Etichetta: Island
Tracce: 11 – Durata: 44:03
Genere: Blue Eyed Soul, Pop
Voto: 7/10

Forte del successo internazionale di un singolo (Love me Again) col quale ha martellato per tutta l’estate, finendo in sottofondo a spot pubblicitari, jingle e servizi al TG, John Newman pubblica il suo album d’esordio dal titolo piuttosto evocativo di Tribute.
Il tributo, già evidente nel singolo d’esordio, è inequivocabilmente alla musica nera, a quel R&B tanto caro agli inglesi, con citazioni più o meno evidenti al sound di casa Motown e con una vocalità curiosamente nasale che si scontra piacevolmente con il sound tipico del Northern Soul ma sapientemente abbinato ai linguaggi più moderni (breakbeat, hip-hop, house…) adatti a un giovane come lui (è nato nel 1990) e a quello che presumibilmente è il pubblico a cui si rivolge. 
Un gusto così retrò, però, riesce con facilità a incuriosire anche i genitori, grazie a continue citazioni di una musica vintage, facile da immaginare mentre esce dall’altoparlante di un gracchiante mangiadischi. L’intento è chiarissimo e punta a coinvolgere il pubblico di Adele, campionessa di incassi con prodotti molti simili a questo Tribute, con la quale condivide una certa conoscenza della materia. Di positivo in John Newman c’è proprio il fatto che le canzoni lui se le scrive da solo (in poche occasioni coadiuvato da altri autori, che sono i musicisti della sua band) e il fatto che la sua carriera non sia troppo costruita a tavolino. Lui, infatti, non arriva da un talent show, non è il prodotto televisivo di qualche abile manipolatore ma è un giovane musicista con idee chiarissime sulle sue potenzialità. 
Date un’opportunità al suo album, in particolare se siete appassionati di Soul anni 60 e se cercate un’alternativa credibile alla musica pop d’oggidì ma anche, e soprattutto, se siete tra coloro che avevano inizialmente sottovalutato Amy Winehouse salvo poi comprenderne il valore ed eleggerla a superstar quando ormai era troppo tardi. Ecco, diciamo che non dovremmo correre rischi di perdere il “bravo ragazzo” John nella stessa tragica maniera in cui abbiamo perso la scriteriata Amy ma sono certo che un disco d’esordio come Tribute non arrivi dal primo pischelletto in vena di sfondare. L’apparenza è che ci sia davvero qualcosa di buono e che riporti il pop inglese ai livelli delle sue migliori stagioni senza limitarsi a scatenare in noi la voglia di rimettere il parka per fare un giretto in vespa sulla scogliera di Brighton. Un disco con forse qualche eccesso orchestrale francamente evitabile, ma globalmente fresco e godibile. Niente di più ma… di questi tempi abbiamo davvero il coraggio di chiedere di più?

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[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=9BS2S0qwvVE%5D

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