Etichetta: Contro Records
Tracce: 12 – Durata: 40:10
Voto: 7/10

Paolo Rigotto è un musicista polistrumentista torinese dedito a una canzone d’autore di forte derivazione rock che, nella dimensione del pentagramma, fa venire in mente alcuni classici epigoni del passato, dal primo Alberto Camerini agli Area, dagli Stormy Six del periodo Rock in Opposition fino allo stralunato Franco Fanigliulo
Confesso di averci messo molto prima di riuscire ad affrontare l’ascolto di Uomo bianco, a causa di  un’immagine di copertina piuttosto respingente. Sapevo, ne ero certo, che ci fosse un senso, un significato preciso per una scelta tanto disturbante ed ero sicuro che l’ascolto me l’avrebbe fatta comprendere. Non è stato così e pazienza: ho la convinzione che il lavoro grafico sminuisca l’interessante lavoro di Paolo che è davvero di notevole forza. Credo che non ci sia bisogno di spingere così tanto sull’eccesso dal momento che le caustiche liriche e la perfetta linea musicale adottata sanno mettere a fuoco perfettamente l’intenzione eccessiva e potente del suo disco.
Con molti riferimenti a un maestro come Frank Zappa, Rigotto svolge un compito molto interessante nell’ambito della canzone nostrana. Si cimenta in tempi dispari e accordi atonali, contemplando divagazioni nel punk rock quanto nella musica colta. Lo fa in modo molto maturo e intelligente, come nessun’altro in Italia e impianta la sua opera come una perfetta sintesi della sua idea del mondo e del nostro Pese con guizzi di denuncia sociale fatta in modo diretto, convincente e (soprattutto) inedito.
Realizzato in totale autonomia, senza ricorso a musicisti aggiuntivi, Uomo bianco è un album di qualità, nato dalla vorace conoscenza di un musicista attento e curioso che, ci si augura, avrà presto il riscontro elevato che merita.

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