Etichetta: Wichita
Tracce: 10 – Durata: 41:40
Genere: Indie Pop

Voto: 7/10

La regia del nuovo album di Los Campesinos è firmata a quattro mani dal chitarrista della band, Tom e da John Goodmanson, nome famoso nell’ambiente dell’indie rock per aver lavorato con Blonde Redhead e Death Cub For Cutie. Vale a dire un team produttivo collaudato e vincente che, in effetti, porta buoni frutti a casa Campesinos nonostante chi sia alla ricerca del capolavoro che sconvolgerà il mondo della musica rock dovrà rivolgersi altrove. No Blues è un disco piacevole e energico, che rimette in sesto il gruppo dopo la rottura che li ha lasciati senza la bassista Ellen e che dimostra la vigorosa vitalità di una band che non riesce ad invecchiare. Nonostante l’età dei componenti aumenti inesorabilmente, la loro musica è fresca come ai primi tempi. I temi trattati, pure anche se, in questo caso, vengono visti e trattati con la consapevolezza di chi non è più un adolescente. Ed è un bene perché, se c’è un problema che si presenta puntualmente nelle band fortemente teen oriented, è quello di riuscire ad effettuare un salto generazionale che permetta di spostare le tematiche su questioni più adulte mantenendo la freschezza e l’originalità degli anni verdi. Mica facile riuscirci, soprattutto se si agisce in un ambiente come quello dell’indie rock dove non è ammesso avere rughe sul viso. Ecco, la forza di No Blues è proprio tutta qui, perché riesce a convincere anche i più ostinati che il Rock’n’Roll è materia trasversale e senza età; basta solo sapercisi adeguare, senza voler sembrare a tutti i costi qualcun/qualcos’altro.
La scrittura delle canzoni è mutata ma non si è appesantita. Basta ascoltare As Lucerne/The Low per capire cosa intendo: la costruzione dell’arrangiamento è perfetta, adagiata su un incrocio di riff melodici che costringono il basso a rimbalzare tra quinte ed ottave per un effetto epico e contagioso che, per certi versi, ricorda i primi Arcade Fire
In tutto rimane la rassicurante vena di ironia, che ha sempre accompagnato le produzioni della band, consentendogli di farsi perdonare qualche eccesso di divismo che sembra affiorare in alcuni pezzi. No Blues può essere considerato il primo album del loro nuovo corso che, se continua così, porterà altre deliziose sorprese per molti degli anni a venire.

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