Etichetta: Domino
Tracce: 6 – Durata: 16:37
Voto: 7/10

Figlio di uno degli album dell’anno, almeno per chi sta scrivendo, About to Die è un EP che i Dirty Projectors presentano in formato medio metraggio, con ben tre canzoni (più due bonus) oltre a quella che da il titolo al disco, già presente sull’LP di cui sopra.
Come per l’album, anche questo EP mette in mostra la raggiunta capacità di Dave Longstreth nell’evidenziare destrezze compositive di forte personalità, aggiungendo una spruzzata di pop music perfettamente calibrata alle tessiture complesse della sua musica. 
Ci sono cose davvero egregie che non avrebbero sfigurato nella tracklist dell’album il quale, però, deve essere sembrato sufficientemente perfetto da rendere ghiotta l’idea di tenere da parte qualche brano in favore di un’uscita estemporanea come questa.
While You’re Here, ad esempio, è un pezzo di struggente delizia dedicato e a Gerard Smith, bassista dei TV on The Radio, e scritto proprio il giorno in cui il cancro lo portava via, il 20 aprile del 2011. E’ un piccolo concentrato delle abilità di Longstreth, realizzato con un quartetto d’archi mentre con la voce si inerpica in uno dei suoi consueti intrecci cromatici nell’arco di due minuti o poco più.
Le altre canzoni, forse, non aggiungono troppo a quanto i Dirty Projectors hanno già detto con la discografia fin qui pubblicata, ma ciò che si ascolta è di una strabiliante qualità.
Tra le maggiori doti della band di New York c’è sicuramente quella di esser giunti alla capacità di rendere facile qualcosa che nasconde un lavoro tutt’altro che esile, svicolando dalle soluzioni risapute per la confezione di un successo ma riuscendo ugualmente a produrre melodie memorabili.

Le ultime due tracce (Buckle up e Desire to Love) sono elencate come bonus tracks perché non propriamente inedite ed uscite durante l’estate in formato vinile 7″ e già oggetto di culto per i collezionisti.
Se siete ancora tra gli scettici, provate a cancellare i pregiudizi nei confronti dei Dirty Projectors e mettete a suonare questo EP (e naturalmente Swing lo Magellan). Se è vero che si tratta di una band un po’ spocchiosa, che non fatto molto sforzi in passato per cancellare quell’aura da indie-snob fieri della propria complessità, di questi tempi va ammirato l’impegno per sembrare umani, grazie ad una manciata di brani che forse ricorderemo per molti anni a venire.

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