Etichetta: La Pioggia / Venus
Voto: 9/10

Paolo Benvegnù l’ho conosciuto molti anni fa. Era il 1995 ed eravamo in uno studio di registrazione del bresciano dove lui aveva appena finito di mixare il primo demo degli Scisma (Bombardano Cortina) ed io stavo per cominciare le registrazioni del secondo album de Le Madri.
Con molto orgoglio e tanta riverente modestia, Paolo volle farci ascoltare un po’ delle cose fatte col suo gruppo e ricordo benissimo di essere rimasto molto affascinato dal loro lavoro. Pensai subito che fossero molto bravi e glielo dissi.
Noi eravamo una piccola ma consolidata realtà dell’indie italiano, mentre loro cercavano una propria strada con un prodotto ambizioso e curatissimo. Chiacchierammo un po’ e ricordo di essere rimasto sbalordito dalla serietà con cui Paolo e gli Scisma stavano affrontando questo passo. L’atteggiamento mio era (ed è ancora) molto più cazzaro.
Oggi non esistono più né Le Madri né gli Scisma, sono passati tredici anni da quella sera e i ruoli sono stati giustamente sovvertiti. La realtà consolidata della musica italiana non sono più io ma Paolo. Paolo che è rimasto lo stesso entusiasta di allora. Produce dischi splendidi ma sente sempre il bisogno di essere confortato sulla qualità del suo lavoro.
E’ da un po’ che non l’incontro ma, ne sono certo, se accadesse mi chiederebbe immediatamente un parere sul Le Labbra. Non perché io sia chissachì, tutt’altro. E’ che Paolo è fatto così. Fa musica con ardore, ci mette l’anima e ci crede e riesce a non perdere il contatto con la realtà, si preoccupa, si interroga, si mette in discussione e vuole riscontri. Da noi.
Le Labbra è uno dei dischi più belli che mi sia capitato di ascoltare quest’anno. Paolo Benvegnù è riuscito a mettere insieme un gruppo di canzoni magiche e ben confezionate dove ogni cosa è al posto giusto e dove anche qualche eccesso di verbosità riscontrato nei suoi precedenti titoli qui viene saggiamente smussato.
Il brano di apertura, La Schiena, è un capolavoro di arrangiamento. Lavorato su pochissime note che si sviluppano in un crescendo affascinante ed angosciante quanto le parole del testo. Esasperando, con precisione ed insistenza, come quella goccia che scava la mia schiena lentamente…con un ritmo costante.
Amore santo e blasfemo, al contrario, ha un ritmo dispari che stranisce per quanto riesca nel difficile ruolo di svecchiamento della nostra canzone d’autore. Gli archi contrappuntati alla sezione fiati si fanno strada su un telaio formidabile che percorre terreni internazionali ma portando sempre con sé una scatolina di ricordi del nostro paese.
Strampalata e bella oltre misura è anche La Peste con divagazioni progressive di marca King Crimson dove la scuola di Robert Fripp si ammorbidisce da quella altrettanto rilevante di Benvegnù che ci mette il violino, il mellotron e i fiati a confonder le idee della canzone italiana. Sbalordisce quanto Paolo sia probabilmente tra i più bravi in italia, e rimanga ancora così d’elite. Un disco come questo dovrebbe stare nelle case di tutti. E’ un lavoro che riesce a mettere pace tra chi cerca la canzonetta e chi invece vuole qualcosa di più. E’, se vogliamo, un disco d’altri tempi. Quei tempi andati in cui qualità e successo non erano concetti così alieni.
Le Labbra non sbaglia un colpo. E’ intenso e maturo. Un’opera struggente e complessa sdoganata sotto le spoglie di un semplice disco pop. Come il miglior Battisti, il DeAndrè più poetico e in Fossati all’apice, Paolo Benvegnù riesce nel faticoso compito di dare alla musica italiana un nuovo punto di riferimento. Senza esigenze esterofile o mire altisonanti ma rimanendo qui, a casa, a suonare la sua musica con quest’esile sembianza.
La melodiosa apertura di Cinque Secondi, per fare un esempio, si frantuma in una lisergica digressione in aria di free jazz che si affretta a riappropriarsi dei suoi stessi connotati, riportando nei ranghi una voglia impazzita di musica leggera, senza che nulla si irrigidisca ma che, al contempo, nulla suoni scontato. E’ un disco importante. Non aspettate che sia diventato un classico, per comprarlo.

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