Etichetta: Universal
Tracce: 10 – Durata: 42:36
Genere: Cantautori, Pop Rock, Italiana
Voto: 8/10

Eugenio Finardi non incideva un disco di inediti dal 1998. Non credo sia una sua decisione anche perché da allora ha realizzato parecchie cose: collaborazioni (Elio, Mauro Pagani, Claudio Rocchi…), dischi tematici (un omaggio a  Vladimir Vysotsky ed uno al Blues rurale), raccolte (Sessanta) dischi dal vivo e perfino una infruttuosa partecipazione a Sanremo nel 2012.
L’assenza di un suo disco nel panorama italiano cominciava a farsi sentire dato il particolare momento in cui certo rock nostrano (dagli Afterhours agli Zen Circus, senza saltare i Cani, Vasco Brondi e il Teatro degli Orrori) ha cominciato a sentire l’influenza della sua Musica Ribelle e a tributarne il valore storico. 

Quindi, se l’arrivo di Fibrillante viene accolto con un applauso anche solo per averci riportato un autore così importante, bisogna sottolineare che anche alla Universal non hanno sottovalutato il suo valore, investendo su un disco di alto profilo, sorretto dalla produzione fresca e moderna di Max Casacci (Africa Unite, Subsonica) e da collaboratori prestigiosi come Manuel Agnelli, i Perturbazione, Patrizio Fariselli e Giuvazza Maggiore (coautore di buona parte delle canzoni) che uniscono il gusto dell’indie rock nostrano con l’attitudine inevitabilmente anni ’70 di Finardi il quale, per sentirsi a suo agio, non riesce a rinunciare al supporto del fidato Vittorio Cosma.
Fibrillante è un ottimo album, degno dei migliori titoli del cantautore, perché segue l’iter produttivo dei suoi capolavori, evitando il “problema” di certa canzone d’autore volta a sottovalutare la parte musicale, relegandola ad arrangiamenti scarni e poco incisivi, per lasciar emergere le parole. Un problema che in questo disco non esiste perché i testi (tutti stupendamente diretti e crudi, senza poesia posticcia inutile) si appoggiano su brani splendidamente strutturati, alternando ballate introspettive (Le donne piangono in macchina e l’emozionante Lei s’illumina) a denunce di orrenda attualità (Me ne vado, interpretata con un bilanciato insieme di recitato e cantato) fino alla lucida descrizione del disagio sociale di chi perde il lavoro in età avanzata, con la disperazione che ciò comporta (Cadere, Sognare con la voce di Manuel Agnelli).
Insomma un disco importante di uno dei nostri maggiori autori che merita il sostegno di tutti, per evitare che nella sua carriera ci siano altre pause creative come quella che l’ha tenuto lontano per così tanto tempo.

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