Etichetta: Subterranean Transmission
Tracce: 11 – Durata: 40:04
Voto: 7/10

Per mettervi immediatamente nello spirito per affrontare Conatus, potrei esordire dicendo che Zola Jesus è la risposta americana a Anna Calvi. In realtà questo non corrisponde al vero dal momento che Zola a differenza di Anna, nonostante la giovane età, ha all’attivo già una discreta discografia.
Vero è anche che in questo ultimo capitolo certi spigoli gothic vengono smussati in favore di una musica pop piuttosto leggera e molto vicina a quella della collega britannica ma chi la conosce non si spaventi troppo, ché tutti i riferimenti alla new wave che fu (la solita Siouxsie ma anche Patti Smith, Lisa Gerrard e Diamanda Galas…), rimangono saldi in pole position. Si preparino comunque ad un album orientato inequivocabilmente verso una musica sicuramente più leggera, destinata in modo programmatico ad allargare il bacino di utenza.

Zola Jesus all’anagrafe si chiama Nika Roza Danilova, un nome russo dovuto alle origini dei suoi genitori. Lo pseudonimo lo ha scelto per omaggiare i due personaggi che maggiormente ammira: Emile Zola e Gesù Cristo. Già solo questo basterebbe a farne un personaggio curioso, poi fortunatamente c’è anche un po’ di talento, buona parte del quale derivato direttamente da Madre Natura. Le sue capacità vocali sono notevoli e se facesse qualche esercizio per trovare una propria strada volta a farle abbandonare l’insistente bisogno di emulazione, ne trarrebbero vantaggio sia il suo lavoro che la sua carriera.
Zola ha 23 anni e forse possiamo sperare di arrivare ad ascoltare questa sua maturazione negli anni futuri. E c’è davvero da augurarselo perché questo Conatus è un disco proprio gradevole, con certe divagazioni che superano il pop per giungere quasi -ho detto quasi- alla dance (Ixode, Seekir) con addirittura applicazioni all’elettronica di marca Roland.
Punto di forza principale dell’album è un songwriting davvero valido che si basa su algoritmi ben calibrati, come se l’autrice fosse una navigata conoscitrice di ogni trucchetto per confezionare una perfetta canzone pop e non una ventenne agli esordi. Brani come Lick the Palm of the Burning Handshake, le deliziose Sekir e Hikikomori (entrambe dall’intenso sapor Florence + The Machine) o anche il singolo Vessel, dimostrano che la stoffa c’è e che probabilmente questa ragazza ce ne farà vedere (e sentire) delle belle.
Per intanto godiamoci un disco molto ben confezionato, pieno di belle canzoni, che potrete regalare il prossimo Natale, certi di fare un’ottima figura.