Ciò che leggerete oggi è il resoconto reale ed autografo di un tizio che, proprio a causa di quanto gli è accaduto, ha deciso di rimanere anonimo. Capirete, leggendo, il motivo per quale non è possibile rivelare il suo vero nome. Il nome di fantasia che si è scelto è James Richards.

Il 9 settembre 2009 ho vissuto un’esperienza alla quale io stesso stento ancora a credere. Sono venuto in possesso di una cassetta contenente un album dei Beatles mai pubblicato. In realtà non si tratta semplicemente di un disco inedito; la cosa davvero incredibile è che è stato registrato molti anni dopo il loro scioglimento (e non sto parlando dei Klaatu).
Ecco, adesso inizia la parte di storia più incredibile e non nascondo un certo imbarazzo nel tentativo di spiegarvi l’incidente senza passare per un idiota totale.
Vi assicuro di non essere pazzo e di non fare uso di droghe.
Come unica prova ho questa cassetta ma vi assicuro che da sola è in grado di testimoniare che là fuori c’è più di quanto possiamo immaginare…

Io vivo a Livermore in California ma il 9 settembre scorso stavo guidando verso casa di ritorno da Turlock dove m’ero recato per un paio di giorni a trovare un amico. Con me c’era il mio cane e non avendo particolari impegni decisi di prendere una strada alternativa e passare dal canyon Del Puerto. La strada panoramica è un autentico spettacolo e mi piace sempre prenderla per tornare a Livermore. Erano circa le 2.
Una volta raggiunto il canyon il mio cane iniziò a farmi capire che aveva bisogno di fare pipì e così, alla prima area di parcheggio mi son fermato prendendo anche l’occasione per sgranchirmi un po’.
Qualche minuto dopo ho sentito abbaiare e ho scoperto il mio cane sulle tracce di una lepre. Lei è una cagnolina piuttosto buona ma, se decide di giocare a fare il cane da caccia, non c’è modo di fermarla e l’unica soluzione è… far parte della caccia.

Dopo averla inseguita per un po’ mi sono accorto che il gioco si stava facendo duro per il sottoscritto. Il terreno sconnesso e friabile mi ha fatto vacillare. Cadendo nella tana di un coniglio, ho perduto i sensi.
Al mio risveglio mi trovavo in una stanza con pochi mobili ed alcune apparecchiature. Sulla testa avevo una benda e mentre mi tornava in mente il luogo e la modalità del mio incidente sentivo anche un po’ di imbarazzo. Ero caduto in una zona rurale e deserta mentre adesso sentivo che fuori dalla finestra c’era una città con rumori di folla e traffico.
La finestra non era sufficientemente vicina da permettermi di guardare fuori, era dall’altra parte della stanza ed accanto aveva un’insolita macchina che non avevo mai visto prima in vita mia.
Era evidente che mi trovavo a casa di qualcuno e quell’apparecchio, che presumibilmente sarebbe passato inosservato in una clinica, in quel contesto appariva inconsueto.
Mentre stavo per alzarmi per guardarmi un po’ in giro, si aprì la porta e la mia cagnolina mi corse incontro piuttosto contenta di rivedermi. Nell’alzare gli occhi vidi un uomo in piedi sulla porta: un metro e ottanta di altezza, capelli neri medio lunghi abiti casual molto curati. Sembrava una persona distinta ma lo stesso tempo mi dava un’impressione un po’ laida.
Si presentò come Jonas e mi chiese se stavo bene, risposi di sì.
Subito dopo mi ha confidato di avermi trovato privo di conoscenza in un campo, grazie al mio cane che abbaiava.
Sicchè lo ringraziai per averci salvati e poi feci la domanda che non deponeva certo a favore del mio stato psicologico. Chiesi “dove sono?”.

“A pochi passi da dove ti ho trovato”, fu la sua risposta. Gli dissi che non era possibile perché ricordavo benissimo di aver avuto l’incidente in luogo dove non c’erano case nel raggio di almeno 20 chilometri.
Lui mi avvertì che quanto stava per dirmi sarebbe potuto essere scioccante ed incredibile e che lui stesso stentava a crederci, nonostante avesse vissuto quell’esperienza in prima persona. Ha preso l’apparecchiatura vicina alla finestra e mi ha confidato che attraverso essa riesce a viaggiare negli universi paralleli. Durante un giro nella nostra dimensione terrestre mi ha trovato svenuto sotto il sole cocente senza nessuno che mi desse una mano.
”Normalmente -ha detto- non consento agli outsider di attraversare il portale, ma nel tuo caso ho pensato che avessi bisogno urgente di aiuto”.
Per quanto fossi sbalordito ed incredulo, era piuttosto fuori dubbio che quel tizio stava dicendo la verità ed iniziai a subissarlo di domande sui viaggi extradimensionali. Fino a quel momento le uniche cose che sapevo sull’argomento le avevo apprese da un paio di video di Michio Kaku su YouTube.
Lui mi disse di rallentare, con calma mi avrebbe spiegato tutto.
A quanto pare, nella Terra Parallela in cui mi trovavo, le macchine che permettevano di fare viaggi di questo tipo si potevano comperare facilmente, sia pure a prezzi esorbitanti. Il suo modello era piuttosto diffuso sebbene l’utilizzo fosse piuttosto pericoloso e qualcuno ci avesse anche rimesso la vita.
Nel 1950 (di quella dimensione), il governo si trovò a dover decidere se continuare a finanziare un programma spaziale (immagino la NASA) oppure un programma alternativo chiamata ARP-D (non ricordo cosa significhi ma sono piuttosto sicuro che il PD sta per Parallel Dimensions, e mi ricordo la sigla perché l’ho letta su un sacco di apparecchiature nella stanza).
poi mi ha spiegato che il vero pericolo di utilizzare quelle macchine consisteva proprio nell’esplorazione delle dimensioni alternative. Sebbene esistano una moltitudine di Terre, solo poche di esse sono state esplorate.
Il problema delle dimensioni sconosciute è l’impossibilità di sapere in anticipo quale sarà il punto in cui ci si trova una volta superato il portale. Molte persone sono morte cadendo nel vuoto (quanto il suolo non era sufficientemente vicino all’apertura del portale), altre per annegamento (ci sono mondi coperti d’acqua, ed è difficile riaprire un portale sott’acqua), altre per il fuoco o per le condizioni atmosferiche.
Ha aggiunto che proprio per questa ragione il Governo aveva iniziato ricercare mondi “sicuri” ed a localizzare di luoghi pubblici nei quali la gente potesse consultare un menù di mondi sicuri da visitare.
Molti di questi mondi, dove una vegetazione lussureggiante non aveva subito i danni provocati dall’uomo, sarebbero potute diventare la meta di un numero considerevole di viaggiatori.
Poi mi parlò di una vera e propria industria che stava nascendo in seguito a questo con agenzie di viaggio ed immobiliari che potevano espandere il proprio raggio d’azione a una moltitudine di dimensioni.
Jonas m’ha confidato di essere proprio un esploratore di un’agenzia di viaggio e cercando nuove inesplorate dimensioni finì sulla mia Terra.
Abbiamo parlato un sacco di cose, è stato interessante vedere quali analogie e differenze ci siano tra i nostri due mondi. Alimenti, cultura, TV, tecnologia…
Poi siamo finiti a parlare di musica, argomento molto interessante dal momento che nella sua Terra c’erano molte delle stesse band che ci sono anche nella mia tra cui i Beatles.
Quando pronunciai il loro nome, Jonas mi ha confidato che suo fratello era appena tornato da un loro concerto. Ho sgranato gli occhi e gli ho chiesto: “Vuoi dire che i beatles sono ancora insieme?”, E lui ha detto sì.
Così gli ho spiegato che da noi si sono sciolti dopo otto anni di attività, nel 1970 e John & George erano morti.
Nel suo mondo, apparentemente, erano ancora tutti vivi e in tour.
Jonas allora mi disse di seguirlo nell’altra stanza dove c’era uno scaffale peno di cassette (sì, le musicassette, apparentemente il CD non aveva mai preso piede in quel mondo) e un impianto stereo che somigliava alla lontana a quelli nostri. Gli altoparlanti sembravano di cartone ma suonavano piuttosto bene. Le casse non le ho guardate troppo bene ma per quel che ricordo somigliavano a delle fisarmoniche oblunghe.
L’unica cassetta dei Beatles che fosse stata comprata in un negozio era quella di Sgt. Peppers, con la copertina che sembrava un po’ diversa dalla nostra ma con le canzoni del tutto uguali. Gli altri nastri dei Beatles erano solo delle copie con i titoli delle canzoni scritti a biro sul cartoncino. Un paio di titoli di album li ho riconosciuti,ì ma ce n’erano almeno quattro di cui non avevo mai sentito parlare prima.
Jonas ne ha messo a suonare uno e l’ascolto fu davvero straniante dal momento che era evidente che si trattasse dei Beatles sebbene non avessi mai sentito prima quelle canzoni. Abbiamo parlato un po’ e lui provava una sorta di nostalgia nel ricordare che i nastri glieli aveva fatti una ragazza durante le scuole superiori (quelle che chiamano così) era una grande fan e voleva a tutti i costi che lui li sentisse.
Tirò fuori il primo nastro e ne mise a suonare un altro così, pensando che non fosse un grande problema, gli chiesi se poteva farmene una copia da portare con me.
Ecco, lo sguardo che assunse Jonas quando feci quella richiesta è la motivazione principale della mia scelta di rimanere anonimo. Il suo aspetto, fino a quel momento amichevole, divenne cupo e quasi minaccioso mentre mi diceva (non letteralmente ma il senso era questo): “No, non puoi portare niente di questo mondo nel tuo. Nessuna foto, nessun ricordo, nessun nastro, NIENTE.” Gli ho chiesto come mai e lui ha risposto che si trattava di salvaguardare la mia incolumità. Per la mia sicurezza non potevo portare con me proprio niente.
Lo tranquillizzai dicendogli che naturalmente la mia intenzione non era affatto quella di provare la scandalosa storia della mia esperienza una volta rientrato nel mio mondo, così gli dissi che non avrei preso nulla e cambiammo argomento.
Circa un’ora più tardi dopo un po’ di chiacchiere molto piacevli, qualcuno suonò alla porta e Jonas andò a vedere chi fosse.
Sapevo che non avrei avuto un’altra possibilità così ho preso uno dei nastri e me lo sono infilato in tasca, mescolando un po’ le altre cassette per rendere meno evidente che ne mancava una.
Quando ritornò, pochi minuti dopo, gli dissi che stava per venirmi fame. La speranza era che mi portasse in un’altra stanza in modo che non si accorgesse subito dell’assenza del nastro.
E infatti andammo in cucina dove mangiammo qualcosa. Prevalentemente si trattava di cibo identico a quello nostro, con qualche differenza di nomi e di colori. Il ketchup viola era davvero assurdo.
Abbiamo chiacchierato un altro po’ e poi ho manifestato il desiderio di andarmene perché si stava davvero facendo tardi ed avevo ancora un po’ di strada da fare (l’orario era identico al nostro, come in tutti mondi).
Tornammo nella stanza con la macchina, ho chiamato il cane ed ho stretto la mano a Jonas ringraziandolo di nuovo per la cura che s’era preso di me e quindi mi incamminai verso il portale (stranamente sembrava di bagnarsi ma non era così. Era davvero una sensazione strana tanto che anche il mio cane, una volta a terra, si scosse come se pensasse di essere bagnata).
Una volta di ritorno notai la mia auto nel punto esatto dove l’avevo lasciata e una piccola bruciatura vicino al punto in cui persi i sensi.
Era buio e mi accorsi della bruciatura solo a causa del fatto che sollevava un po’ di fumo per via del calore.
Raggiunsi la macchina e guidai verso casa. La cosa che mi dispiaceva era non poter ascoltare la cassetta durante il viaggio. Nessuna auto montava più un autoradio con lettore di cassette da molti anni. In quel momento pensai che lo stesso tipo di problema l’avrei avuto anche a casa a meno di non passare da Wal-Mart per comprare un lettore di cassette. Cosa che feci, il giorno seguente.

Purtroppo non ho informazioni sull’album a parte quello che trovo scritto sul cartoncino. I titoli delle canzoni sono stati scritti a penna così come quello dell’album: “Everyday Chemistry”.

Tutto il resto è un autentico mistero, sia per voi che per me. Ed ovviamente non è stato possibile chiedere a Jonas, dopo aver rubato il nastro.
La cassetta, acquisita dal PC e trasformato in mp3, ora è a disposizione di tutti attraverso un sito che ho creato proprio allo scopo di divulgarlo, che raggiungete all’indirizzo
http://www.thebeatlesneverbrokeup.com/

Se avete domande riguardo l’incidente e la mia esperienza, potete contattarmi all’indirizzo che ho creato per questo: thebeatlesneverbrokeup@yahoo.com  E’ un indirizzo protetto da spam bot.
Scrivetemi. Cercherò di rispondere alle domande di ognuno nel miglior modo possibile.

Infine, se qualcun’altro ha vissuto un’esperienza simile alla mia si metta in contatto con me. Da alcune parole di Jonas, mi sorge il dubbio che questa non fosse stata la prima volta che un viaggiatore dimensionale sia stato sulla terra.
Grazie.
James Richards