Etichetta: Other Eyes
Tracce: 11 – Durata: 36:02
Genere: Pop Rock
Voto: 8/10

Tutte le volte che da queste pagine mi sono lamentato nei confronti di band italiane che scelgono di cantare in inglese, l’ho fatto perché mi è sempre sembrato impossibile che una scelta come quella potesse in qualche modo aprire le porte al mercato estero e limitasse al contempo l’accesso a quello nostrano. La penso ancora così ma, come si dice, ogni regola ha la sua eccezione e The Temponauts sono una delle più credibili. The Canticle of The Temponauts è il loro secondo album ed è stato realizzato principalmente per l’estero attraverso una scelta tutt’altro che campata in aria, dal momento che, grazie alla credibilità che i piacentini si sono guadagnati con il capitolo precedente, la loro attività è principalmente legata ai club d’oltre confine. Ospiti fissi nel cartellone del Cavern Club di Liverpool, The Temponauts fanno un genere piuttosto legato a quell’ambiente, richiamando senza troppi sotterfugi le sonorità che cinquant’anni fa lo hanno reso uno dei luoghi culto della musica Pop Rock britannica. Quindi beat, jingle jangle, psichedelia a mani basse e brit pop come se piovesse, senza mai nemmeno la più pallida intenzione di metterci qualcosa di italiano. Anzi, a dire il vero, in questa occasione, qualcosa di italiano (per così dire) c’è ed è la cover di Movin’ On, hit italo-disco anni 80 delle nostre glorie nazionali Novecento, offerta come se fosse un pezzo dei Byrds e, credetemi, l’effetto è strabiliante. Riffettoni che richiamano gli Stones anni 60, altri che omaggiano gli R.E.M. più rock e, come è lecito aspettarsi da una band coi fiocchi come The Temponauts anche una grandissima dose di modernità (si ascolti, ad esempio The March of The Martians per capire cosa intendo).
Insomma, un disco di grandissimo spessore del  quale non si fa fatica a innamorarsi, per le aperture melodiche, la qualità degli arrangiamenti e… l’ottimo inglese.
Per una strana ragione dovuta ai diritti editoriali di una poesia di Lawrence Ferlinghetti (Sueno Real) che non sono stati concessi dai proprietari (la City Lights Books di S. Francisco), un brano che sarebbe dovuto diventare proprio una sua trasposizione in musica, ha cambiato testo, e quindi titolo, pochi giorni prima che il disco finisse in stampa. Adesso si chiama A Beautiful Thing ma rimane un pezzo di straordinaria forza espressiva.
The Canticle of The Temponauts è un disco fresco e brillante, pieno di canzoni perfette per far battere il piede a tempo e con così tanti ritornelli accattivanti da rimanere appiccicati al cervello per giorni interi. Da avere assolutamente!

  [youtube:http://www.youtube.com/watch?v=anytnA5SDU8%5D