Etichetta: SonyMusic
Tracce: 11 – Durata: 46:53 
Voto: 7/10

Mentre il progetto parallelo Beautiful, condiviso con Howie B. e Gianni Maroccolo, era ancora in promozione, Godano, Tesio e Bercia hanno acceso la miccia per il nuovo capitolo da licenziare sotto il marchio principale.
Da dire immediatamente c’è che nel nuovo disco dei Marlene Kuntz ci sono sia Howie B. (produzione artistica) che Maroccolo (la consueta produzione esecutiva). Ma a suonare è la band, con la configurazione classica, quella che siamo abituati a vedere sul palco.
Il titolo dell’album, Ricoveri virtuali e sexy solitudini fa riferimento a due brani in esso contenuti e Ricovero Virtuale, posto in apertura, si concede anche il lusso di un’analisi amara e sconsolata nei confronti della perdita di interessi e dello sbando al quale siamo costretti dai continui martellamenti della TV e della Rete, inclusa una piccola ma serafica invettiva contro il file-sharing selvaggio (“Quanta roba hai scaricato, quanto poco hai ascoltato e quanta merda andrai a gettare nel tuo ricovero virtuale?”).
Chi teme un ingioiellamento produttivo, a causa del tocco di un maestro dell’elettronica come Howie B., si tranquillizzi: musicalmente è un disco rock, senza tanti ghirigori e senza smancerie inutili. Chitarra, basso, batteria e voce.
Chi invece sperava proprio in una virata electro, riponga gli affanni: Godano è molto diretto nelle liriche, canta parole pungenti più di quanto abbia mai fatto, e la band si adegua con un suono pungente ed apparentemente grezzo che serve portate di geniale disdegno anche per Farisei dell’Indie-Rockantisbrodoline snob e alternativi a pacchi stock (Pornorima).
Insomma, qualcosa di illuminato, nel mondo del mainstream nostrano, che dimostra che tra i dirigenti della SonyMusic c’è anche chi conosce il mondo fuori da X-Factor; con la speranza che, prima o poi, s’accorga che c’è anche chi un nome come Marlene Kuntz non se l’è ancora fatto, nonostante sia in grado di essere altrettanto tagliente, convincente e sincero. I nomi li sapete.
Per andare sul tecnico, il suono generale dell’album è probabilmente l’elemento sul quale s’è maggiormente lavorato: forse è uno dei migliori esempi di musica rock fatta in Italia. Con tutti i testi cantati in italiano, a dimostrazione che si può e si deve cercare una via nostra a un linguaggio che tendenzialmente non ci appartiene nemmeno un po’. Howie B. fa un lavoro egregio, lasciando che i Marlene si esprimano liberamente, come fossero in concerto, restituendo il suono più naturale possibile ad un lavoro di produzione tra i più sopraffini degli ultimi anni.
E provo ad essere d’accordo anche con chi, per contro, non trova grandi novità artistiche in un disco così ampiamente legato alla tradizione elettrica, e va bene: Ricoveri virtuali e sexy solitudini forse non è il capolavoro della band di Cuneo, ma è comunque un album sincero, nato dalla consapevolezza di chi ha calcato tanti palcoscenici compresi quelli dei teatri più illustri del nostro Paese, che ora ha voglia di rimettersi in gioco, ripartendo dalle origini, con qualcosa che si avvicini proprio all’esordio di 15 anni fa (Catartica, 1994), ma con la coscienza e l’esperienza di chi fa questo mestiere con costanza e rigore.

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