Etichetta: Twelve Records
Tracce: 6 – Durata: 41:30
Genere: Pop Rock, Italiana
Voto: 8/10

Lo apri e vedi che…ci sono “solo” sei brani su Mare Tranquillitatis, il nuovo disco del Santo Niente. Non te lo aspetti, di questi tempi. Guardi le durate delle canzoni e ti accorgi che alcune sono abbonanti. Ancora più strano, per un disco italiano. Poi però pensi che quelli del Santo Niente non son certo musicisti che puntano ad allungare il brodo, sai che se i brani sono lunghi, c’è una precisa necessità. Sai che non sarà un dischetto pop da buttare sul giradischi per avere di ritorno qualcosa di immediato. Servirà dedizione. Questo è quello che pensi, tra te e te. Ma della compagine di Umberto Palazzo ti fidi anche se ti ha abituato a continui e rocamboleschi cambi di direzione. Non sai cosa aspettarti. Il disco gira, suona il primo brano e ritrovi atmosfere cupe che si adagiano su un tempo lento di batteria, con il basso che cerca di uscire dai bordi senza riuscirci. La voce di Umberto recita ed urla, sembra volersi riappropriare di un metodo, quello dei Massimo Volume, che ti accorgerai presto essere lo stesso applicato a quasi tutti i brani del disco, che lui stesso ha contribuito a inventare molti anni fa. Un mantra pesante ed ipnotico sul quale viene interpretato il racconto di un emigrante abruzzese in America, tema del romanzo di Pietro Di Donato da cui è ispirato e col quale condivide il titolo (Cristo nel cemento). Più in là, c’è anche un’altra storia di emigranti, stavolta è quella di Sabato “Simon” Rodia, l’architetto italiano che progettò le Watts Towers di Los Angeles. Una storia affascinante, raccontata su un telaio di musica quasi sperimentale, con tracce atonali ma belle quadrate, perfetta per accompagnare l’ipotetica autobiografia di Rodia, che affascina e fa riflettere.
Poi c’è anche un pezzo di fragrante vecchio punk rock, quel punk rock che arriva da New York, che fa tornare alla mente gli MC5 e gli Stooges (Le ragazze italiane). Ma quando pensi di essere tornato a casa, nel mondo rassicurante del rock’n’roll, ti accorgi che il “recitato” non è estraneo nemmeno a un pezzo come questo, nonostante l’interpretazione “cantata”. Così, il disco ora è lì, nel tuo stereo e suona. Con storie atroci e sincere, buttate lì con una specie di bisogno di raccontare, di ritrarre. Maria Callas, racconta di un vecchio travestito, abbandonato e solo, talmente appassionato di melodramma da nasconde il suo essere intellettuale sotto la cipria del discount e i costumi sgargianti della Butterfly. Toccante e commovente, grazie anche a un brano musicale superbamente efficace.
Mare Tranquillitatis è un libretto di emozioni, dove i personaggi si spogliano in pubblico, mostrandosi esili e friabili. Il pezzo più importante (anche per durata) è Primo Sangue, altra storia emozionante stavolta ambientata in un universo di ribellione adolescente, che vive su un supporto stupendo, dove l’elettronica e il rock si accoppiano in soluzioni quasi kraut, inventando emozioni crudeli taglienti quasi più delle parole.
Abbiamo aspettato sei anni per avere un disco nuovo del Santo Niente (i quali, bontà loro, ci hanno tenuti buoni con una operazione affasciante come il side project Tex-Mex El Santo Nada) ma diciamo che non s’è aspettato invano. Questo, davvero, e un disco importante, che non scherza e non si inchina, che vive, pulsa, sconvolge, che a tratti può anche apparire disturbante ma che non passa inosservato. E speriamo di non dover aspettare altri sei anni per il prossimo.

Annunci