Etichetta: X2 
Tracce: 9 – Durata: 49:14
Genere: Pop, Elettronica, Dance
Voto: 7/10

La delusione offerta dal precedente titolo Elysium sembra avere finalmente una motivazione: si trattava dell’ultimo disco che i Pet Shop Boys cedevano alla Parlophone e, a quanto si dice, non è stato un addio dei migliori. Quanto torni nelle tasche del duo rilasciare un disco svogliato, solo per fare un dispetto alla propria casa editrice, rimarrà per sempre un mistero, sta di fatto che il nuovo Electric, debutto sulla propria etichetta personale X2 (pronuncia Two Times), è un disco degno della brillantezza dei loro titoli migliori. 
Realizzato con la regia di Stuart Price (New Order, Kylie Minogue, Madonna, Gwen Stefani…), Electric è un disco onesto e piacevole che ci restituisce i PSB più sinceri, quelli dediti ad un electro-pop ammiccante e leggero che non si vergogna di evidenziare il compiacimento di sentirsi a proprio agio con stili e stilemi autografi ed ampiamente collaudati. E poco importa se non c’è una componente sperimentale e nemmeno una virata particolarmente curiosa, le nove tracce di Electric sono tremendamente Pet Shop Boys, con le batterie (elettroniche) sempre in quattro quarti, con la voce di Neil velata da quel filtro metallico che è un marchio di fabbrica e un retrogusto camp capace di fermarsi sempre un frammento prima di diventare grottesco. E dei bei tempi c’è anche un altro piacevole ritorno, quello della rilettura in chiave PSB di un brano appartenuto a un mondo completamente diverso, sicché dopo Elvis Presley (Always on my Mind), U2 (Where The Streets Have no Name) e Village People (Go West!), in questo giro il trattamento viene riservato, in modo a dir poco sorprendente, al Boss in persona, Bruce Springsteen, di cui viene ripresa  The Last to Die.
Potete sentirci, come altri prima di voi, Giorgio Moroder (Love is A Bourgeois Construct), i Kraftwerk (Inside A Dream) e i Visage (Fluorescent) ma in realtà ci sono solamente i Pet Shop Boys, con un ritorno alle origini davvero imprescindibile.
Tennant e Lowe (54 e 59 anni) scelgono di abbandonare l’ambizione di essere ancora “di tendenza” e si rifugiano in un mondo che merita il rispetto che si riserva a chiunque, in qualche modo, sia stato in grado di creare un mondo a parte, di inventare un suono, e farlo diventare un classico. E, vi piaccia o meno, i Pet Shop Boys sono tutto questo.

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