Etichetta: Matador
Voto: 8/10

Supreme Balloon è il nuovo lavoro che l’electro duo Matmos ha registrato in giro per il mondo nel corso degli ultimi due anni e che arriverà nei negozi a partire dal prossimo 5 maggio.
Chi li conosce ha imparato quanto sia difficile sapere cosa aspettarsi da un loro disco nuovo. La loro ricerca e la loro fantasia sono talmente illimitate da trascendere ogni stile ed ogni direzione.
Supreme Balloon, infatti, si presenta in maniera molto diversa dal precedente The rose has teeth in the mouth of a beast, dove tutto era sontuoso e ricco, e si manifesta con movimenti elettronici vicini a certo sperimentalismo degli anni 60 e 70 rievocato dall’uso di sintetizzatori d’epoca come Arp 2006, Korg WT10, Roland TB-303, Waldorf Q ed ovviamente MiniMoog, che ripristinano sonorità cosmic-pop dei pionieri del genere per arrivare alle librerie sonore degli sperimentatori anni 80 come Monte Cazazza, Throbbing Gristle o anche a Front Line Assembly prima maniera e, ovviamente, andare ancora oltre…
Brani dinoccolati e asciutti con tempi dispari e arrangiamenti estremi, si fanno strada nella nostra quotidianità dopo che abbiamo dato loro l’opportunità di entravi.
Il primo ascolto non è dei più facili. E’ spiazzante. Già il secondo è miracolosamente più agevole. Quei motivetti, quelle marcette e quei suoni sono già parte della nostra memoria, insinuati nel cervello come le musichette invadenti dei video games.
Lo stile compositivo è davvero unico. Chi ha visto almeno una volta Matmos in concerto ha un’idea di quanto il duo sia affiatato e consapevole delle proprie tecnologie. Riescono a creare improvvisazioni affascinanti semplicemente campionando la linguetta di una lattina di birra e sono in grado di far suonare un secchio di sabbia che si rovescia sul palcoscenico come fosse un quartetto d’archi.
Allo stesso modo, questo disco incanta e stupisce per una progressione che ricorda quella delle maree. Ascoltandolo si è rapiti dai suoni come fossero onde che ci sorprendono sdraiati sulla spiaggia. Riuscendo a lasciarsi andare veniamo trasportati in altri luoghi, con altri scenari ed altre temperature. Si passa repentinamente da posti incantati e rilassanti ad altri più turbolenti ed inquietanti.
La lunga suite (24 minuti) che da il titolo al disco è in questo senso un piccolo capolavoro di concetto situato in un album che all’inizio sembra strampalato e inconsistente ma che quando finisce lascia un retrogusto delizioso e la sensazione di essere stati partecipi di un’esperienza auditiva tra le più appaganti ed inconsuete che ci possano capitare.
L’album esce in una quantità di formati da far rabbrividire anche il più temerario dei collezionisti: CD, LP, DD, USB e BOX. Scegliete quello che vi piace di più ma… abbiatelo!

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