Etichetta: Artevox / Venus
Voto: 4/10

Con un nome mutuato da una deliziosa canzone del compianto Sergio Endrigo, la band milanese Ariadineve esordisce su disco sotto l’egida di Paolo Benvegnù e Lele Battista.
Messi insieme questi elementi (Endrigo, Benvegnù e aggiungiamo la bella immagine/grafica di copertina) avevo aspettative molto alte per Buone Vacanze.
Vi lascio immaginare quanto mi sia invece dispiaciuto avere un’impressione così negativa al primo play tanto da impegnarmi a ripetere l’esperienza in modo da valutare la possibilità che fosse di quei dischi che… maturano dopo qualche ascolto. 
Purtroppo Buone Vacanze è molto lontano da ciò che mi aspettavo e se il fantasma di Endrigo non si fa proprio vedere, sembra impossibile anche trovare traccia della squinternata poesia e del talento artistico di Benvegnù.
Da un lato potrebbe apparire come un lato positivo, a dimostrazione del fatto che Ariadineve godono di una spiccata personalità.
Invece il problema è tutto lì: Nessuna personalità, pochi momenti di vera emozione/emotività e una voce solista (Eleonora Tosca) che è troppo monocorde per trasmettere qualsivoglia turbamento.
Il disco suona complessivamente come una rincorsa a quella canzone italiana che cerca di rinverdire i fasti della canzone italiana. Per farvi capire vi dirò due nomi che come esempi sicuramente bastano ed avanzano: La Crus e Baustelle.
Ora. Sia pure senza essere grandi fan di questi due gruppi, è fin troppo facile riconoscere in loro alcune doti ineluttabili. Una su tutte è quella di saper scrivere i testi. Cosa che invece, dispiace ma, non si può dire di Ariadineve.
Musicalmente, poi, l’impressione è quella della rincorsa all’art-pop di Baustelle o LaCrus, senza riuscire mai ad arrivarci, se non col fiatone in qualche sporadico momento.
Se alle band di Giovanardi e Bianconi di tutto si può dire tranne che non avessero un taglio personale, qui è davvero difficile trovare qualcosa che connoti un’identità se non l’insistente ricerca del motivetto leggero-ma-fico. Che ovviamente non arriva mai.
Non a caso, la canzone che emerge su tutte è Lo Specchio che vanta la collaborazione alla voce proprio di Mauro Ermanno Giovanardi. Lo stesso, quello che alla lunga viene fuori è un tortuoso lavoro di sfumature che svilisce l’interessante sinfonismo dell’arrangiamento trasformando il pezzo in un eccessivo rigoglio.
Il disco non ha momenti particolarmente memorabili, e questo potrebbe pure starci. Il punto è che l’intenzione sembra quella di regalare ad ogni istante un momento memorabile, una Sapore di Sale o una Io Che Amo Solo Te, cercando di scrivere un capolavoro già nelle intenzioni. Ahinoi, la regola semplice e leggera dei capolavori è che… non hanno regole e non sono indirizzabili.
Ariadineve hanno delle buone idee ma non sembrano in grado di concretizzarle.
La loro musica rincorre momenti irraggiungibili della nostra storia e incespica nel tipico errore di chi cerca di scrivere un classico a tutti i costi.
Purtroppo l’operazione fallisce e l’album ne soffre fino alla fine.
La cosa che dispiace è che ogni tanto la stoffa della band si faccia largo tra le burbanzose intenzioni, rimanendo soffocata da inutili esuberanze.
Come a dire che, probabilmente, il loro disco migliore sarà uno dei prossimi.

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