In Francia, molto prima dei Daft Punk, s’erano visti Les Robots Music.
Si tratta di una band di robot nata dall’idea di un ingegnere, ex prigioniero di guerra della Seconda Guerra Mondiale, tale Edouard Diomgar, che la creò con l’intento di farla esibire nei luna park, nelle stazioni ferroviarie e nelle fiere, allo scopo di raccogliere fondi per la sua fondazione di sostegno agli ex-prigionieri di guerra (il cui logo è visibile sulla grancassa).
Sincronizzati con automatismi meccanici, i movimenti dei tre robot (Ernest, Oscar e Anatole) agivano attraverso l’impulso di alcune fotocellule azionate da schede perforate che inviavano le informazioni alle braccia e alle dita attraverso azioni elettromagnetiche.
Tra gli anni ’50 e ’60 Les Robots Music diventarono delle autentiche rockstar cibernetiche. I loro “concerti” (con un repertorio di circa 500 brani) attiravano sempre un cospicuo numero di curiosi e di bambini e Diogmar, all’inizio degli anni 70, tentò anche la carta discografica, producendo un paio di LP che venivano venduti “ai concerti”.
La loro stella brillò fino a quando il concetto di musica elettronica non cominciò a prendere piede seriamente nell’ambito della musica pop per poi finire dimenticati. Eppure, da molti appassionati sono ricordati ancora oggi con grande nostalgia. Nel 2007 fecero la loro ultima apparizione in una storica reunion al Museum für Kommunikation di Berlino.

Oscar (un metro e novanta per 175 Kg.) suonava la fisarmonica, Anatole (un metro e settantacinque, 180 Kg.) suonava la batteria e Ernest (un metro e novanta per 225 Kg.) era il sassofonista. Qui in basso potete vedere una loro storica versione de La Paloma.
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