Etichetta: RCA
Tracce: 12 – Durata: 37:54
Genere: Pop
Voto: 6/10

Dente approda alla major (RCA) con il nuovo Almanacco del giorno prima riuscendo a portare a compimento il lavoro con i metodi che avrebbe sempre voluto utilizzare ma che, con le ristrettezze imposte dall’industria indie, gli erano sempre stati negati.
La sua passione per la canzone italiana degli anni 60 e 70 viene finalmente incorniciata da una produzione degna delle sue muse, lavorando in studio con metodi e regimi ormai dimenticati. La personalità di Giuseppe ha così la possibilità di emergere e convincere anche i più ostinati che, nonostante i continui e inevitabili richiami alla canzone di Lucio Battisti e dei suoi discepoli (da Ivan Graziani a Niccolò Fabi, passando per Samuele Bersani), una “scuola Dente” esiste.
Epperò, il disco nuovo non porta grandi rivoluzioni. Per chi conosce Dente, il disco somiglia a un greatest hits di inediti. Si tratta, più probabilmente di un campionario delle sue possibilità, assemblate per illustrare il cantautore al bacino nuovo di utenti offerto dalla distribuzione SONY di cui gode l’album.
Ci sono canzoni leggere e gradevoli, con la solita delicata grazia nell’abbinare alla musica testi esili, facili da imparare a memoria pur senza essere sciocchi. Un fiore sulla luna è la più breve ma anche la più gigiona: talmente orecchiabile da restare in testa per ore e talmente “piccola” da godere del tasto repeat, appena finisce. Miracoli e Invece tu (già uscita su singolo) ripercorrono il folk-pop anni zero dei Kings of Convenience mentre Remedios Maria, un po’ sirtaki, fa venire in mente quel certo Luigi Tenco che era molto meno “dark” di quanto si voglia credere. I miei pensieri e viceversa è una bossanova sbilenca e “all’italiana” con il potenziale del singolo da classifica. Lo si prenda come un complimento e… un augurio.
Per il resto c’è il buon Dente che canta le sue cose serenamente con armonia e se il disco non è un capolavoro, per una volta abbiamo l’onestà di riconoscere che non era richiesto. Come a dire che, nel passaggio alla discografia maggiore, Almanacco del giorno prima si configura come un passo felpato (ma non falso) e sicuramente inevitabile per lasciare un’impronta di rilievo. E se poi funziona, siamo certi che in futuro Dente saprà lasciare segni degni della sua bravura.

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