Etichetta: Picicca Dischi
Tracce: 10 – Durata: 39:02
Voto: 7/10

Certa canzone italiana “vecchio stile” ha un nugolo di estimatori sconfinato nel mondo dell’indie-pop di ultima generazione. Sia tra gli artefici che tra i fruitori. Basti pensare al riscontro di Vasco Brondi e Dente, entrambi affascinati da certo cantautorato del passato, ma anche a Benvegnù, Dellera, Zen Circus…, tutti bene o male coinvolti nell’esigenza di tributare, prima che i modelli stranieri, le glorie storiche della nostra canzone.
Brunori SAS, giunto al volume due (Poveri Cristi), si aggiunge alla lista con cognizione di causa e presentando qualcosa che prende in esame un bel ventaglio di ispirazioni, da Francesco De Gregori (Il giovane Mario) a Luca Carboni (Lei, lui, Firenze), da Rino Gaetano (Rosa) fino all’inevitabile Lucio Battisti, esaminato in tandem con l’inevitabile Dente (Il suo sorriso).
Che dire? In mezzo a tutte questi riferimenti, forse manca un po’ Dario Brunori che sceglie di restare un po’ in ombra… ma con la convinzione è che il  traguardo sia davvero vicinissimo. Principalmente fa piacere che, dopo anni di esterofilia coatta, ci sia un sincero riconoscimento al valore della nostra musica leggera; quello che dispiace (un po’) è scoprire che dopo gli anni 70, quelli maggiormente presi in considerazione dalle nostre giovani leve, ci sia un buco piuttosto incolmabile, vagamente riempito dalle incursioni wave degli anni 80 (con Faust’O, Garbo, Krisma e Camerini) e poi definitivamente seppellito nei 90 quando per sentire qualcosa di interessante cantato nella nostra lingua era indispensabile rivolgersi unicamente al mercato indipendente. Quello a cui mi piacerebbe assistere è una rinascita di certa musica leggera fatta artigianalmente e con passione anche quando destinata all’industria più feroce ma, a quanto pare, ormai i giochi sono fatti e dal nulla cosmico in cui ci troviamo è davvero difficile riprendersi.
Quindi benvenuto a gente come Brunori, nonostante la proposta soddisfi il palato soprattutto di chi ha nostalgia di quei fastosi giorni, e facciamo girare il suo nuovo disco dall’inizio alla fine, esattamente come facevamo con Umanamente uomo: Il sogno o Comici Cosmetici.
Sembra più che altro un punto di partenza, un tentativo per dimostrare la superiorità di certi metodi compositivi e per illustrare un songbook fatto di amore per la canzone prima che per il registratore di cassa. In fin dei conti molti ragazzi giovani, non conoscendo i modelli di riferimento, si troveranno al cospetto di qualcosa di indubbiamente valido ed inedito. E Poveri Cristi è un disco dignitoso, curato e piacevole, con principale punto di forza nella scrittura dei testi, pieni di storie di personaggi bizzarri, alcuni ai margini della disperazione, altri in preda a sentimenti estrosi, tutti ben scritti e ben raccontati.
Se sul prossimo album si riuscissero a smussare maggiormente le riverenze, finiremmo con l’essere al cospetto del grandissimo autore che sembra nascondersi lì dietro.