Etichetta: Kandinsky Records
Tracce: 11 – Durata: 44:55
Genere: Art-Rock, Elettronica
Voto: 8/10

Twomonkeys sono due fratelli bresciani, Simone e Michele Bornati, alle prese con una musica poco convenzionale che non ha paura di osare e che si prende tutte le responsabilità per rischiare in una produzione che ha davvero poco a che vedere con il trend del momento, la scena più cool o la moda più remunerativa. Il loro primo disco, con l’eccellente produzione del concittadino Asso Stefana (pregievole chitarra per Marco Parente, Vinicio Capossela, collaboratore per A Toys Orchestra, Mike Patton e fondatore dei Guano Padano), si intitola Psychobabe e lascia davvero stupefatti per l’ardita proposta, fatta di soluzioni al limite dell’assurdo.
Segmenti rubati alla no-wave di Walter Stading e alle follie debordanti di Snakefinger e The Residents, si insinuano su esercizi di punk-rock cibernetico, sguinzagliati in recinti di drum machines e di droghe pesanti che evocano le scorribande analogiche dei Matmos incuriosendo per un approccio che, proprio come per il duo di San Francisco, è condito con un retrogusto ironico e divertito. Un plus valore perché se questo genere ha un problema è sicuramente quello di cadere facilmente nel tranello dell’autocelebrazione e della seriosità, elementi che in genere sminuiscono il risultato auditivo. Ma i fratelli Bornati si divertono e impiantano un’opera brillante e di gusto superiore.

Giochi ritmici su loop insistenti e bislacchi da far invidia ai Battles di Mirrored si dividono la scena con strumenti anomali come il banjo (More Space), percussioni anomale (Crazy Drive), inserti capricciosi di voci recitanti (Sacri+Face) e ruggenti chitarre elettriche sbronzate da chissà quali sostanze chimiche.
Non mancano i riferimenti illustri (dal kraut anni 70 al progressive, dalle avanguardie illuminatni della New York anni 80, alle sintetiche sonorità da video game della Tokyo più alienata) ma non c’è troppo spazio per le comparazioni. Il disco è un concentrato di fulminante inventiva in grado di stare al passo con le opere dei più illustri maestri stranieri.
Un disco che non può rimanere nascosto e che deve essere portato all’estero come un trofeo, a dimostrazione di come, in questo nostro stupendo Paese, ci sia anche chi non s’è stancato di sperimentare. 

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