Con l’entusiasmo un po’ affievolito, mi appresto alla seconda serata di Festivàl sperando di potermi ricredere. In fondo basterebbe che Fazio considerasse, oltre al quasi 46% di share, anche la maggior parte delle critiche uscite all’indomani dell’esordio.
Questa sera si ascolteranno le 14 canzoni dei sette “Campioni” rimasti, più quattro dei primi “Giovani” in gara. In apertura si tributa Alberto “Orzowei” Manzi, via Claudio Santamaria che lo interpreterà in una biofiction per la TV e, subito dopo, in una sorta di passaggio satanico tra cultura e varietà, arrivano, direttamente da Villa Arzilla, le gemelle Kessler. Un siparietto breve (grazie al cielo!) e poi le gemelle ottuagenarie sono andate dietro le quinte a sistemare il Tena Lady, in attesa di tornare sul palco più tardi. La gara inizia un po’ più presto di ieri: alle 21:06. 

FRANCESCO RENGA:
A UN ISOLATO DA TE (Casalino)
VIVENDO ADESSO (Toffoli)
Dei due brani, il primo è il classico pezzo lento di Roberto Casalino che Renga rende personale, con la sua tipica impostazione vocale. Il secondo, invece, è il classico pezzo in crescendo di Elisa che Renga rende personale, con la sua tipica timbrica vocale. 
Entrambe sono canzoni dignitose e l’ex cantante dei Timoria ha fatto bene ad optare per una carriera di puro interprete. La giuria manda in finale quella di Elisa.

GIULIANO PALMA:
COSì LONTANO (Zilli, Ciappelli, Flora)
UN BACIO CRUDELE (Valli, Palma, Merigo)
E ci voleva un grande vecchio come Giuliano Palma per un po’ di pop leggero sul palco del Festival? A saperlo l’avremmo voluto ogni anno! E pazienza se si tratta di un pop un po’ retrò. Una cosa che riesce bene solo a chi conosce la materia e Giuliano è sicuramente tra questi; uno dei maggiori divulgatori di R&B già nei primi anni 80. Così tra ammiccamenti Motown e vecchie passioni, Giuliano si scolla dal BlueBeat e ci informa che a Sanremo si può anche andare a divertirsi.
Delle due, la canzone scritta (tra gli altri) da Nina Zilli, è comunque quella maggiormente indicata alle playlist estive. E infatti passa alla finale.

NOEMI:
UN UOMO è UN ALBERO (Noemi, Mancino, Faini)
BAGNATI DAL SOLE (Noemi, Ailin, Frenneaux)
Vestita con una maxi-pancera, la rossa inciampa proprio sulla prima sillaba di Un uomo è un albero ma si riprende piuttosto in fretta e si impegna per faci sentire che lei, prima di tutto, è una cantante. Il pezzo è un pop sinfonico che prende da Vampire Weekend e dai Beatles psichedelici.
Il secondo, invece, è più direttamente easy listening di tipo radiofonico, con un bel controcanto di voci femminili. Due bei pezzi, comunque. La giuria va sul sicuro e manda alla finale Bagnati dal sole.

RENZO RUBINO:
ORA (Rubino, Rodini)
PER SEMPRE E POI BASTA (Rubino, Rodini)
Dopo l’exploit dell’anno scorso, Rubino accede alla sezione “Campioni”, meritatamente. “Fermati e datti un voto” è uno dei versi migliori del festival ma i due testi, in generale, hanno proprio una marcia in più. Poi lui è giovane e capace, canta bene come pochi e riesce a comunicare le sue passioni, compresa quella per Lee Hazlewood e i Mumford & Sons, certamente ispiratori della sua musica (fors’anche un po’ di Renato Zero). Renzo divide la sua performance in due momenti distinti: Scanzonato e pimpante il primo, introspettivo e pacato il secondo. Entrambi sono densi di ironia (e infilandoci anche il melò, per di più trattando certi temi, non è affatto facile). Ma soprattutto c’è lui che… se li mangia tutti.
Alla finale Rubino porterà la baldanzosa Ora.

Villa Arzilla faceva gli sconti e Tena Lady ha deciso di sfruttare fino in fondo il suo sponsor: arriva sul palco Franca Valeri. Adorabile ma… non ce la faccio e devo cambiare canale. Ne approfitto per sbriciare il Milan su Canale 5. Ah, al 74esimo ancora zero a zero… meno male va. 

RON:
UN ABBRACCIO UNICO (Ron)
SING IN THE RAIN (Ron, DelForno)
Al quarto Sanremo, Rosalino torna per rinfrescare un po’ la sua carriera che, in questo momento preciso, ha bisogno della vetrina promozionale in grande stile che offre il Festivàl.
Due canzoni autografe, senza infamia e senza lode, che il cantautore presenta con la dignità che ci si aspetta da un veterano. La prima, introspettiva e cupa, viene ammorbidita dalla ballata C&W (con tanto di Banjo) Sing in The Rain, cointestata con il giovane Mattia Del Forno (già con la band La Scelta) e che, grazie alla scelta delle giurie, Ron canterà alla finale.

Claudio Baglioni torna a Sanremo (ci sarà una partecipazione allo sponsor anche di Tena Men?).
La prima volta ci andò per cantare Questo piccolo grande amore ma non nel 1972: era il 1985 e la canzone venne votata come “La più bella del secolo”. Quest’anno invece canterà Questo piccolo grande amore. Ah no, purtroppo non canterà solo quella: farà ANCHE un pout pourri dei suoi successi. Ma che davero? Oh si: E tu, Strada facendo, AvraiMille giorni di te e di me. E per finire, l’ultimo successo: Con voi. Due palle che me le rosicchiano i topi.

RICCARDO SINIGALLIA:
PRIMA DI ANDARE VIA (Sinigallia, Gatti)
UNA RIGENERAZIONE (Gatti, Sinigallia)
Con Vittorio Cosma all’arrangiamento e un Hofner beatlesiano sfoggiato sul palco, ci aspettavamo qualcosa di meno tiromancinesco. E invece, Prima di andare via sembra uno scarto de La descrizione di un attimo. E magari lo è. D’altronde l’Hofner lo suona proprio Laura Arzilli, sua compagna nella vita e bassista della band ai tempi in cui c’era Riccardo.
Una rigenerazione, pur mantenendo le caratteristiche della precedente, è un brano più interessante. Senza grandi sconvolgimenti, ma costruito come le canzonette degli anni 70, quando il rock si infiltrava nei dischi di Battisti e di Ivan Graziani. Niente di epocale ma se serve a Riccardo per fare una decina di date estive, va bene. Prendiamola come beneficenza. Alla finale riascolteremo Prima di andare via.

FRANCESCO SARCINA:
NEL TUO SORRISO (Sarcina)
IN QUESTA CITTA’ (Sarcina)
La vibrazione Sarcina esordisce da solista e non si sente la differenza, anzi, forse sì: i suoi due pezzi sono molto più band-style di quelli che produceva con la band. Lui si muove sicuro sul palco e presenta le sue canzoni come fossero già degli hit internazionali. La sicurezza nella sua intenzione è l’arma vincente e noi ci lasciamo convincere all’istante. Echi di Lucio Battisti anni 60, con le consuete divagazioni verso l’Equipe 84 e i Ribelli fino alla PFM anni 80, con tanto di assolo di chitarra distorta. Alla finale passerà quella delle due che meglio si presta alle serate Karaoke: Nel tuo sorriso.

Il momento del satanista e pericolosissimo pederasta Rufus Wainwright si consuma nel tempo necessario per cantare due canzoni tratte dal suo repertorio, nonché dall’ultimo Greatest Hits. La prima è Cigarettes and Chocolate Milk (dall’album Poses e da noi molto più nota nella versione del satanista malvagio Matteo Becucci) e l’altra una cover di Across The Universe dei Beatles. Ovviamente trattate entrambe con messaggi subliminali inneggianti alla merda di Belzebù.

E quindi, a mezzanotte e un quarto, arrivano i giovani. Speriamo siano tutti maggiorenni, sennò son cazzi. In certe vituperate edizioni passate i giovani avevano una serata dedicata. Da qualche anno in qua, invece, son relegati agli scarti di auditel, a notte fonda: è un’autentica ingiustizia cui bisognerà per forza rimediare. Comunque:

DIODATO BABILONIA (Diodato)
Con all’orchestra diretta da Rodrigo D’Erasmo (Afterhours, A Toys Orchestra, Muse e molti altri), il giovane pugliese presenta un’ottima ballata di impianto Rock, vicina a quelle di Damien Rice, aiutata da una bella orchestrazione degna davvero della serata finale.

FILIPPO GRAZIANI LE COSE BELLE (Graziani)
Filippo, di Ivan, è un bravo autore con il pegno da pagare di essere figlio di uno dei più brillanti cantautori della nostra storia. Lui somiglia molto a papà ed anche la sua scrittura risente molto di quella del genitore. Ahimè non ha le stesse capacità vocali ma nonostante tutto, la sua canzone è gradevole e con un testo per niente banale.

BIANCASAPRAI (Gaydou)
Giovane rifiuto da talent show, Bianca prova a puntare sull’assenza al festival di quella musica leggera sinfonica che andava tanto negli anni 90, con interpretazione densa di birignao e testi mielosi e mal scritti. La canzone è davvero sotto il livello di sopportabilità per uno che a mezzanotte e mezza è ancora sul divano col PC sulle gambe. Temo che le toccherà tornare al Karaoke o al massimo, se le dice bene, ai Piano Bar.

ZIBBASENZA DI TE (Vallarino, Balestieri)
Sul palco con un bassista e sassofonista, il massiccio Sergio Vallarino, in arte Zibba, dimostra di essere uno del mestiere, con sguardi ammiccanti scelti con naturalezza tra una gamma ampia di espressioni. La canzone? Un reggae piluccato dallo Sting dell’immediato post-Police interpretato anche bene ma senza grandi scossoni.

L’una meno dieci. Fazio, a questo punto, s’è già messo in vestaglia. Il tempo di sapere che alla finale passano Diodato e Zibba e poi ci andiamo a coricare pure noi.
A domani.

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