Etichetta: Monkeywrench
Tracce: 12 – Durata: 47:07
Genere: Rock
Voto: 7/10

Lighntning Bolt è il nuovo disco dei Pearl Jam e la recensione potrebbe essere finita qui.
La band di Eddie Vedder ha un seguito talmente grande che, in generale, l’informazione data in apertura è sufficiente a far capire cosa contiene: puro rock vecchio stampo, testi sguscianti tra sentimento e impegno e un equilibrio perfetto tra energia punkeggiante e ballate strappacuore. I sostenitori più accaniti lo ameranno semplicemente per il fatto che sia uscito, i detrattori si accaniranno sulla fossilizzazione di una scrittura che, al decimo album, sembra avere perso tutto il suo smalto. Eppure.

Eppure Lightning Bolt è talmente generoso che non si riesce a ignorarlo completamente (cosa che ci era riuscita benissimo col precedente Backspacer). Si tratta di un lavoro onesto, pieno zeppo di materia Pearl Jam ma scritta talmente bene da rendere impossibile l’indifferenza.
Se avete ascoltato il singolo uscito qualche settimana fa (Sirens), avrete capito che c’è un certo ritorno alla tipologia di canzoni dei primi tre album, con un Vedder particolarmente ispirato e la coppia McCready/Gossard in stato di grazia, capace di infilare linee melodiche accattivanti ed esplosive senza trincerarsi nella banalità dei facili riffettoni tutto effetto e niente arrosto delle ultime prove. Un po’ del merito è sicuramente di Brendan O’Brian che torna dietro i fornelli dei PJ per restituir loro quel tocco che trasforma il loro suono in qualcosa di classico. Ché, tra l’altro, Pearl Jam sono in giro da ventidue anni: sono sicuramente una band classica e, visto che non hanno mai nemmeno cercato di inforcare la strada della sperimentazione, questo disco ce li riporta intatti a casa, senza dover spiegare niente né mettere a rischio le nostre aspettative. 

Sono dodici canzoni, tutte mediamente buone, alcune egregie altre appena sufficienti ma non c’è niente che butteresti al secchio perché, in fondo, la voce di Eddie è qualcosa che somiglia al portachiavi di casa, a quella vecchia T-Shirt che non ti va di buttare via e a una cartolina ricevuta da un vecchio amico che pensavi perduto e che invece si ricorda ancora di te.
Dopo che ci hanno lasciato gli R.E.M., avevamo necessità di un gruppo di conforto e i Pearl Jam lo sono a tutti gli effetti perché, senza chieder nulla in cambio, ci fanno battere il cuore (Pendulum, Sirens, Yellow Moon) e il piede (My Father’ S Son, Gateway…), ci fanno sorridere (Sleeping By MyselfMind Your Manners) e, prima di lasciarci, anche commuovere (Future Days).
Non credo che i Pearl Jam abbiano ritrovato l’ispirazione ma neanche che l’abbiano definitivamente persa in favore di stilemi già ampiamente sviluppati. Sì, a volerli criticare a tutti i costi si potrebbe dire che un disco come questo, per una band come questa, è poco più del minimo sindacale ma, a chi sa far bene un certo lavoro è ragionevole non chiedere gli straordinari. E Lightning Bolt è davvero una delle cose migliori che potessimo aspettarci da una band con una storia come la loro.

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