Etichetta: Fridge
Tracce: 12 – Durata: 43:44
Voto: 7/10

Roulette Cinese è una formazione (che si definisce progetto musicale aperto) dedita ad un pop elettronico di chiara matrice 80’s. Detto questo, sarebbe facile sciorinare la solita sequela di nomi e derivazioni (dalla prima Human League ai Depeche Mode fino alla Yellow Magic Orchestra, passando per i canali italiani firmati Battiato, NOIA, Camerini, Faust’o e Gaznevada) ma sebbene siano tutti leciti e plausibili, ci tocca prima fermarci e fare i conti con la genialità espressiva di Joe Raggi e Matteo Robutti, principali artefici del qui presente terzo capitolo dato alle stampe sotto il marchio della Roulette.
Sì perché, sebbene sia inequivocabile (e suppongo manifesta) l’intenzionalità anni ottanta, Chinese Pop ha una squisita e precisa modernità che punta a fregarsene della sua impalpabile attrattiva démodé. 
La band tende a mettere in scena un album di musica sintetica che non si approfitta meramente della comodità della programmazione ma che cerca di impiantare una precisa scelta produttiva, abbinando i suoni digitali alle parole, sempre perfettamente equilibrata.
Tra serio e faceto, con la stessa qualità di maestri come Bluvertigo e Subsonica, Roulette Cinese si esprimono su basi easy listening senza paura di spingersi in citazioni colte come ne La paura mangia l’anima che mutua il titolo da un capolavoro di Rainer Werner Fassbinder (che ha ispirato, attraverso un’altra pellicola del 1976, anche il moniker del gruppo) e in divagazioni anni 90 in stile Daft Punk (Chinese Box).
Con soluzioni melodiche dirette e comunicative, Chinese Pop gioca a nascondino con l’eclettismo della musica leggera, senza mai porgere l’altra guancia e offrendo dodici tracce in equilibrio tra la new-wave più oscura e l’electro-pop meno riaputo.
A voler proprio cercare un punto debole si potrebbe trovarlo nelle dinamiche vocali che, sulla lunga distanza, appaiono piuttosto monocordi e sulle quali, forse, si sarebbe potuto lavorare un po’ di più. Ma si tratta di un peccatuccio veniale ampiamente sminuito dal buon gusto generale che pervade l’intera opera.

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