Etichetta: Mercury
Tracce: 13 – Durata: 68:44
Voto: 7/10

Di Kanye West si parla molto. Molto più che della sua musica. Un motivo ci sarà, direte voi. E’ probabile, rispondo io.
Kanye West è un genio o è un mammalucco qualsiasi? Un paladino della nuova musica nera o semplicemente un poveretto che voleva diventare un milionario e c’è riuscito?
Di lui si sa che ha litigato con George W. Bush e che s’è fatto dare del somaro da Barak Obama; si sa che s’è incazzato con gli autori di South Park perché in un episodio lo hanno bonariamente canzonato ma anche che è andato sul palco dell’MTV Award ad umiliare la povera Taylor Swift dicendole, in diretta, che il suo premio lo meritava di più Beyoncè.
Insomma, sembrerebbe uno che sopravvive a colpi di gossip, uno senza spessore e un po’ cialtrone. Poi metti a suonare My Beautiful Dark Twisted Fantasy e per quanto scetticismo o prevenzione tu ci possa mettere, finisci per doverne riconoscere un certo valore.
I campionamenti mettono pace tra i detrattori e gli estimatori, radunando una serie di piluccamenti dalle aree più strampalate. Ci sono i Black Sabbath su Hell of a Lie, c’è Mike Oldfield su Dark Fantasy, Smokey Robinson (Devil In A New Dress), Aphex Twin (Blame Game) e l’ovvio Gil Scott-Heron (Lost In The World) ma anche riferimenti al folk-indie più ricercato (Bon Iver per Woods) ed anche un classico classicissimo come 21st Century Schizoid Man dei King Crimson (Power).
Sì, mi rendo conto che è un po’ pochino aggrapparsi al prestigio dei campioni selezionati per giudicare positivamente un album ma, essendo questo genere non propriamente la mia tazza di tè, potete considerarlo un buon punto di partenza. Sì, perché alla fine My Beautiful Dark Twisted Fantasy ha finito col piacermi parecchio, c’è molto di quel Soul che piace a me, c’è una bella dose di emozione e di emotività. Kanye confeziona un disco R&B con tutti i crismi incluso l’odioso effetto dell’auto-tuner sulla voce che ormai, facciamocene una ragione, è considerato alla stregua di un qualsiasi delay o riverbero.
I pezzi scorrono e suonano in maniera convincente aiutati da un parterre di ospiti davvero di prim’ordine, da Rick Ross, a Jay-Z, da Bon Iver a John Legend.
Quindi, se siete appassionati del genere sicuramente non vi servirà il mio consiglio. Viceversa, provate a darmi retta e date una chance a questo disco. Merita. Ed è bella pure la copertina; il che non guasta.