Artista: Billy Bragg
Etichetta: Go!Discs
Anno: 1986

The Difficult Third Album. Questa scritta, che campeggia in basso al centro della copertina del terzo album di Billy Bragg era, fino a quel momento, solo un luogo comune da nerd musicale. Da allora in avanti, ogni artista che si accingesse a preparare il terzo album, ci metteva il doppio dell’impegno a causa della dura realtà che Billy Bragg aveva messo nero su bianco. La grande maggioranza delle recensioni dei “terzi album”, finisce inevitabilmente per citare questo LP perché è stato il primo “difficile terzo album”, consapevole e manifesto.
A ben vedere, però, Talking With The Taxman About Poetry, non è il terzo ma il secondo album di Bragg. L’autore gli conferisce quel numero ordinale sebbene il primo (Life’s a Riot with Spy Vs Spy) sia, di fatto, un EP.  
Registrato tra la primavera e l’estate del 1986, ai Livingston Studios di Londra e pubblicato nel settembre seguente, il disco venne prodotto da John Porter (a quel tempo gettonatissimo in UK, grazie ai successi ottenuti da The Smiths) in collaborazione con Kenney Jones, e mantiene ancora oggi il primato di album di maggior successo commerciale di Bragg, forte dell’ottava posizione raggiunta nella classifica ufficiale di vendite della Gran Bretagna.
Il titolo, mutuato da una poesia di Majakovskij del 1926 (riportata nella busta interna), è un piccolo manifesto di intenti che cerca di elevare Billy Bragg a cantore del Popolo, con testi densi di contenuti sociali e politici senza dimenticare qualche ballata romantica, con parole superbamente impiegate per raccontare storie e pesonaggi. Musicalmente porta la prima piccola rivoluzione nel mondo di Billy, con arrangiamenti maggiormente elaborati rispetto alle ballate chitarra-e-voce dei primi dischi, ospitando musicisti che arricchiscono le canzoni con pianoforte e organo (Kenny Craddock), violino (Bobby Valentino), percussioni (Simon Moreton, George Shilling), basso (John Porter), tromba e flicorno (Kenny Jones) e chitarra elettrica (Johnny Marr in vacanza premio da The Smiths).
L’album venne anticipato qualche settimana prima dal singolo Levi Stubbs’ Tears che narra la vicenda di una giovane donna che chiede conforto per i suoi drammi personali alle canzoni dei Four Tops e dei dischi Motown. Una specie di Ken Loach della musica, Bragg sa mettere nelle canzoni storie di lotta sindacale (There’s Power in a Union), critiche all’imperialismo americano (Help Save the Youth of America) e ballate romantiche da adolescenti innamorati (Greetings to the New Brunette). Appassionato di Phil Ochs e di The Clash, si esprime con un linguaggio che unisce l’intensità di entrambi, scegliendo sempre il modo giusto per farlo, evitando ermetismi e poesia sterile per arrivare al cuore.
Un “classico da isola deserta” che, se non avete già nel cuore, vi consiglio di recuperare. Dischi così hanno l’effetto rassicurante della grande canzone popolare e, ahimè, non escono tutti i giorni.

A SIDE:
Greetings to the New Brunette – 3:29
Train Train (Zenon DeFleur) – 2:11
The Marriage – 2:30
Ideology – 3:27
Levi Stubbs’ Tears – 3:28
Honey, I’m a Big Boy Now – 4:05

B SIDE:
There Is Power in a Union (Traditional, arr. Bragg) – 2:47
Help Save the Youth of America – 2:45
Wishing the Days Away – 2:28
The Passion – 2:52
The Warmest Room – 3:55
The Home Front – 4:09

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  [youtube:http://www.youtube.com/watch?v=I4v8VJ0LRgA%5D

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