Etichetta: Matador
Tracce: 11 – Durata: 48:56
Voto: 9/10

Cat Power non è una novellina: il suo esordio discografico è del 1995 e il suo impegno, la sua brillante creatività e la sua immarcescibile costanza l’hanno portata a diventare una vera e propria paladina dell’indie rock (con tutte le derivazioni che questa orribile etichetta comprende), con album di pregiata lavorazione, in grado di imbastire guizzi di modernità su telai ben architettai di musica (più che) tradizionale. Rintocchi Blues, svolazzi Folk e attitudine Punk l’hanno resa un punto di riferimento della canzone d’autore americana oltre che uno dei pochi personaggi in grado di svecchiarne l’essenza.
Con Sun fa un passo ancora ulteriore e lascia succedere un piccolo miracolo: Charylin si lascia andare ad arrangiamenti a lei inconsueti, abbondandosi ad un’elettronica forse un po’ desueta ma perfetta allo scopo e concedendosi un’autentica autorità come Philippe Zdar (Cassius) in veste di produttore. Un regista formidabile che riesce a far suonare la musica dell’album come una session ricchissima e nascondendo (chi dice a torto, chi a ragione) l’origine solitaria del progetto. Cat Power suona e canta praticamente tutto, ospitando solo un piccolo cameo di Iggy Pop che fa capolino nel brano Nothing But Time.
I fan che speravano in un nuovo capitolo di pop acustico ed uggioso, forse si troveranno spiazzati da un album come Sun, propriamente intitolato, che si impone con sonorità propulsive ed urgenti a tappeto di  voci stratificate dense di impulso rinnovante. 
Marshall non è giunta a Sun facilmente: dopo il precedente The Greatest è stata paralizzata dai debiti, ha sfiorato la bancarotta ed ha passato un momento davvero critico di salute a causa di una brutta depressione da stress. Quando ha ricominciato a scrivere, le uscivano brani di tristezza infinita e, su consiglio di alcuni amici, ha deciso di prendersi una pausa e di abbandonare la scrittura e la musica per un lungo periodo. L’ispirazione è arrivata lo scorso anno e le ha consegnato i brani di Sun i quali, aiutati da sonorità a volte quasi dance, uscivano come il dentifricio da un tubetto.
Cat Power definisce questo disco come la sua personale rinascita e conosce alla perfezione il rischio che comporta averlo realizzato. Da queste parti siamo sicuri che per ogni fan che deciderà di abbandonarla ce ne saranno almeno tre pronti a diventare suoi fedeli sostenitori. 
Un album che colpisce per la sua bellezza trionfante e per la sua morbida coscienza musicale e che si configura come il lavoro di un’artista matura, ispirata e curiosa alla prova con il punto più alto della sua carriera oltre che, sicuramente, con una delle più piacevoli sorprese del 2012.

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