Etichetta: 4AD
Tracce: 10 – Durata: 44:02
Voto:
9/10

Da una settimana se andate sul sito di Blonde Redhead e vi registrate, potrete avere in regalo l’mp3 del nuovo singolo Here Sometimes.
Ascoltatelo e avrete un’idea piuttosto chiara sulla direzione globale del nuovo album Penny Sparkle che a me, come si evince dal voto, piace moltissimo.
So già che l’ottavo capitolo della discografia dei newyorkesi non sarà accolto in maniera unanime e lo zoccolo duro di fans della prima ora, forse, arriccerà il naso. E’ la solita storia.
Le evoluzioni, i cambiamenti, le nuove direzioni, da queste parti risultano invece sempre molto eccitanti.
Ma nessuno s’aspetti chissà che, Penny Sparkle non è poi così rivoluzionario. Diciamo che si presenta in linea con la recente produzione, quella targata 4AD, senza tradire la linearità compositiva che fonda le radici nel rock alternativo dei primi quattro album (il quinto, Melody of Certain Damaged Lemons è universalmente riconosciuto come l’anello di congiunzione tra i due periodi e punto morto superiore della discografia, nella mia personale scala di gradimento).
Blonde Redhead qui spingono verso una struttura musicale di ricezione piuttosto semplice (nell’accezione migliore del termine) placando la ridondanza un po’ barocca di Misery is a Butterfly riuscendo comunque a distaccarsi da quella più esile di 23. La strumentazione elettrica cede spesso il passo a quella elettronica senza mai toglierci il gusto di godere dell’inconfondibile marchio dei fratelli Pace: il loro lavoro sulle chitarre e sulle ritmiche conserva i suoi pregiati livelli d’eccellenza.
Il disco è stato registrato tra New York e Stoccolma col supporto di alcuni tra i nomi più blasonati dell’ambiente: nei credits alla voce produttore si leggono i nomi di  Van Rivers and the Subliminal Kid (Glasser, Massive Attack, Fever Ray…) e Drew Brown (Radiohead, Beck…), il missaggio, invece, è affidato ad Alan Moulder (Depeche Mode, Placebo, My Bloody Valentie, Lush…).
Fin da tempi remoti, per Blonde Redhead il lavoro sul banco di regia non è una semplice necessità produttiva ma parte integrante della composizione, come fosse in partitura.
In questo giro, una delle prime componenti a venire all’orecchio riguarda il grande lavoro fatto sulla voce e sulle melodie vocali. L’impostazione, l’interpretazione e la scrittura dei cantati sono tra le più riuscite dell’intera discografia del gruppo. Non si allarmino, dunque, i detrattori di Kazu Makino quando scopriranno che alla sua voce sono affidare nove tracce su dieci, perché riuscirà a conquistare anche i più refrattari.
L’unica canzone concessa ad Amedeo Pace è la stupenda Will There Be Stars che ha un sapore un po’ dark periodo 80/81. Caratteristica anche di altri brani: Love Or Prison sembra un outtake di lusso di Faith di The Cure, album che molti considerano come il capostipite del genere.
Black Guitar è un duetto ma se la voce di  Makino rimane inconfondibile, non sono riuscito a capire se l’altra sia quella di un Amedeo particolarmente ispirato oppure quella di un ospite (vi saprò dire quando mi arriverà il disco, che ho già messo in pre-order). Rimane il fatto che il brano è splendido, tra i migliori dell’album, dove le tipiche trame melodiche dei Blonde Redhead si concedono ad una ballata in aria di trip-hop-evoluto ad evidenziare la totale padronanza di creatività, in barba a chi sostiene che si sia esaurita da tempo.
In generale Penny Sparkle è un disco bellissimo, di quelli che mettono in pace l’anima e il cuore, sebbene il suo valore superi quello meramente creativo, spingendosi in quello dell’evoluzione. Dopo che il modello compositivo dei newyorkesi è diventato uno degli esempi per la musica del nuovo secolo, dopo che decine e decine di band suonano come loro, i Blonde Redhead hanno fatto un passo per distinguersi, senza essere snob o rinnegare alcunché, realizzando un disco candidato a diventare uno dei migliori di quest’anno.

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Blonde Redhead Penny Sparkle Tour. Date italiane:
11 settembre 2010 –  Milano – Magazzini Generali (18 euro + d.p.)
12 settembre 2010 – Roma – Auditorium Parco della Musica (15 euro + d.p.)
13 settembre 2010 – Bologna – Estragon (15 euro + d.p.)