Etichetta: Self Released
Tracce: 7 – Durata: 21:22
Voto: 7/10

Diciamo la verità: questa collaborazione era nell’aria. E diciamone un’altra: è piuttosto riuscita.
Anche il sottoscritto, non esattamente un fan di Björk, deve riconoscere che il lavoro a quattro mani con Dave Longstreth e i Dirty Projectors ha aspetti molto interessanti.
L’occasione è fornita da un concerto tenuto assieme in una bellissima libreria di Manhattan (La Housing Works Bookstore & Café che vi consiglio di visitare quando andrete nella Grande Mela) durante il quale, anziché esibirsi in un breve campionario dei propri successi, Björk e i Dirty Projectors hanno presentato una piccola opera inedita (20 minuti) su una famiglia di balene, prendendo come spunto lo scopo della performance: la raccolta di fondi per un progetto in collaborazione con la National Geographic Society, nel tentativo di aumentare le aree marine protette.
Raccolta che, ovviamente, prosegue con il ricavato delle vendite dell’EP qui presente.
Così, quello che tutti noi abbiamo pensato ascoltando (soprattutto) Bitte Orca dei Dirty Projectors, è diventato realtà.
L’unione di due sensibilità musicali molto vicine e, per certi versi, complementari ha dato frutti piuttosto buoni. Per Björk si tratta del perfetto compendio al lavoro sulla voce iniziato con Medulla, per i Dirty Projectors, della possibilità di lavorare con un’interprete tra le più peculiari e (da loro)  ammirate degli ultimi anni.
All We Are, la traccia conclusiva, è forse quella più rappresentativa: una canzone che riesce splendidamente a evidenziare il connubio di intenzioni, unendo melodia e matematica, emozione e tecnica per un risultato morbido e orecchiabile.
Mount Wittenberg Orca presenta sette brevi tracce che piaceranno tanto ai fans della cantante islandese e che, gioco forza, non deluderanno quelli della band americana.
Due generazioni che si incontrano con una vivacità particolarmente brillante lasciando emergere soprattutto i giochi armonici dei Dirty Projectors, pur tuttavia senza la vena ironica dei loro migliori lavori, e completandoli con una signora Guðmundsdóttir perfettamente in parte, che riesce ad adagiarsi con la sua peculiare vocalità alla consueta pratica della band newyorkese di evitare sovraincisioni ed editing finale. Una Björk capace di non sovresporsi, al servizio del lavoro di gruppo, fino a smorzare certi eccessi che la faranno riappacificare coi molti delusi dall’ultimo Volta.
Complice anche la breve durata, di grande aiuto quando l’attenzione richiesta è superiore alla media, Mount Wittenberg Orca è un piccolo gioiellino che ha anche il pregio di uscire come autoproduzione (col beneplacito della Domino Records ma senza reale supporto di etichette o case editrici) per evitare che i costi della distribuzione ufficiale finiscano per compromettere la beneficenza.

L’acquisto dell’EP, affinché i vostri soldini giungano effettivamente a destinazione, deve essere fatto da QUI, con diverse forme di donazione, a seconda delle possibilità di ciascuno, a partire da 7 $

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