Etichetta: Amulet
Tracce: 7 – Durata: 39:18
Genere: Nu-Jazz
Voto: 8/10

Raccontare John Lurie ai ragazzi giovani è un compito piuttosto arduo. Volendo andare per sommi capi, si potrebbe semplificare dicendo che si tratta di sassofonista che nel 1978, poco più che venticinquenne, forma (col fratello Evan Lurie, Steve Piccolo Arto Lindsay) The Lounge Lizards, una delle prime formazioni americane a portare il Jazz nelle colonne della critica Rock. Nonostante la loro passione per Charles Mingus, John Coltrane e Bernard Hermann, si distinsero per un’attitudine avanguardista che, nel periodo di massimo fulgore della musica underground americana, appassionò un pubblico molto vasto.
Parlo principalmente di The Lounge Lizards (anche se Lurie ha operato in molte formazioni, suonato in dischi di colleghi illustri e lavorato sovente per il cinema -sia come attore che come autore delle musiche-) perché questo suo progetto chiamato The John Lurie National Orchestra è quello che più si gli si avvicina.
Epperò, se conoscete un po’ la sua storia saprete già che la musica di The Inventions of Animals non è nuova: sono registrazioni raccolte utilizzando riprese di concerti dal vivo degli anni 90 e alcuni estratti da lavori già pubblicati. John Lurie è stato costretto ad abbandonare la musica nel 2005 a causa della Borreliosi (una sorta di artrite degenerativa, detta anche Malattia di Lyme), contratta negli anni 90 e che da circa dieci anni gli impedisce di suonare. Da allora Lurie si dedica alla pittura (sua l’opera della copertina di questo disco) dovendo, a malincuore, rinunciare al sassofono. Poterlo riascoltare, dunque, è un bellissimo regalo anche se si tratta di materiale proveniente dal passato. The Inventions of Animals è un lavoro che abbina piuttosto efficacemente l’avanguardia con la tradizione. Con Lurie (al sax alto e contralto) ci sono due percussionisti, Calvin Weston (batterie) e Billy Martin (percussioni), per un’opera che cerca di evocare terre lontane (principalmente africane) su atmosfere tra il sinistro e il suadente, concentrando gli esperimenti su un telaio poliritmico di fiorente efficacia, dentro il quale si muove la componente melodica del sassofono, in continua lotta tra la lettura del pentagramma e fughe improvvisate degne degli happening lisergici dei padri del Be Bop. Un disco emozionante, per le ragioni di cui abbiamo parlato prima ma anche per le straordinarie atmosfere che questa musica riesce a diffondere quando la si lascia suonare. 
E per raccontare ai ragazzi giovani chi sia John Lurie, sono certo che nessuna parola sarebbe più efficace di questo disco.

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