Come mi facevano notare nei commenti al post precedente, l’appellativo “quinto beatle” è stato assegnato a un numero esagerato di personaggi che hanno gravitato attorno agli scarafaggi, durante il decennio di attività come band ed anche dopo.
Senza la presunzione di ricordarli tutti (e tralasciando Brian Epstein di cui abbiamo parlato ieri), ecco alcuni illustri altri esempi di “quinto beatle”:

Stuart Sutcliffe: forse l’unico vero quinto beatle è lui. Era il bassista del gruppo quando la formazione era ancora di cinque membri, con Paul McCartney alla chitarra. Ha lasciato i Beatles prima della carriera discografica, scegliendo la pittura al posto della musica. Morirà giovanissimo, per una emoraggia cerebrale, qualche mese prima che gli ex colleghi incidessero il primo disco.

Pete Best: All’epoca in cui suonava il basso Stu, alla batteria c’era Pete Best che fu costretto, per ragioni mai ufficialmente chiarite, a lasciare il gruppo in favore di Ringo Starr. Anche se i documenti ufficiali della EMI parlano di un distacco amichevole, è sicuro che Pete Best non superò mai la delusione di essere stato rimpiazzato nel gruppo che sarebbe diventato il più famoso della storia del Rock’n’Roll. 

Peter Shotton: Altro ex membro, Shotton fu il batterista dei Quarryman, la band da cui tutto ebbe inizio. Rimase in contatto con John Lennon per molti anni e, da quel che si narra, appare come percussionista (non accreditato) in alcune registrazioni dei Beatles ad Abbey Road, aiutò Lennon a scrivere I’m The Walrus, diede a McCartney l’idea per Eleanor Rigby e sua moglie Beth ha ispirato il personaggio della “pretty nurse” che appare nel testo di Penny Lane.

George Martin: Un inequivocabile quinto beatle, se si considera che praticamente tutti gli arrangiamenti dei loro dischi sono firmati da lui, dai primi scarni Rock’n’Roll fino agli ultimi sontuosi brani orchestrali. George Martin è, senza ombra di dubbio, il vero responsabile della trasformazione di un’ottima band rock nella più rappresentativa formazione di musica popolare del XX secolo.

Jeff Lynne: Dopo lo scioglimento dei Beatles, George, Paul e Ringo chiamarono Lynne per produrre alcuni dei loro album solisti. Con Harrison, tra l’altro, fece parte del super gruppo Travelling Wiburys. Infine fu coinvolto per il progetto The Beatles Anthology, nel quale risulta come produttore per i due singoli inediti estratti da quel progetto (Free as a Bird e Real Love).

Jimmy Nicol: Più che quinto beatle, Nicol divenne un membro effettivo del quartetto, sostituendo Ringo durante una convalescenza che gli impedì di partire per un tour. Nicol suonò coi Beatles in cinque concerti (Copenhagen, Veilinghal, Hong Kong e due ad Adelaide) più una performance televisiva ad Hilversum in Olanda che, se non altro, gli ha dato modo di immortalare su video la sua presenza nella band e tramandarla in questo modo nei secoli futuri.

Tony Sheridan: Lui era un affermato cantante di Rock’n’Roll che volle i Beatles come backing band per un album poi passato alla storia come la prima registrazione ufficiale dei Beatles, benché accreditati come Beat Brothers.

Billy Preston: L’unico musicista che ottenne i credits ufficiali in copertina fu Billy Preston, convocato da George Harrison durante le registrazioni dell’album Get Back che non uscì mai. Lennon era talmente entusiasta dei risultati che provò a convincere i compagni a farlo entrare in pianta stabile nella band. Nonostante qualche titubanza l’ipotesi non venne mai scartata. Ma la band era ormai alla frutta e Preston rimase solo un session man. Le canzoni con le sue tastiere vennero incluse negli ultimi due album pubblicati con la sigla The Beatles e sono:  Let It Be, I Want You (She’s So Heavy), Don’t Let Me Down e Get Back.

Neil Aspinall:  Sebbene non sia un musicista, il road manager dei Beatles contribuì ad alcune session di registrazione suonando un tamburello in Within You Without You, l’armonica su Beig For The Benefit of Mr.Kite!, alcune percussioni in Magical Mystery Tour e, assieme a molti altri, cantò nel coro di Yellow Submarine. Fu George Harrison a definirlo “quinto beatle” anche se avrebbe fatto meglio a chiamarlo “sesto beatle”, dal momento che aveva già dato lo stesso titolo a Derek Taylor, qualche tempo prima.

Derek Taylor: Eccolo appunto. Taylor incontrò i Beatles dopo aver scritto un articolo sulla loro padronanza tecnica sul palco. Il quartetto rimase talmente impressionato che volle conoscerlo. A lui Brian Epstein offrì l’incarico di ufficio stampa, che svolse con dedizione e impegno. Dopo la morte di Epstein e con l’apertura della Apple Corps. assunse l’incarico di responsabile stampa dell’intera casa di produzione.

Eric Clapton: Originariamente While my Guitar gently Weeps aveva un assolo di chitarra ma Harrison pensava fosse poco incisivo. Così chiamò il suo amico Eric Clapton e lo convinse a registrare un assolo, rinunciando anche a un verso del testo per lasciargli più spazio. Non fu nemmeno accreditato in copertina ma dopo lo scioglimento Clapton fu l’unico musicista a comparire nei dischi solisti di ciascuno dei quattro.

Murray The K.: Lui fu il DJ americano che riuscì a convincere i ragazzi d’oltreoceano sul valore dei Beatles. Pare che il merito sia suo se la Capitol si convinse a pubblicare i loro album in USA. I ragazzi vennero spesso invitati da Murray in trasmissione dove partecipavano con interventi telefonici rimasti memorabili. Sicuramente il quinto beatle americano per antonomasia.

George Best: la stella del calcio inglese degli anni 60, venne definito “quinto beatle” dalla stampa. Il cognome identico a quello del primo batterista della band è un caso ma a causa della sua vita sregolata e ribelle e del suo taglio di capelli, la stampa portoghese lo chiamò “o quinto beatle” in un articolo pubblicato dopo il match Manchester United vs. Benfica vito dagli inglesi per 5 a 1, con due gol segnati da Best.

Volkswagen Beetle: Da quando è apparso nella copertina di Abbey Road, data anche l’assonanza del nome beatle/beetle, il maggiolino è stato spesso apostrofato come “il quinto beatle”

Klaus Voormann: Dopo la dipartita di Stuart Sutcliffe, Voormann divenne ufficialmente il bassista della band. Durò solo qualche settimana e poi lasciò per iscriversi ad una scuola d’arte lasciando definitivamente a McCartney il ruolo di bassista dei Beatles. Rimase in contatto per molto tempo. Firmò la copertina di Revolver e suonò nei dischi solisti di Ringo, George e John

Jimmy Tarbuck: Lui fu spesso chiamato “il quinto beatle” perché divenne famoso nei primi anni 60 facendo imitazioni e parodie dei Fab4, con parrucche a caschetto, che divennero molto popolari alla TV.

Little Richard: nella sua immensa presunzione Little Richard si auto attribuì il nomiglolo di quinto beatle, sostenendo di aver insegnato loro a suonare il Rock’n’Roll. Effettivamente, soprattutto nei primi tempi, lo stile di Richards fu molto “imitato” dai Beatles ma gli unici contatti che ebbero sono limitati a pochi giorni del 1963 quando i Bestles comparivano tra le attrazioni di supporto ad alcuni concerti inglesi di Little Richards.

Yoko Ono: Unico rappresentante femminile ad aver goduto del titolo di “quinto beatle”, la signora Lennon è stata sicuramente una fonte di ispirazione per John e elemento di disturbo per gli altri tre. Non mancano nemmeno alcune sue partecipazioni a registrazioni firmate Lennon-McCartney, soprattutto nelle session dell’album Bianco (The Continuing Story of Bungalow Bill, Revolution 9)

“quinto beatle”, negli anni, è diventato un concetto ripreso spesso da trasmissioni TV, cinema, letteratura e musica pop. Si tratta, evidentemente, di un ruolo ancora molto ambito, nonostante siano passati 43 anni dallo scioglimento della band.

E voi? Conoscete altri “quinti beatles”?

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