citerei PJ Harvey e Morrissey. Due nomi agli antipodi, forse, ma che ben riassumono l’emotività espressa in questo album. Provate a suonare I Feel it All e ditemi se ho sbagliato di tanto.
Oh sì, alcune volte è inevitabile pensare che il modo di esprimersi di Leslie risenta del suo amore per certe illustri voci femminili del passato, ma in realtà è frutto di unintensa ricerca molto attenta e… attuale. Il suo amore per il rock e la sua evidente passione per il pop fanno uscire nomi a sproposito senza che nessuno si sia accorto di essere al cospetto dellultima grande chanteuse. Originale e innovativa tanto quanto lo furono Patti Smith, Dusty Springfield o Nina Simone (della quale riprende See-line Woman che, per l’occasione viene riscritta e ritoccata fino a diventare See-Lion Woman) alle quali sicuramente ha rubato qualche piccolo segreto ma senza che le personalità delle sue muse si impadroniscano mai della sua.
Questo album non è certamente rivoluzionario e non è nemmeno il disco più bello di quest’anno ma di una cosa sono certo: Feist sta facendo del suo meglio per scrollarsi di dosso tutto quello che possa in qualche modo ricondurla alle cantautrici classiche. A differenza di certe sue colleghe d’oggidì (Torrini, Cat Power, Paulusma), il suo approccio è quello di alleggerirsi del fardello della “tradizione” in favore di qualcosa di squisitamente innovativo che utilizza un linguaggio (finalmente!) gioioso e rassicurante che arriva con facilità agli adolescenti e anche a chi la trentina l’ha passata da un pezzo.
Se vi pare poco…