Etichetta: Wide Production
Tracce: 26 – Durata: 66: 39
Genere: Rock, NuProg
Voto: 6/10

Guardi il titolo de disco, poi leggi la tracklist e ti si pianta una domanda in testa: Ma che davvero hanno rifatto The Wall dei Pink Floyd? La cover dell’album? Ebbene, la risposta è “sì, ma”. Sì, perché in effetti ci troviamo al cospetto di una rilettura pressoché completa dell’opera di Roger Waters e ma perché l’operazione è tutt’altro che scolastica. R-Evolution Band, formazione italiana capitanata dalla mente di Vittorio Sabelli (Sassofono e clarinetto), s’è presa la briga di adottare le canzoni del doppio disco dei Pink Floyd e di usarle come pretesto per elaborare arrangiamenti bizzarri e soluzioni a dir poco curiose.
Se alcune tracce rimangono vagamente legate alle partiture originali, nella maggior parte dei casi ci si ritrova al cospetto di una massiccia destrutturazione volta a creare un concept del tutto nuovo. Gli aspetti melodici e quelli armonici del 1979 vengono spesso sovvertiti in favore di divagazioni che spaziano, con disinvoltura volutamente iconoclasta, tra il jazz sperimentale e l’hardcore metal, sterzando in qualche occasione su terreni reggae e soul.
R-Evolution Band lanciano una sfida e ci chiedono di provare a cancellare dalla memoria lo storico doppio disco che ha ispirato questo, per provare ad entrare in una dimensione che se ne appropria come semplice (?) pretesto.
Rimane da capire quanto un’operazione come questa riesca a superare i limiti dell’ascolto frammentario che di questi tempi si è soliti dedicare alle uscite discografiche. The Dark Side of The Wall, come per altro indicato tra le note di copertina, è un album che richiede dedizione. Queste non sono canzoni che si possono ascoltare singolarmente ma una vera e propria opera (rock?) che perde significato se esula dall’ascolto integrale. Vista in teatro, immagino, l’opera avrà un suo valore artistico anche piuttosto prezioso; su disco perde un po’… ma suppongo fosse stato messo in conto.

Annunci