Artista: Casino Royale
Anno: 1993
Etichetta: Black Out / PolyGram

Nel 1993 i Casino Royale fecero il primo vero (e efficace) passo per lo sdoganamento della musica indipendente del nostro Paese, pubblicando un disco importante e seminale come Dainamaita. Fino a quel momento la band di Alioscia Bisceglia e Giuliano Palma s’era dedicata alla riproposizione di sonorità giamaicane, esplorando in maniera credibile lo Ska, il RockSteady e il Reggae. I loro primi album, tutti in inglese, furono pubblicati alla fine degli anni 80 da un’etichetta britannica che permise loro di farsi notare anche in festival stranieri proponendo set dal vivo davvero esplosivi. La ritmica perfetta e lineare li rese degli autentici paladini delle atmosfere caraibiche in levare, arricchendo spesso gli spettacoli con cover pescate dal Rhythm & Blues e dal Soul. Il loro primo disco “italiano” (ma sempre cantato in inglese) uscì solo nel 1990 per la Kono Records di Enrico Rovelli, con la prestigiosa distribuzione Dischi Ricordi che però non andò molto bene. Il progetto embrionale per Dainamaita, poi, venne scartato dall’etichetta e questo causò un po’ di problemi contrattuali sufficienti a fermare l’attività del gruppo per un po’ di anni (durante i quali il cantante Giuliano Palma elaborò i suoi primi esperimenti col supergruppo dei BlueBeaters). Nel 1993, però, la band libera dal vincolo imposto dalla precedente esperienza, riuscì a convincere la neonata Black Out, satellite della PolyGram, a considerare il loro album che venne completamente rielaborato per diventare il primo inestimabile esempio di crossover italiano. Per la prima volta con canzoni in italiano (ad eccezione della cover di Purple Haze di Jimi Hendrix), Dainamaita è un album straordinario, che riesce a mettere insieme il sound giamaicano della band, con elementi di funk, di hard rock, heavy metal e di elettronica.
Con evidenti riferimenti a band sperimentali come Fishbone e Red Hot Chili Peppers, l’intento dei Casino Royale era quello di allinearsi all’esperienza dei francesi Mano Negra, mettendo nello stesso calderone un’infinità di riferimenti, di suoni e di ritmi.
Se fino a quel momento, il ruolo di cantante era stato praticamente solo di Giuliano Palma, con Dainamaita si prende molto spazio Alioscia Biseglia che inaugura una dimensione rap e hip-hop fino a quel momento inesplorata dalla band e che diventerà sempre più presente negli album successivi, soprattutto dopo l’abbandono di Palma, nel 1997. Dainamaita è ancora oggi un piccolo classico della nostra musica leggera, con il coraggio di portare tutto nella dimensione italiana, a partire dall’uso massiccio della nostra lingua, capace di interpretare perfettamente il momento di profondo cambiamento in corso nell’ambiente della discografia sotterranea. Il tutto senza mai dimenticare la passione per il reggae e lo ska che fanno spesso capolino tra le brillanti intuizioni di arrangiamento di un disco ancora ampiamente presente nelle scalette della band ed anche in quelle di Giuliano Palma con particolare enfasi verso due canzoni, uscite anche su singolo con bellissime versioni remix, come l’elettrizzante Treno per Babylon e la romantica ballata dub Re senza trono.
Una pietra miliare che meriterebbe di essere ricordata nei secoli futuri per il coraggio e la spinta innovativa data al nostro Rock.

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