Etichetta: Autoprodotto
Tracce: 4 – Durata: 17:39
Voto: 7/10

La giovane band Papataci, vicentina, solca il traguardo dell’esordio discografico con un’autoproduzione che sta seminando piuttosto bene. Non mi stupirei se si accorgesse di loro qualche lungimirante etichetta italiana e decidesse di farne uno dei gruppi di punta del proprio roster.
Hanno già fatto colpo sulla giuria dell’ultimo Rock Targato Italia, portando a casa la medaglia d’oro e questo EP si presenta come il sacrosanto biglietto da visita da presentare a chiunque abbia mostrato un po’ di curiosità dopo l’exploit del Legend54 nel 2010.
Il disco comprende quattro composizioni autografe piene di riferimenti classici, con una particolare predilezione per la declinazione nostrana del verbo progressive. Non faccio nomi, ché potrebbero portarvi fuori strada. Ne faccio uno solamente perché trovo che gli stacchi ritmici, i canoni di tastiera (quasi sempre un organo) e l’uso della voce, talvolta rimandino ai lavori SperimentHard di Mike Patton e mi piace immaginare  Papataci adepti della sua immarcescibile versatilità (per quanto si percepisce dal presente quadrifoglio).
Le quattro canzoni, ben scritte e interpretate con precisione e buon gusto, pur infiammate dal sarcro fuoco del Rock, si concedono il lusso di stuzzicare l’scoltatore con contrappunti di sapore aristocratico, qualche volta al limite del kitsch che però, grazie ad un piglio ironico che non guasta mai, non sminuisce di un grammo l’intenzione sicuramente seria della band.
Papataci sanno suonare il Rock’n’Roll ed hanno saputo interpretarne il linguaggio in modo sorprendente. La lingua italiana, contrariamente alla sua fama poco rockettara, è usata in maniera impeccabile e la voce potente di Luca Bastianello ne è un veicolo perfetto.
Date loro una chance: quando saranno diventati delle superstar vi potrete vantare di averli conosciuti fin dai tempi del primo EP autoprodotto.

Papataci MySpace

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