Artista: Talk Talk
Etichetta: EMI
Anno: 1984

Per il secondo album della loro discografia, i Talk Talk godevano della credibilità ricevuta grazie al successo del singolo My Foolish Friend, pubblicato dopo quasi un anno dall’album d’esordio (The Party’s Over). La canzone sviluppava le sonorità pop-rock dell’album precedente cercando un’apertura verso la musica da ballo, in grande spolvero in quegli anni e, pur senza raggiungere le vette della classifica, riuscì a configurarsi come un brano di grande innovazione, capace di mescolare la patinata atmosfera del sound “New Romantic” con il rock raffinato dei Roxy Music. La voce peculiare di Mark Hollis, malinconica ed espressiva, congiunta alla tecnica fantasiosa del bassista Paul Webb, erano riuscite a convincere la critica a spendere parole incoraggianti per il singolo che era stato affidato alla produzione di Rhett Davies (già coi Roxy Music, per l’appunto). 
Per It’s my Life, la band entrò in contatto con un giovane produttore che si sarebbe rivelato come il personaggio chiave per la svolta definitiva e per l’evoluzione della musica dei Talk Talk. Tim Friese-Greene finì per diventare molto più che un semplice produttore, instaurando un rapporto di prolifica creatività con tutto il gruppo e, in particolare, con Mark Hollis. Pur senza apparire come tale nella line up del gruppo, Tim deve essere considerato come un membro effettivo dei Talk Talk e sarà proprio lui, certamente con Webb, il batterista Lee Harris e soprattutto Hollis, l’artefice di una delle più interessanti trasformazioni della musica pop inglese.
Se altre band partite da una musica ricercata per arrivare al pop commerciale per accattivarsi un numero sempre maggiore di pubblico (Genesis, Queen, Pink Floyd eccetera…) Talk Talk avrebbero percorso la strada in senso inverso, abbandonando piano piano i lustrini di “Top of The Pops” per inoltrarsi in terreni di raffinata ricerca musicale e sonora inventando, secondo alcuni, il concetto di Post-Rock. E It’s my Life, anticipato dal singolo omonimo, proprio grazie al successo commerciale di tre classici come It’s my Life, Dum Dum Girl e Such a Shame, è l’album che permetterà ai Talk Talk di tentare una strada diversa, elaborando un metodo di scrittura raffinato e inedito.
Sebbene, in generale, i cultori di Mark Hollis parlino in termini entusiastici principalmente dei lavori successivi, non va sottovalutato il ruolo di It’s my Life perché, dietro alla patina affascinante dell’easy listening, inaugura quelle aperture melodiche che avrebbero ispirato molti gruppi degli anni seguenti (Portishead, Beach House, The XX…) lasciando un segno indelebile nella storia della musica moderna.
Ancora oggi, nell’immaginario popolare, Talk Talk rimangono legati al successo di Such a Shame e al suo buffo video nel quale Mark Hollis si sistemava un berrettino di lana in alcuni goffi sguardi in camera, ma all’interno ci sono brani di altrettanto valore artistico: Call in The Night Boy, Does Caroline Know? e The Last Time hanno capacità comunicative straordinarie che Hollis interpreta con singolare trasporto, marchiando col fuoco un suono riconoscibile all’istante. Tomorrow Started e Renée vibrano per una mestizia glaciale, vagamente ammorbidita da suoni di tastiere elettroniche (che, se vogliamo trovare un difetto, oggi risultano un tantino inadeguate) in grado di controbilanciare lil dolore espresso dal canto. I tre singoli erano (e rimangono) dei capisaldi del pop internazionale, radicati nei ricordi di di chiunque stia oggi sulla cinquantina ma arrivati, quasi senza differenze, nel cuore di migliaia di teenager moderni.
la forza del lavoro, probabilmente, sta tutta in quel sound, distintivo e personale, che ha reso i Talk Talk indelebili per sempre. Non ci sono grandi progetti o trucchetti di marketing ma solo nove canzoni bellissime, confezionate in maniera sublime ma senza stare alle costrizioni di un mercato come quello degli anni 80 in cui, a discapito delle tendenze artistiche, si tendeva a uniformare tutto in favore delle vendite dei dischi. Alla EMI, per esempio, non erano molto convinti dell’album: avrebbero preferito promuovere una band più glamour o un cantante alla Simon LeBon ma i Talk Talk, correndo anche qualche rischio, sono riusciti a convincere un enorme fetta di pubblico, tramandando al contempo una formidabile lezione di stile. E ancora più bravi sono stati a non lasciarsi intrappolare da un successo così ampio servendosene, al contrario, per cambiare rotta, evolvere e inventare.

It’s my Life (EMI 1A 064 2400021)
LATO A:
Dum Dum Girl (Friese-Greene/Hollis) – 3:51
Such a Shame (Hollis) – 5:42
Renée (Hollis) – 6:22
It’s My Life (Friese-Greene/Hollis) – 3:53

LATO B:
Tomorrow Started
(Hollis) – 5:57
The Last Time (Curnow/Hollis) – 4:23
Call in the Night Boy (Brenner/Harris/Hollis/Webb) – 3:47
Does Caroline Know? (Friese-Greene/Hollis) – 4:40
It’s You (Hollis) – 4:41

 MUSICISTI

  • Mark Hollis – voce
  • Lee Harris – batteria
  • Paul Webb – basso
  • Tim Friese-Greene – tastiere
  • Ian Curnow – tastiere
  • Phil Ramocon – piano
  • Robbie McIntosh – chitarra
  • Morris Pert – percussioni
  • Henry Lowther – tromba

PRODUZIONE: Tim Friese-Greene
“Call in The Night Boy” missata da Walter Samuel
Copertina: James Marsh

 

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