Etichetta: Cantaloupe Music
Tracce: 8 – Durata: 49:08
Voto:
8/10

La prima volta che mi sono imbattuto nella collaborazione tra Matmos e So Percussion, nel 2007, ho assistito ad una stravagante rilettura dell’Aida di Giuseppe Verdi all’auditorium della Gran Guardia di Verona mentre dall’altra parte della piazza, all’Arena, andava in scena la versione tradizionale dell’opera.
La splendida commistione dei suoni elettronici dei Matmos con le ritmiche acustiche dei So Percussion dimostrò una perfetta intesa tra le due compagini le quali, sebbene indirizzate principalmente alla ricerca sonora, erano riuscite a trovare una via di comunicazione piuttosto leggera e divertente.
Treasure State, probabilmente, nasce in seguito a quell’esperienza e si presenta come un’opera squisitamente equilibrata, dove le trame del quartetto di percussionisti di New  York riescono ad adagiarsi sulle texture digitali del duo di San Francisco compiendo un’operazione opposta a quella cui siamo solitamente abituati.
Rispetto al precedente lavoro dei Matmos (Supreme Baloon), questo disco presenta una apertura stilistica molto più ampia, concedendosi il gusto di lavorare con uno degli elementi principali della costruzione musicale. Il legame con una formazione ritmica, riesce a incanalare l’armonia in maniera più libera, lasciando che l’inventiva dei musicisti prenda forma sinceramente, sembrando quasi frutto di improvvisazione.
Sebbene non sia da escludere che molte delle tracce siano nate proprio spontaneamente, il disco ha una conformazione molto quadrata, per certi versi vicina alle derive post-rock dei Tortoise e con un lavoro di editing e di post produzione di sottile cesellatura.
Il produttore Lawson White, assieme a M.C. Schmidt, ha praticamente reimpostato i margini delle composizioni, facendole rientrare nella confezione di un album, depurandole dalle imperfezioni ma senza togliere un grammo all’intensità emotiva.
Così nell’infinità di riferimenti, alcuni anche un po’ astrusi, prendono forma omaggi all’exotica di Les Baxter (Swamp), al Noh Theatre (Water) e perfino qualche traccia di jazz-rock (Cross) grazie anche ai molti gli ospiti coinvolti come Mark Lightcap degli Acetone (chitarra e sitar), Dan Trueman (The Princeton Laptop Orchestra), Walter Kitundu ed anche il grande Dave Douglas che con la sua tromba aggiunge una stupenda figura melodica alla splendida Water, adagiandosi sulle riposanti trame aquatiche evocate da steel drums e glockenspiel.
Un album di prezioso artigianato, sempre indeciso tra la precisione e l’emozione, al servizio di un lavoro di passione onesto e sincero che supera l’esame a pieni voti.