Etichetta: Capitol
Tracce: 13 – Durata: 47:25
Genere: Pop Rock
Voto: 9/10

Se a piacervi è il Beck di Odelay, cioè quello un po’ sperimentale, coi campionatori e gli arrangiamenti estremi tra elettronica e hip-hop, non so se consigliarvi questo suo nuovo album. Se invece siete sempre stati sostenitori del lato romantico e “acustico” di Mr. Hansen, allora eccovi servito il capolavoro.
Morning Phase, che arriva a sei anni dal precedente Modern Guilt del 2008 (e a due dal provocatorio Song Reader del 2012) è un disco maturo e affascinante, di quelli che crescono ad ogni ascolto e che nasce, non si sa quanto intenzionalmente, come un seguito di quel Sea Changes che ci fece scoprire un Beck quasi folk, capace di scrivere ballate intense e pregne di tradizione e passato.
C
on tredici brani (tra cui due brevi strumentali: l’introduzione Cycle e l’interludio Phase) poeticamente avvolgenti, densi di atmosfere calde e corpose vicine a certe sonorità degli anni 70, quelli dei grandi cantautori (Stephen Street, Joni Mitchell, James Taylor), che non avevano timore ad usare elementi poco inclini al rock come gli archi e gli ottoni. Anche Beck porta in sala l’orchestra con grande disinvoltura, certo che ogni singolo elemento saprà integrarsi con la sua scrittura che appare elegante e fresca come non mai.
Morning Phase è un disco intenso ma leggero, di quelli che ti entrano sotto pelle, capace di parlare all’anima e di farlo sottovoce.
Qualche piccolo difetto c’è ma sembrano più che altro eccessi di autostima. Wave, che è comunque bellissima, per esempio credo avrebbe potuto rendere di più se gli archi fossero stati meno ridondanti: più camera e meno sinfonia, più Antony e meno Sakamoto, per intenderci. Ma, ribadisco, sono peccati talmente veniali che si perdonano subito.
Beck rinuncia all’energia di certe sue derive pop e si concentra sull’intimo bisogno di raccontare piccole storie d’amore da raccogliere in un disco da consumare come un film o da sfogliare come un album di fotografie. Un grandissimo disco perché, nonostante una coerenza generale nella conduzione delle canzoni, non ci si annoia. Il titolo, poi, è particolarmente ben scelto perché le canzoni riescono a catturare perfettamente certi momenti nebbiosi del mattino, mentre il sole appare timido all’orizzonte per accogliere il mondo che si sta risvegliando. Sono attimi in cui, generalmente ci si sente soli di fronte all’infinito e ci si lascia andare con i pensieri, alcuni meravigliosi ed altri un po’ più preoccupanti ma tutti in grado di farci apprezzare il nuovo giorno appena nato. Mettere questa sensazione in un disco di musica pop non è certamente facile e Beck ci riesce, senza cercare sensazionalismi e puntando tutto sulle sue capacità di unire la musica con le parole. 

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